Dalle squadre canterine alla Corale Novese
Reminescenza di musica popolare

Con questo testo l’autore si rivolge alle nuove generazioni “per non dimenticare …… perché non vada perduto un dovizioso patrimonio di avvicendamenti, lasciati dalla Corale Novese, lungo il suo percorso colmo di gloria”.

Pietro Asborno nasce nel 1944 a Carrega Ligure in provincia di Alessandria. Autodidatta, si dedica al disegno e alla pittura sin dall’infanzia, attratto dal bello, dalla natura e da tutto ciò che lo circonda. Legato da una lunga amicizia con il pittore e scultore Mario Leveni, frequenta il suo studio e si avvicina definitivamente alle tecniche a tempera, ad acquerello e olio. Nel 1970 insegna disegno e pittura al Circolo “Acli” di Novi Ligure. Nel 1980 cura la sua prima personale nei locali della Galleria “Studio L” di Novi Ligure. Sempre giovanissimo visita spesso la galleria “La Lanterna” di Novi Ligure, diretta dal pittore chiarista (alla Lilloni) Carlo Foglia, soffermandosi spesso a parlare d’arte. Amante della cultura, nel lontano 1974, si iscrive all’Associazione “Amici della Musica” di Novi Ligure e collabora all’organizzazione di eventi artistici di alto livello. Conosce Claudio Abbado, direttore musicale del Teatro alla Scala, la grande violinista argentina Anahi Carfi, violino di spalla presso l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano e il soprano Katia Ricciarelli. Cura da circa un decennio la ricerca storica locale dell’alta valle del Borbera.




Da San Quirico a San Bernardo

Se vi capita di andare a Sestri Levante, la perla del Tigullio orientale, nella riviera del levante ligure, guardando le colline, facilmente individuerete il paesino di San Bernardo: duecento metri sul mare, poche case, raggruppate in minuscole frazioni, la chiesa appoggiata su un versante ricco di verde, che potrete raggiungere comodamente in meno di cinque minuti.

Il libro racconta la storia della gente di questo paese: una storia fatta di tante storie, di nomi e di famiglie, che risalgono di mille anni, attraverso le memorie di un sacerdote milanese, don Luigi Zerbinati, parroco a San Bernardo dal 1955 al 1997, che aveva raccolto informazioni riguardanti i fatti storici del territorio della sua parrocchia, arricchendole, a tratti, di felici intuizioni e qualche compiacente fantasia, accompagnate da piacevoli immagini.

Gli appunti riconducono al tempo dei primi Carmelitani che, dalla Terra Santa, erano giunti in Europa per divulgare il culto della Madonna e, sicuramente, si erano insediati nella collina di San Bernardo.

Il giornalista Francesco Baratta (sestrese, che aveva conosciuto don Zerbinati sin dal 1955) e Pierluigi Pezzi, di Chiavari, hanno dato forma alle ricerche del prete: gli appunti trovano una sequenza temporale e la vita della comunità di san Bernardo trova le radici storiche nelle tradizioni dei Carmelitani. Gli eremiti alla “Fonte di Elia” sul monte Carmelo, sulle alture di Haifa, in Israele.

Il libro racchiude molti elementi reali, taluni trasformati dalla fantasia, tramandati per celebrare fatti e personaggi nella storia del piccolo paese.

Duplice l’intento dei due autori: fornire qualche spiegazione sulle caratteristiche dell’ambiente naturale di San Bernardo e offrire risposte ai tanti “perché” sulle origini delle ville che hanno composto prima la frazione di San Quirico e poi il paese di San Bernardo.

Sicuramente c’è spazio per nuove domande e – perché no? – per nuove ricerche …




Bellissime

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

 

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

 

Bellissime
C’è chi ha scritto che le donne, per l’uomo, sono quasi il “Paradiso in terra”; altri invece le hanno sempre associate al “Diavolo tentatore”. Per la verità ce ne sono di tutti i tipi: belle, brutte, oscene, seducenti, racchie, streghe, vampire, fatali, zozze.
Ma solo quelle che ho disegnato sono bellissime!
Ugo La Pietra




Bestiacce

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

Bestiacce
Le recenti ricerche verso una migliore definizione delle tipicità umane sono un contributo che l’autore ha saputo dare a una nuova scienza: la “psicologia somatica”.
Di Ugo La Pietra ricordiamo le mostre e i recenti saggi sui “transgenici”, le analisi comportamentali dei “telematici”, le letture antropologiche dei “periferici”.
Profondo e arguto osservatore, Ugo La Pietra ci fa leggere, attraverso alcuni “segni” superficiali, il profondo dell’animo umano. Analisi che toccano i nervi scoperti dell’esistenzialità drammatica di questo nuovo millennio e traducono psicologie deviate, cariche di ombre e di “bestialità” in figure tracciate con rapidi segni, mai estetizzanti.
Il tratto di La Pietra è un impietoso bisturi iconico che “coglie il segno”, legge le deformazioni mostruose, ci svela i segreti di una nuova scienza attraverso una serie di personaggi disegnati non in modo realistico ma con un segno rivelatore.
Wilfried Burkhard




