Zombie’s Circus

“Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti”
Luigi Pirandello sintetizza così la società in cui viviamo, in cui viveva lui a maggior ragione quella in cui viviamo noi. Ci sono svariati aforismi che potrebbero rappresentare il mio Circo ma il più appropriato sarà sicuramente il Vostro.
Entrate nel Tendone del Circo, entrate e perdetevi dove altri vogliono vederVi, persi….

Federica Minetti. Sono un’Acquario nata il 1 Febbraio del 1989. Sin dall’infanzia ho sempre disegnato e sono sempre stata un’autodidatta. Da bambina guardavo parecchi Cartoni Animati e film provando semplicemente a ri-disegnare i personaggi senza alcuna immagine davanti. Il mio tratto si è evoluto durante le scuole Superiori e soprattutto durante il secondo anno di Università, ma sono certa che continuerò a migliorarmi sempre, migliorandolo sempre di più. Sono una grande fan della Walt Disney e della Bonelli edizioni. Sono diplomata come Operatore dell’Impresa Turistica ma laureata nel 2012 in Decorazione ed Illustrazione presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.




Colombara

Il catalogo è stato pubblicato in occasione della mostra Piergiorgio Colombara: opere in collezione Balestrini a cura di Gian Paolo Seghezza e con il patrocinio del Comune di Finale Ligure. Completano la pubblicazione i contributi critici di Sandro Ricaldone e Riccardo Zelatore.

Nelle suggestive sale museali dell’Oratorio dei Disciplinanti in Finalborgo (SV) è stato esposto, per la prima volta, un corpus di cinquanta di opere che ripercorrono l’itinerario di Piergiorgio Colombara dai primi anni Ottanta a oggi: sculture, installazioni, quadri, ceramiche. “Una robusta struttura costruttiva e insieme una raffinata esplosione spaziale” denotano l’opera dell’artista genovese “che ha saputo, sin dai suoi inizi, valutare il ‘peso’ che nella scultura riveste la leggerezza”. Ci troviamo di fronte, come ha scritto Gillo Dorfless, ad “ampie costruzioni spesso molto complesse per la contemporanea utilizzazione di materiali diversi: bronzo, rame, vetro “, che “non gremiscono lo spazio” ma gli conferiscono “la parvenza di una leggiadra foresta metaforica”.

Il titolo e la scultura-simbolo dell’esposizione (Cantoria, 1988) restituiscono il significato primo dell’evento: un omaggio a Franco Balestrini, recentemente scomparso, e alle opere di Piergiorgio Colombara raccolte da Balestrini negli anni e attualmente conservate in Albissola Marina.