Dal cucchiaio alla città

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

 

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

 

Dal cucchiaio alla città
Di fronte ai grandi rimescolamenti fisici di spazio e tempo alla velocità della luce, in queste opere di La Pietra abbiamo un tipo di interpretazione del banale e del quotidiano, direi a bassa energia, sommamente pacifico; la macrostruttura tridimensionale aggressiva rumorosa e velenosa della città diviene fragile e deliziosa come un bel sogno, il desiderio collettivo si concentra ed ingentilisce in una specie di epigramma ed il progetto più ampio può crescere in un vaso, a gocce di benevolenza, diventando magari un alberello nano, dove però c’è tutto l’umanamente possibile.
Eugenio Battisti




La vita è una cuccagna

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

La vita è una cuccagna
Poter guardare, toccare, bere, mangiare… tutto e tutti. Ho sempre guardato alla vita come a un grande albero della cuccagna: i frutti, i doni e le cose belle erano tante e sembravano a portata di mano!
Sono salito a fatica più volte lungo il palo cosparso di pece, spesso sono scivolato giù, ma qualche volta ho afferrato qualcosa: un po’ di musica, un po’ di pittura, un po’ di architettura, cinema e design… e qualche bacio.
Cose che però non sono riuscito a trattenere tra le mani.
Le uniche che conservo sono una penna e un calamaio di china nera.
Ugo La Pietra 1938/2003




Ridesign

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

Ridesign
Il design visto da un autore che ha fatto del rinnovamento della tradizione attraverso il progetto una costante della sua ricerca espressiva. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio, che assecondano i virtuosismi, con ricercatezze che sfiorano l’eccesso, alla ricerca di un successo che in effetti non manca, anche a costo di qualche perdita d’identità. Poter sorridere di qualcosa o di qualcuno è stata e rimane una pratica salutare per qualsiasi disciplina. Ridesign è la redazione di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta ad oggi con qualche citazione relativa ad alcuni oggetti dell’autore, come la “posata interdisciplinare” o la “brocca culona”. La vena irrisoria ha accompagnato spesso il suo percorso intorno all’area dell’oggetto “realizzato ad arte”, riproponendo all’attenzione del mondo del design e dell’arte un rinnovato processo di avvicinamento tra cultura del progetto e le risorse del territorio. Tra gusto e misura, tra ironia e paradosso, tra significato e valore del modello archetipo, Ridesign invita tutti a guardare in maniera meno seriosa la crescita del mestiere del designer, professionista sognatore e intellettuale, capace di negare l’esistente per procedere oltre, di anteporre la ricerca tecnologica, formale e funzionale ai desideri del mercato. Per Ugo La Pietra, Ridesign è una testimonianza in più di come, da buon ricercatore, ha saputo conservare, in quarant’anni di attività, un certo grado di astrazione, evitando un atteggiamento eccessivamente coinvolto nella professione.
Riccardo Zelatore




Minoli
Un itinerario tra arte e scienza

L’esposizione  che la pinacoteca civica  di Como in collaborazione con la fondazione Casaperlarte di Cantù dedica a Minoli a ricordo dei dieci anni della sua morte (2004) vuole riproporre in una sintesi agile, ma esaustiva, il complesso itinerario di una ricerca lucida e coerente, caratterizzata, nel corso di tre decenni, da una profonda riflessione teorica e da una altrettanto sofisticata traduzione delle “idee” in una felice oggettivazione pratica: le une e l’altra toccando motivi nevralgici della ricerca figurale di fine novecento.
[..] La consonanza, la stima e la profonda amicizia con personalità “eretiche” quali Munari e Veronesi e forse ancor di più la simpatetica ammirazione per Melotti e Fontana (sentimento documentato da una famelica mania collezionistica delle loro creazioni, come pure dalla valorizzazione della loro attività a Cantù) considerati quasi maestri ideali,  mallevadori di libertà poetica, sciolgono e stimolano la fantasia di Minoli verso audacie non convenzionali. L’indifferenza di tali personaggi nei confronti delle tecniche e dei generi scolastici (si pensi ai fili-disegni di Melotti e alle sculture pieghevoli di Munari) e con il rifiuto da parte loro ad evitare mescolanza dei materiali come tramiti operativi, portano ovviamente alla contaminazione dei linguaggi (pittura-scultura, ma anche design-architettura); ed inoltre la messa a disposizione  dalle nuove tecnologie di materiali più resistenti e insieme più elastici (come le resine e l’acciaio corten) stimolano l’artista, come un neofita o un esploratore, ad andare oltre le limitazioni o le remore tradizionali per quanto riguarda le caratteristiche inventive, formali o dimensionali che siano. In concreto nel giro veloce di pochi lustri a partire dal 1990 Minoli progetta e colloca in spazi diversi sette dinamiche articolazioni spazio volumetriche […]

Carlo Pirovano

Per noi che vedevamo Minoli come un maestro, sorprendeva il suo attaccamento al lavoro, era instancabile, per lui il lavoro aveva una forte connotazione culturale, rappresentava l’essenza della qualità della vita. Concezione, questa, che svelava una particolare forza morale e che assumeva una dimensione maieutica per i tanti giovani che nel tempo hanno frequentato il suo studio, trovando in questo infinite occasioni di arricchimento negli incontri con intellettuali, artisti, architetti, designer, che Minoli coinvolgeva nelle sue molteplici attività. Va ricordato che le ricerche e le sperimentazioni di Minoli, in quello che potremmo definire l’ambito della produzione estetica, andavano ben al di là della sua più conosciuta attività artistica, per inoltrarsi nella grafica d’arte, nel grafic-design, nella progettazione di allestimenti e di prodotti industriali e, soprattutto, nell’applicazione del colore a diverse scale, dalla dimensione urbana a quella dell’oggetto.

Giuseppe Furlanis

Paolo Minoli nasce nel 1942 a Cantù (Como). Frequenta, in giovanissima età, la casa del pittore Enrico Sottili e, da studente, lo studio dello scultore Gaetano Negri. Si diploma “Maestro d’arte” nel 1961 all’Istituto Statale d’Arte di Cantù, dove insegna dal 1964 al 1978. Partecipa nel 1968 alla rassegna nazionale per giovani pittori del premio “San Fedele” di Milano. Nel 1969 è presente alla mostra “Campo urbano. Interventi estetici nella dimensione urbana”, organizzata a Como, con un intervento collettivo sul tema “Colore segnale”. Dal 1977 al 1978 fa parte del gruppo di ricerca “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi.
Dal 1979, all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano è docente del corso speciale di “Cromatologia” e collabora, in qualità di consulente, con aziende per l’applicazione di soluzioni cromatiche nella produzione industriale. È stato direttore artistico della collana d’arte pubblicata dalle edizioni “RS” di Como (1975-1986) e, dal 1986 al 1989, del laboratorio serigrafico “On Color” di Cantù, in collaborazione con diversi artisti, fra i quali Mario Radice, Carla Badiali, Aldo Galli, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Max Huber, Piero Dorazio e Mario Nigro.
Nel 1980 pubblica per l’editore Corraini di Mantova due libri d’artista, in venti esemplari, composti ciascuno da 13 tavole stampate in serigrafia personalmente presso il centro “RS” di Como: le sequenze serigrafiche, Cadenza e Relazione, sono accompagnate da poesie di Alberto Veca. Nel medesimo anno è pubblicato, per le edizioni “Lorenzelli” di Bergamo, “Interazione 1970-1980”, con testi di Luciano Caramel e Alberto Veca: il volume è composto da 29 tavole serigrafiche e 4 fustellate intercalate da una poesia di Alberto Veca, “Cinque tesi sulla ragione difficile”.
Nel 1982 è invitato alla “XL Biennale Internazionale d’arte” di Venezia, settore “Arti visive”. Nel 1986 è presente alla “XLII Biennale internazionale d’arte” di Venezia con l’opera Sequenza A/D del 1977 per il settore “Colore”, nell’ambito della rassegna Arte e Scienza.
Nel 1990 è pubblicata in Germania dalle edizioni “Aras” di Saulgau, la monografia “Paolo Minoli (opere dal 1966 al 1989)”, con testi di Matthias Bärmann e Luciano Caramel. Realizza per la “Plaz” a Saulgau, nel 1992, una scultura d’acciaio di 8 metri d’altezza intitolata Nelle ali del vento; nel 1994 è collocata presso il parco del Museum Bertholdsburg a Schieusingen la scultura in acciaio di 7 metri di altezza Nelle ali del canto. Nel 1997, a cura di Carlo Pirovano, è pubblicato per le edizioni Electa di Milano il catalogo “Paolo Minoli, dipinti e sculture (opere dal 1994 al 1997)”.
Nel 1997 è collocata, sul lato nord della rocca dei Musei civici di Riva del Garda, la scultura Ballerina in acciaio di 9 metri di altezza e 5×2 di base. Nel 1998 è presente alla mostra “Arte Italiana. Ultimi quarant’anni. Pittura aniconica” alla Galleria d’arte moderna di Bologna. Nel 1999 è invitato alla “XIII Quadriennale d’arte” di Roma Proiezioni 2000. Lo spazio delle arti visive nella civiltà multimediale e nello stesso anno è installata, permanentemente, nel “Parco della scultura” di Viadana la scultura Storie di Scena del 1995, un dittico d’acciaio corten di 4 metri d’altezza per 5 di larghezza e 2 di base. A cura di Elena Pontiggia, nell’ottobre del 2000, è pubblicato per le edizioni “Rex” il catalogo “Paolo Minoli. Il lento dardo della bellezza”.
Nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbanistica per la Piazza Volta a Como, nel 2001, è collocata, nel centro della fontana progettata dall’architetto Mario Di Salvo, una scultura, Stele, in acciaio di 4,40 metri d’altezza. A cura di Alberto Veca, nell’ottobre del 2004, in occasione della mostra alla galleria Lagorio Arte Contemporanea di Brescia, è pubblicata dall’editore Mazzotta la monografia “Paolo Minoli. Opere 1974-2003”.
Per iniziativa di Paolo Minoli, scomparso il 20 dicembre 2004, è stata costituita Casaperlarte – fondazione paolo minoli con sede a Cantù, finalizzata alla promozione dell’arte contemporanea nelle sue diverse espressioni.
Il 23 dicembre 2004, pochi giorni dopo la sua scomparsa, fu inaugurata a Cantù Asteria… tra le pieghe del vento e la porta delle stelle, una scultura monumentale in acciaio corten alta 530 cm, collocata all’ingresso della città sul Rondò Bersagliere.