Piergiorgio Colombara nasce a Genova. Frequenta la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano ed a Genova, dove si laurea nel 1974. Nel 1978 viene segnalato al XVIII Premio Internacional de Dibuix Joan Mirò tenuto nella fondazione Joan Mirò a Barcellona. Dalla fine degli anni settanta all’inizio del decennio successivo lavora ai cicli “Spartiture” e “Cosmagonie”, esposte al Mercato del sale a Milano ed a Palazzo Cattaneo a Genova; grandi tele dove già si delineano i temi che accompagneranno fino ad oggi la sua ricerca, e cioè: lo spazio, il tempo, la memoria ed il silenzio, visibili questi temi nella produzione degli anni ’83-’84 come nelle installazioni: “Ma perchè giunge a rapidi passi un messaggero?”, “Il carro di fuoco” ed il “Canto della clessidra” esposte in occasione delle mostra nella galleria Avida Dollars di Milano. Dall’84 si dedica prevalentemente alla scultura, dando vita a numerosi cicli come “Sculture senza suono”, “Urne”, “Anelli”, “Tremule”, “Orliquie”, “Bugie”, “Fumerio” e “Segrete”, opere queste che nei seguenti anni saranno esposte in mostre nazionali ed internazionali, in spazi pubblici e privati tra le quali ne ricordiamo alcune: al Grand Palais di Parigi, al Museo Italo-Americano di San Francisco, alla Galleria La Polena di Genova, al Palazzo Barolo di Torino, al Kunstverein di Amburgo, alla Skulptur Heute di Hochenfelden, alla Gallerie Marie-Louise Wirth di Zurigo, alla X Biennale d’arte sacra di S. Gabriele, al Palazzo delle esposizioni di Roma, al Palazzo Magnani di Reggio Emilia, all’Istituto di Cultura di Vienna e di Zurigo, al XXXIV Prix International D’Art Contemporain di Montecarlo e al Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova, al Museo Archeologico di Aosta e alla Galleria Balestrini di Albisola. Opere di notevoli dimensioni come “Plumbatarum”, “Clessidra”, “Mulino”, presentate nella mostra del Museo di Cà Pesaro a Venezia nel 1994; “Eo” esposta insieme a “Cantoria” nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia; “Il Canto di Arparca” con la quale ha vinto nel 1999 il concorso, ad invito, per il monumento alla pace ed ai caduti di Camponogara (Venezia). In tutte queste opere sono impiegati diversi materiali, dai metalli (ottone e rame) alla cera, al piombo ed al vetro soffiato che dialoga (la sua ombra) con la durezza del ferro e del bronzo, il materiale principale del più recente ciclo “Exbronzo” (che segue gli altri tre “Excera”, “Expiombo” e “Exvetro”). Le opere sono state esposte a Milano nel 2003 e nel 2004 dallo Studio Copernico di Nicola Loi, quindi a Stupinigi nell’ambito delle olimpiadi invernali di Torino, al Museo Archeologico di Brindisi, al Musée de la Ville di Tunisi e al Museo della Permanente a Milano. Nel 2009 espone nella Valle dei Templi ad Agrigento, al Museo Archeologico di Firenze, al Palazzo della Borsa di Genova, alla Galerie Maud Barral di Nice e alla Comunità Ebraica di Casale Monferrato. Sempre nel 2009 partecipa alla 53ª Biennale di Venezia dove ritorna nel 2010 per la 54° Biennale. Nel 2013 espone al Vittoriano di Roma, nei Chiostri di San Domenico di Reggio Emilia e nel “Parco dell’Arte all’Idroscalo” a Milano. Nel 2014 La Colombe d’Or, François et Danièle Roux, di Saint Paul de Vence inserisce l’opera “La Scala d’oro”nella propria collezione; a Cagnes-sur-mer espone allo Chateau-Musée Grimaldi all’interno della Biennale de l’UMAM, e a Lucca alla Galleria Usher. Nel 2015 espone a Pistoia alla Galleria Vannucci, a Sainkt Moritz all’”Art Masters” e all’Expo di Milano nel Padiglione Italia.




Poppy, Patty, Patrizia
L’evoluzione psicologica e spirituale di un’infanzia senza amore

Il libro riporta il percorso psicoterapeutico di una donna che, per superare l’odio che prova per se stessa causato dal mancato affetto dei genitori, ripercorre la storia della propria infanzia. Con l’aiuto dello psicoterapeuta la donna scopre dentro di sé la presenza di Poppy, la sua bambina interiore, cioè il suo mondo emotivo rinnegato e soffocato nell’inconscio, e la presenza di Patty, il giudice interiore che ha il compito di riprodurre le voci persecutorie dei genitori. Mettendo a confronto, liberando e integrando queste sue figure interiori, Patrizia può arrivare alla meta finale, l’unica in grado di dare un senso alla sua vita: accogliere, accettare e amare se stessa in tutte le sue parti per recuperare quell’autenticità persa dentro le sofferenze di un’infanzia senza amore.

Lucia Goldoni Specializzatasi in normative ambientali dopo la laurea in giurisprudenza, ha lasciato il lavoro per occuparsi di psicologia, filosofia e spiritualità. Ha conseguito il diploma di counselling in Analisi Transazionale. Ha ottenuto premi e riconoscimenti in numerosi concorsi letterari. Escursionista ed alpinista, considera la montagna come una maestra di vita ma soprattutto come un anello di congiunzione fra lei e l’Esistenza. Oggi continua ad occuparsi di ricerca interiore.