Autoscatto

Questo libro raccoglie i testi che io stesso ho pubblicato nella rubrica Critico ergo sum affidatami on line su www.neuramagazine.com dal giugno 2013.
Me lo aveva proposto Sonia Cosco, conosciuta poco tempo prima e oggi cara amica. E’ anche un po’ colpa sua se, per sedare momentaneamente la mia indomita vanità, ho deciso di migrare dal virtuale al cartaceo pubblicando integralmente e con fedeltà cronologica questi articoli, che sono nati con cadenza quindicinale e a tutt’oggi escono una volta al mese.
Non so spiegare con grande esattezza del perché di questa scelta. Non perché li possano leggere più persone. Una ragione di fondo è che mi piacciono i libri. Proprio il libro nella sua essenza di oggetto e la carta come materiale e supporto. L’idea di conservare qui i miei pensieri mi è parsa più solida di un hard disk o di un cloud storage. C’è anche un’altra ragione. Sfogliando queste pagine chiunque riesce a farsi un’idea del mio modo di osservare e vivere l’arte.
Mi è sembrata una buona occasione per sintetizzare il mio punto di vista.
Buona lettura.
Riccardo Zelatore

ANTIDOTI è una collana di saggi, considerazioni, prospettive che in un periodo di continua trasformazione del mondo dell’arte si propone come momento di riflessione e di approfondimento utile a conservare, nell’auspicio degli autori, la necessaria autonomia critica rispetto al conformismo imperante.
Dai grandi temi ai più curiosi e marginali aspetti del fare, promuovere e vivere l’arte, Antidoti si pone come osservatorio sui valori contemporanei, come luogo mentale laterale, sensibile alle distrazioni e alle facili dimenticanze che la globalizzazione non ha risparmiato.
Emerge l’amore per un’arte che non conosce il tempo e si offre come accompagnamento quotidiano, come stimolo intelligente, indispensabile a mantenere aperti gli orizzonti sul futuro.

Riccardo Zelatore è nato a Genova nel 1964. Laureato in ingegneria elettronica, dal 1994 vive a Savona. Appassionato collezionista e studioso di ceramiche artistiche e artigianali, antiche e moderne, è autore di alcune pubblicazioni sull’argomento. Curatore di mostre, organizza esposizioni in gallerie e pubbliche istituzioni in Italia e all’estero. Scrive d’arte pubblicando cataloghi tematici e monografie. Dal 2004 supervisiona i programmi espositivi di Balestrini centro cultura arte contemporanea. Dal 2007 al 2010 è stato direttore artistico di Annotazioni d’arte, Milano. Dal 2007 ha coordinato il programma mostre di Terre d’Arte in Torino. Dal 2011 al 2014 ha ricoperto l’incarico di Direttore della Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea, Milano e Chiavari. Dal 2012 è coordinatore generale dell’Associazione Culturale Attilio ANTIBO. Dal 2014 è membro del CdA della Fondazione Bozzano Giorgis in Varazze e di CASAPERLARTE Fondazione Paolo Minoli in Cantù.




Sette Nero
Momenti di quasi gloria

Sette Nero, solo un numero eppure una vita alla ricerca di un destino non scritto. La storia di un atleta all’inseguimento del proprio limite, allenamento dopo allenamento, gara dopo gara. A quali sacrifici può condurre la propria determinazione? Quanti ostacoli si devono affrontare per raggiungere un grande obbiettivo? Quali avventure si possono respirare? Dai trionfi alle più dure sconfitte, dalle competizioni in ogni angolo d’Italia alla vita quotidiana nei campi sportivi genovesi, dagli amici fraterni alle sfide con i big dell’atletica. Medaglie, traumi, record, cadute, tartan, chiodi e sogni: il racconto di un agonista e la sua lotta senza sosta per tre incandescenti lustri.
«Abbiamo un tesoro inestimabile tra le mani eppure spesso lo buttiamo, vivendo una vita preconfezionata, inseguendo bisogni inutili indotti per ottenere il controllo delle masse, l’ultimo cellulare o televisore, la scarpa di moda o la macchina di grido».
«Ma lo sai cosa si può fare con un centesimo di secondo?».

 

Christian Roccati è scrittore, alpinista e storico, accademico e testimonial del GISM (Gruppo Italian Scrittori di Montagna), ex membro della commissione centrale delle pubblicazioni del CAI. Ha al suo attivo la produzione di 24 libri (per ora…), 400 articoli cartacei e radiofonici, 400 fotografie e numerose mostre, 3 premi letterari nazionali, 7 incarichi da addetto stampa nazionale, 130 conferenze. Presiede la delegazione ligure dell’Accademia d’Arte e Cultura Alpina. Ex Atleta di alto livello con 8 podi campionati italiani e numerosi record in atletica leggera, pratica in apertura e ripetizione ogni disciplina in ambito naturale: scalata su roccia e ghiaccio, canyoning, speleologia, ultratrail (100 km e 5000 m D+), escursionismo invernale ed estivo, alpinismo, mtb, sci, tree climbing, slack line e subacquea.




Idee di città
Genova e le sue periferie

In estrema sintesi si potrebbe dire che le “167” hanno posto in essere una sorta di “immaginario” dell’architettura e dell’urbanistica, conferendo materialità ad utopie quasi rivoluzionarie. Prima intense reazioni e contestazioni, poi un oblio generalizzato, hanno segnato il destino di questi vasti insediamenti residenziali, sorti ai margini della città nuova.
Ma la consapevolezza che proviene da un’osservazione approfondita, permette a distanza di tempo di ricostruire le ragioni, di capire i linguaggi, di ipotizzare bilanci e, allontanando lo sguardo, di leggere con maggiore obiettività i percorsi di consolidamento compiuti all’interno dei grandi quartieri, messi a confronto con l’edilizia comune, anch’essa protagonista, qui come altrove, del paesaggio urbano.

 

Luigi Lagomarsino Professore associato di Urbanistica presso l’Università degli Studi di Genova, ha svolto nel tempo ruoli direttivi per il Dipartimento POLIS, l’Istituto Nazionale di Urbanistica, il Laboratorio di Sperimentazione sulla Qualità Residenziale della Fondazione Mario e Giorgio Labò, rispetto a quest’ultima oggi riveste la carica di Presidente. Sul tema della riqualificazione urbana, dimensione caratterizzante degli studi condotti in ambito universitario e professionale, ha sviluppato numerosi progetti sperimentali, riguardanti gli insediamenti periferici, i sistemi di accessibilità nelle aree protette, i riassetti infrastrutturali secondo itinerari di progettazione partecipata ed ha coordinato, con continuità, ricerche a livello nazionale e internazionale, promosse da università, enti territoriali ed istituti di ricerca. Nel settore della formazione post laurea ha assunto ruoli di coordinamento e direzione per master rivolti a ingegneri, architetti e dipendenti pubblici, sui temi del recupero edilizio, della riqualificazione urbana, degli strumenti di pianificazione.

 

Luisa Ferrari, Genovese, si occupa di fotografia dagli anni ‘80 ed ha iniziato la sua carriera professionale a Roma. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali nelle più importanti città italiane e a Monaco, sue fotografie sono state pubblicate su riviste del settore. Al suo attivo molti libri e cataloghi fotografici.

 

Patrizia Timossi, nata a Campo Ligure, architetto e ricercatrice, ha svolto una lunga attività in campo urbanistico collaborando con la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova e la Fondazione Labò, della quale è socia. Alcuni dei suoi lavori sono stati pubblicati. Ha un’intensa collaborazione con Luisa Ferrari, insieme a lei ha realizzato molti libri.




La Qualità dello Spazio Urbano

Sembra particolarmente difficile, oggi, misurarsi con il concetto di qualità dello spazio urbano, quasi che la complessità ed ampiezza del tema, in relazione ai diversi aspetti che costituiscono e definiscono il paesaggio moderno, siano d’ostacolo alle prese di posizione, alle affermazioni, alle scelte che quotidianamente riguardano la gestione pubblica e privata di questo bene comune.
Tuttavia emerge da più parti, segno dei tempi ma anche sintomo di una diffusa difficoltà nella produzione di nuovi modelli, l’esigenza di affrontare le tante questioni che riguardano l’accettazione della città, e, in senso più ampio, l’aspirazione ad una migliore qualità della vita. Il percorso tra le teorie che più segnatamente hanno indagato i rapporti percettivi con i luoghi, l’analisi approfondita dei diversi modi d’intendere ed interpretare la nozione di qualità, insieme alla formulazione di codici di riconoscimento e comportamento, si pone come contributo concreto per definire i criteri di una possibile linea interpretativa.

Luigi Lagomarsino Professore associato di Urbanistica presso l’Università degli Studi di Genova, ha svolto nel tempo ruoli direttivi per il Dipartimento POLIS, l’Istituto Nazionale di Urbanistica, il Laboratorio di Sperimentazione sulla Qualità Residenziale della Fondazione Mario e Giorgio Labò, rispetto a quest’ultima oggi riveste la carica di Presidente. Sul tema della riqualificazione urbana, dimensione caratterizzante degli studi condotti in ambito universitario e professionale, ha sviluppato numerosi progetti sperimentali, riguardanti gli insediamenti periferici, i sistemi di accessibilità nelle aree protette, i riassetti infrastrutturali secondo itinerari di progettazione partecipata ed ha coordinato, con continuità, ricerche a livello nazionale e internazionale, promosse da università, enti territoriali ed istituti di ricerca. Nel settore della formazione post laurea ha assunto ruoli di coordinamento e direzione per master rivolti a ingegneri, architetti e dipendenti pubblici, sui temi del recupero edilizio, della riqualificazione urbana, degli strumenti di pianificazione.