L’ecosistema genovese dell’innovazione.
Genesi, componenti, problemi

Il 30 ottobre scorso è stato ufficialmente sottoscritto l’accordo-quadro triennale “Italian Innovation Hub – Genova” tra Confindustria-Genova, Fondazione Ricerca e Imprenditorialità (tra i cui soci figura anche IIT), Università di Genova ed Associazione Genova 2021, accordo aperto ad ulteriori adesioni da parte di soggetti (privati e pubblici) che ne condividano gli obiettivi e le modalità di attuazione. L’accordo è finalizzato sostanzialmente ad attivare una serie di azioni operative coordinate, ma gestite direttamente dai soggetti che partecipano a ciascuna di esse, utili per potenziare ed accelerare lo sviluppo di startup e PMI innovative anche con rapporti collaborativi con grandi imprese ad alta tecnologia e centri di ricerca localizzati nell’area genovese. Tra le analisi condotte per disporre di materiale conoscitivo e di valutazioni sulle specificità dell’ecosistema genovese dell’innovazione in vista dell’accordo-quadro, figura quella del DIEC (Dipartimento di Economia dell’Università), i cui risultati sono oggetto di questa pubblicazione. La ricerca del DIEC, svolta nel corso del 2014 e non aggiornata coi dati dell’anno successivo, si qualifica però per la sua sistematicità e completezza, specie per quanto riguarda le informazioni aziendali. In particolare, nella prima parte viene approfondita la genesi dell’ecosistema genovese dell’innovazione, caratterizzata da un processo pluriennale in controtendenza rispetto alla complessiva involuzione (demografica, socio-economica ed anche, per alcuni aspetti, socio-culturale) del capoluogo ligure considerato nel suo complesso. Un altro aspetto di particolare interesse riguarda l’esame delle trasformazioni delle tecnologie che maggiormente caratterizzano l’ecosistema. Nella seconda parte vengono considerate analiticamente le componenti più rilevanti dell’ecosistema (grandi e piccole imprese consolidate ad alta tecnologia, start-up e spin-off, centri di ricerca universitari, dell’IIT e del CNR, strutture ed infrastrutture per l’innovazione, istituzioni private, pubbliche e miste a base associativa, politiche regionali nel periodo 2008-2014) e, specialmente, vengono focalizzate le loro interazioni, in gran parte alquanto deboli. Nella parte conclusiva viene delineato il quadro sintetico delle opportunità, delle minacce, dei punti di forza e di quelli di debolezza dell’ecosistema nel contesto competitivo in cui si colloca, evidenziando le principali priorità che – secondo gli autori del rapporto – dovrebbero essere oggetto di azioni operative nell’ambito di “Italian Innovation Hub – Genova”. In effetti, due azioni operative rilevanti (entrambe facenti capo alla Fondazione Ricerca & Imprenditorialità), sono già state avviate. La prima è finalizzata a selezionare un nucleo di start-up innovative locali offrendo loro servizi di formazione, di mentoring, di advisory e di tutorship a supporto della loro prima fase di sviluppo. La seconda è finalizzata ad attrarre, su scala nazionale e con criteri molto selettivi, sulla base di indicazioni sulle capacità tecnologiche specifiche richieste formulate da alcune grandi imprese locali, start-up o PMI innovative, offrendo un supporto alla “accelerazione” del loro processo di sviluppo ed all’avvio di relazioni con le imprese maggiori secondo logiche di “open- innovation” e con il supporto del “venture capital”. Connesse con queste, altre azioni sono in corso con riferimento alla formazione di una rete territoriale dei centri servizi alle startup, che vede particolarmente coinvolti l’Università e Confindustria Genova.

Gianni Cozzi Professore Emerito di Economia e Gestione delle Imprese, Diec, Università di Genova.

Cinzia Panero Ricercatrice di Economia e Gestione delle Imprese, Diec, Università di Genova.

Deepa Scarrà Laureata magistrale in Management. Ha svolto attività di ricerca per il Diec e per la Fondazione R&I. Attualmente fa parte dello staff della sede operativa della Fondazione R&I.




“Cari genitori, state tranquilli che sto bene…”

I diari, le lettere, le testimonianze che l’autore ha riunito nel libro sono un pò lo specchio di come la gente dell’alta val Tanaro vide la guerra. Si tratta della guerra vissuta e raccontata da giovani; ma è anche la guerra vissuta dai loro parenti che, d’improvviso, videro partire i ragazzi nel pieno del loro vigore per poi aspettarne con ansia le lettere e, ancora di più, il loro ritorno a casa che in molti casi, purtroppo, non avvenne.

Le parole sono semplici, con errori di ortografia e grammaticali, ma schiette e genuine come le aspettative ed i sentimenti di quanti scrissero o riferirono le loro vicissitudini.

Tullio Pagliana. Nato a Ormea (CN), risiede a Cogoleto (GE). Svolge da tempo ricerche sulla storia dell’Alta Val Tanaro. Prima di questo libro ha scritto altri testi tra cui: “Chiese, piloni, cappelle di Ormea e frazioni. Momenti di storia e religiosità popolare”, editore Dominici (IM), 1990; “Stefano Cagna, un aviatore al fianco di Italo Balbo”, edizione a cura del Comune di Ormea, 2011, e diverse pubblicazioni collegate al Museo Etnografico dell’Alta Val Tanaro, allestito nel 1994 ad Ormea.