Luisa Ferrari, Genovese, si occupa di fotografia dagli anni ‘80 ed ha iniziato la sua carriera professionale a Roma. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali nelle più importanti città italiane e a Monaco, sue fotografie sono state pubblicate su riviste del settore. Al suo attivo molti libri e cataloghi fotografici.

Patrizia Timossi, nata a Campo Ligure, architetto e ricercatrice, ha svolto una lunga attività in campo urbanistico collaborando con la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova e la Fondazione Labò, della quale è socia. Alcuni dei suoi lavori sono stati pubblicati. Ha un’intensa collaborazione con Luisa Ferrari, insieme a lei ha realizzato molti libri.




LO ZIPPE
I ragazzi di Piazza Martinez … e la storia continua

Marco Grasso e i suoi amici, da ragazzi hanno respirato l’aria, le tensioni e le risate di un quartiere di Genova (San Fruttuoso), e più in particolare di una piazza (piazza Martinez), vivendoci dentro in ogni istante. I personaggi di questi racconti hanno un valore assoluto che va ben oltre le complicazioni generazionali a posteriori; sono insomma bandite tanto le malinconie a buon mercato quanto le indagini seriose. Sono invece personaggi proprio belli da conoscere: curiosi, maligni e puri, veri e carichi di un’elettricità, vitale ieri, narrativa oggi.

 

Marco Grasso, classe 1946, è nato e vive a Genova, dove si è laureato in Economia e Commercio. Sposato e padre di due figli, svolge attualmente l’attività di fioraio presso il Cimitero di Staglieno. C’è stato ed ha scritto. Per non far marcire i fatti gioiosi, come ha detto Elias Canetti.




La terapia Di Bella
Anna Massone Fochi racconta la verità nascosta

Un evento tragico, la morte della madre, ha cambiato il corso della sua vita. Conosciuto il professore Di Bella, ha cercato in tutti i modi di far apprendere e divulgare la sua controversa terapia a tutti coloro che erano stati colpiti dal tumore. Ma il mondo purtroppo ha pochi spazi per i buoni sentimenti e così si è trovata a combattere contro interessi e situazioni a cui non poteva opporsi che mettendosi direttamente e completamente in gioco in prima persona, sfidando tutti i giorni problemi e difficoltà, siano essi provenienti dal mondo sanitario che dai mass-media, che dallo stesso entourage del Professore. Con questa diretta testimonianza, suffragata da foto e documenti straordinari, racconta come la terapia del Professore Di Bella, che doveva essere una risposta della medicina “alternativa” a quella “ufficiale, non riuscì a decollare.

 

Anna Massone Fochi è nata a Genova dove tuttora vive; insegnante elementare e di informatica. Oggi continua la sua attività come Presidente Nazionale dell’Associazione Voglio Vivere difendendo i cittadini dalle ingiustizie e dalle malversazioni a cui giornalmente sono sottoposti ed afflitti.




Ottant’anni che son quassù
1934-2014: storie, memorie e personaggi della Madonnina della Vigolana

Il libro per certi versi unico ed esemplare, è frutto di anni di ricerche, un lavoro che raccoglie una documentazione preziosa su uomini altrimenti destinati ad essere dimenticati e momenti destinati ad andare perduti. Ma al tempo stesso il libro rivela, fra le sue pagine, cosa è veramente la montagna per le genti che la vivono e la salgono e la amano. Si narrano storie di onesti montanari con la passione per l’arrampicata, ma anche le imprese di rocciatori famosi che hanno fatto la storia dell’alpinismo trentino, quali Bruno Detassis, Matteo Armani, Andrea Andreotti, Marcello Rossi ed altri.

 

Augusto Rossetto è nato e abita da sempre a Chiavari, in Liguria, ma le sue origini materne sono in quel di Vattaro, paese non lontano da Trento. Fin da piccolo l’autore è attratto dalla massiccia mole della Vigolana, durante la prima gita in montagna può ammirare l’esile guglia della madonnina e la scoperta  che su quella vetta qualcuno ha portato una statua della Vergine Addolorata. Nasce l’interesse per la montagna e l’alpinismo senza tralasciare la storia e la cultura locale.




Dal Fuoco alla Bellezza
La vera storia della filigrana di Campo Ligure

Divisa in capitoli che illustrano nei particolari l’antica lavorazione della filigrana, la pubblicazione si affida al linguaggio immediato delle riprese fotografiche realizzate in laboratorio e a testi originali, mutuati anch’essi dall’esperienza degli artigiani.
Il racconto ha inizio dalla materia, con le sue trasformazioni, le sue proprietà chimiche e fisiche, si susseguono le operazioni da compiere con il fuoco, che fluidifica il metallo prezioso, i processi che ne sfruttano la malleabilità e lo portano alla sottigliezza estrema del filo, il lento e paziente lavoro manuale che restituisce l’opera compiuta.
Si rivela così, tra le immagini, tutto il fascino di questa produzione rara, proveniente da un lontano passato, dai gesti, alle tecniche, alla maestria, nel lungo percorso che porta alla bellezza.

 

Luisa Ferrari, Genovese, si occupa di fotografia dagli anni ‘80 ed ha iniziato la sua carriera professionale a Roma. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali nelle più importanti città italiane e a Monaco, sue fotografie sono state pubblicate su riviste del settore. Al suo attivo molti libri e cataloghi fotografici.

 

Patrizia Timossi, nata a Campo Ligure, architetto e ricercatrice, ha svolto una lunga attività in campo urbanistico collaborando con la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova e la Fondazione Labò, della quale è socia. Alcuni dei suoi lavori sono stati pubblicati. Ha un’intensa collaborazione con Luisa Ferrari, insieme a lei ha realizzato molti libri.




Gio Batta …chi?

Gio Batta Clavarino. Una lunga, intensa e feconda vita professionale al vertice di grandi complessi industriali che, nel volume “Gio Batta … chi?” viene raccontata con semplicità ma efficacia, attraverso servizi giornalistici, documenti, fotografie e testimonianze. Frammenti di luoghi, di eventi e di temi tra loro distanti che si ricompongono per restituirci, nel loro insieme, la figura e la storia di un uomo fuori dal comune per capacità e umanità. Non ci sono soste e confini con Gio Batta Clavarino e tante vicende, obbligatoriamente solo accennate in questa pubblicazione, meriterebbero più spazio, un ricordo più ampio. Pensiamo alla sua Genova che rinasce dalle macerie della guerra, all’affermarsi, nel mondo, del saper fare industriale italiano, al suo stesso ruolo nelle scelte tecnologiche e nelle strategie commerciali della sua amata Ansaldo.

 

Gio Batta Clavarino nasce a Genova nel 1927 da una famiglia operaia di tradizione Ansaldo e si laurea nel 1951 in ingegneria elettrica. Nel 1952 viene assunto alla Microlambda (Finmeccanica) per passare allo stabilimento elettrotecnico di Campi dell’Ansaldo San Giorgio spa successivamente trasformata in Ansaldo, società dove ha ricoperto le cariche di Direttore Generale, Amministratore Delegato e, dal 1985 al 1993, Presidente. È stato Presidente di Elsag SpA, di Italimpianti SpA e dell’Anie. Sposato dal 1954 con Elda Ragazzoni ha due figli, Alberto e Paolo, e cinque nipoti.




Scatti di industria

Catalogo della mostra “Scatti di industria – 160 anni di immagini della Fototeca Ansaldo” presso Palazzo Ducale – Genova (29 ottobre – 30 novembre 2013).
Da quel patrimonio di documenti e fotografie (la Fototeca è custode di oltre 400 mila fotografie industriali), ecco scaturire un catalogo a suo modo unico: si va dalle immagini dei primi operai (1890) a quelle del duce in visita al cantiere della “turbonave” Rex (1931); dalle donne che negli stabilimenti di Genova producevano pallottole, a quelle degli uomini che negli stabilimenti a fianco producevano cannoni; dalla prima locomotiva a corrente continua targata FS (1934) alla costruzione della Andrea Doria (1950), fino alle foto avveniristiche delle produzioni  di oggi, all’avanguardia nel campo delle turbine termoelettriche o dei sistemi di segnalamento.




BUNKER DELLA GUERRA SUL MONTE DI PORTOFINO.
Die 2. Marine-Küsten-Batterie “Chiappa”

Il volume è il prodotto di un lungo studio iniziato nell’anno 2011, volto a ricostruire la storia, la funzione e le caratteristiche tecniche dei “bunker” difensivi presenti sul Monte di Portofino. Tali opere, realizzate  all’inizio della seconda guerra mondiale dall’esercito italiano, finirono successivamente occupate dagli ex alleati della Germania nazionalsocialista del Terzo Reich, che ne adeguò le strutture secondo i rigidi standard tedeschi delle fortificazioni. La lunga burocrazia necessaria per ottenere l’accesso agli archivi militari italiani e tedeschi, ha dato i suoi frutti, consentendo di realizzare e pubblicare lo studio ottenuto dalla consultazione dei documenti considerati “segreti”, delle planimetrie delle opere in caverna e dei progetti dei bunker a prova di bomba.

 

Gianfranco Coari, nato a Santa Margherita Ligure il 10 maggio del 1968,  esperto in Beni Culturali, perito d’antiquariato, dottore magistrale in Storia dell’arte, studioso in ambito universitario di “fortificazioni alla moderna” e architettura militare.




Comunicazione non verbale
Corso base intensivo

I linguaggi del corpo. Con questo libro l’autore ha riprodotto il suo corso base di Comunicazione Non Verbale. Postura, microespressioni e movimenti, ci rivelano tutto degli altri, ma anche agli altri rivelano tutto di noi.

 

Vittorio Chioatto, vive a Lavagna, ma trascorre ogni anno, per lunghi periodi soggiorni in monasteri, che arricchiscono la sua capacità di essere utile agli altri.




Habitat

La pittura di Marco Grimaldi non mostra, ma si mostra.
E’ una pittura per la mente fatta esclusivamente con la mano. Nessun artificio tecnico o meccanico, solo pittura, tela e colore, steso con infinite velature. Nessun effetto di materia, quasi solo puro colore. E un’attenzione ossessiva alle modulazioni tonali, alle ricerche cromatiche più efficaci, a creare situazioni luminose capaci di suscitare sensazioni. La pittura di Marco Grimaldi è leggera, eterea. E’ retinica e per la mente. Introdotto dal saggio di Marcello Carriero, il volume riunisce su idea di Riccardo Zelatore e progetto grafico di Luciano Passoni, oltre trenta dipinti appartenenti ai cicli pittorici Habitat e Armadio, che documentano alcune delle più recenti evoluzioni della ricerca espressiva di Marco Grimaldi.
Seguono gli apparati biografici e una selezione di immagini delle più recenti esposizioni.

 

Marco Grimaldi nasce a Udine nel 1967, si diploma al Liceo artistico di Bergamo nel 1985 e all’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano nel 1989. La sua prima mostra si tiene al Centro Culturale S.Fedele di Milano nel 1993. Da allora si susseguono numerose collaborazioni e mostre in gallerie e spazi pubblici, tra le quali: Cavenaghi Arte Milano, Galerie Alter Markt Halle (Saale), Civica Galleria di Arte Moderna Città di Seriate (Bg), Galleria Torbandena Trieste, Galleria Morone Milano, Galleria ISARTE Milano. Numerose le partecipazioni a premi e rassegne collettive che hanno portato Grimaldi a inserire le proprie opere all’interno di collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Si ricordano: Galerie ARAS Ravensburg, Fondazione Cjua Blad, Casa per L’Arte Fondazione Paolo Minoli Cantù (CO), Museo Parisi Valle Maccagno (VA), B.A.C.O  Palazzo della Misericordia Bergamo, Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea Chiavari. Recente l’acquisizione di alcune opere da parte della Fondazione VAF per il MART di Trento e Rovereto. Dal 2011 collabora con la Nuova Galleria Morone di Milano.




Le rotte della pittura
Sessant’anni di astrazione italiana dalla Collezione Garau

Le rotte della Pittura è un viaggio in oltre sessant’anni di arte italiana, visti attraverso la collezione di un autentico appassionato. Nel tempo, con fatica e con perizia, Sergio Garau è riuscito a raccogliere tutti i Maestri dell’astrazione pittorica italiana del dopoguerra. Dall’Informale alla Pittura Analitica, fino alle ultime generazioni, un appassionante ed esaustivo tragitto in sei decenni di capolavori.

 

Alberto Rigoni è curatore e storico dell’arte contemporanea, ed esperto di comunicazione e cinema. Ha curato mostre in Italia e all’estero, in particolare sulla pittura astratta, e collabora con festival ed eventi internazionali.

 

Sergio Garau, fondatore della Collezione Garau di Roma, è collezionista ed esperto di arte contemporanea italiana. E’ stato ammiraglio della Marina Militare e ha maturato la sua passione per la pittura analitica durante i suoi lunghi viaggi in mare.




Fili dall’Alto intrecciati
Costa Don Ennio – Impronte di spiritualità

Il libro è la testimonianza, a dieci anni dalla morte, di Costa Don Ennio (1940-2003), sacerdote della Diocesi di Genova; una vita offerta in piena ed ininterrotta dedizione all’impegno educativo.
Narrare una vita non è facile, perché la parola non esprime mai tutto, non sempre è in grado di descrivere la pienezza della storia di una persona nella sua profondità.
Come fonti l’autrice ha riprodotto: omelie, brandelli di pensieri, stralci e spunti  di considerazioni e di corrispondenza personale.




Gente di montagna

Il romanzo è dedicato alle vittime del terremoto di L’Aquila del 2009 ed a quelle del più recente sisma dell’Emilia; la dedica abbraccia anche i caduti degli eccidi compiuti dai nazisti in Italia.
Il libro, di fantasia, narra la storia di un piccolo che resta orfano in seguito all’eccidio compiuto dai nazisti nel suo paese tra le montagne d’Abruzzo. Alla fine della guerra il bimbo emigra con la famiglia adottiva negli Stati Uniti; da adulto diventa agente dell’F.B.I. e verso la fine della carriera sarà promosso capo della sezione specializzata in crimini da serial Killer.
Giunto all’età della pensione, la  scoperta di una lettera, lo spingerà a svolgere l’indagine più importante della sua vita: la ricerca del vero colpevole dell’eccidio nazista avvenuto nel suo paese. Le indagini svolte in Germania, Austria; Liguria ed Argentina lo porteranno ad individuare il colpevole: un abruzzese; per questo motivo il protagonista si recherà in Abruzzo, ma qui le sua ricerca cesserà con la notizia della morte del reo.
Tuttavia, spinto dalla sua passione per la criminologia, decide di rimanere in Abruzzo per indagare su delitti commessi da due serial Killer che poi saranno scoperti da lui; oltre al successo per la soluzione di questi casi, alla fine avrà una sorpresa….