Transgenici

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.

Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle arti visive e nella comunicazione. La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate, la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università. www.ugolapietra.com

In tanti vasi, come in un grande orto,
coltivo “nuovi semi”.
Futuri prodotti transgenici.

Ugo La Pietra




Bosco in città

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.

Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle arti visive e nella comunicazione. La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate, la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università. www.ugolapietra.com

 

Oggi gli architetti usano con troppa disinvoltura
il rapporto natura/architettura.
L’architetto dimentica spesso che il verde,
al contrario del costruito, ha una propria vita e
un proprio sviluppo e nel tempo
ha sempre avuto la meglio sul costruito

Ugo La Pietra




Prà di verde, d’azzurro
Fotografie di Antonio Torchia

Prà, antico borgo di pescatori e contadini, oggi attivo quartiere del Ponente genovese, vanta una storia ricca e poco nota, che ha coinvolto le sue borgate (Palmaro, Sapello…) e l’immediato retroterra. Forte di una propria identità, ben definita anche se poco vistosa, a dispetto delle molte trasformazioni recenti Prà ha conservato un legame forte col proprio passato, che ha saputo aggiornare fino a renderne attuale l’eredità economica e culturale: il rapporto col mare e la tradizionale coltivazione del basilico determinano ancor oggi la personalità di questo nucleo che può ancora riservare molte sorprese all’occhio attento e “curioso” di chi è abituato a cercare ovunque le tracce di un’antica bellezza.

Antonio Torchia Fotografo free lance, specializzato in reportages di viaggio, con particolare interesse verso l’ambiente naturale e umano delle Isole. Suoi servizi fotografici e immagini sono stati pubblicati da importanti riviste di viaggi come Bell’Europa, Gente Viaggi, Isole, Meridiani, Traveller.




Carte

Diario di una possibilità

Alla fin fine, pur girandoci molto intorno, uno dei problemi principali del nostro essere, o esistere, a prescindere da ogni subordine sociale, etico o economico, è riconoscere chi siamo. Ricordarsi, o rammemorare, che il nostro corpo si infrange contro la realtà quotidiana con la carne, i muscoli, i denti, il sangue, e con l’anima (una parola tanto abusata dalle mode New Age benché in italiano difetti di aggettivazione) Quest’odore di materia si innesta nei pensieri e viceversa ne è innestato, tormenta la parola di Giovanni Testori, lo sguardo che non a caso reperì nei grumi di Gustave Courbet l’origine dell’Informale, come temperie prolungata e reiterata fino ai giorni nostri. Poi c’è, del gran lombardo, quel suo cammino spirituale che rivide in Nicolas De Staël una ragione salvifica nell’abbandono degli spessori materici a vantaggio di una luce che si fa assottigliamento della pittura, una «sorta di totale e finale battesimazione», o meglio, ricordando la fine del pittore, «una sorta di finale, e totale, estrema unzione». Da qui l’abbrivio alla lettura dell’opera di Marco Grimaldi, che evoca il destino definitivo della sostanza corporea in una specie di regressione cerebrale in cui il segno rarefatto, il fraseggio fuligginoso dei disegni, le trame delle «Gabbie», camminano a ritroso verso le profondità interiori lasciando lentamente il piano della superficie […].

Flavio Arensi

Marco Grimaldi nasce a Udine nel 1967, si diploma al Liceo artistico di Bergamo nel 1985 e all’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano nel 1989. La sua prima mostra si tiene al Centro Culturale S.Fedele di Milano nel 1993. Da allora si susseguono numerose collaborazioni e mostre in gallerie e spazi pubblici, tra le quali: Cavenaghi Arte Milano, Galerie Alter Markt Halle (Saale), Civica Galleria di Arte Moderna Città di Seriate (Bg), Galleria Torbandena Trieste, Galleria Morone Milano, Galleria ISARTE Milano. Numerose le partecipazioni a premi e rassegne collettive che hanno portato Grimaldi a inserire le proprie opere all’interno di collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Si ricordano: Galerie ARAS Ravensburg, Fondazione Cjua Blad, Casa per L’Arte Fondazione Paolo Minoli Cantù (CO), Museo Parisi Valle Maccagno (VA), B.A.C.O  Palazzo della Misericordia Bergamo, Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea Chiavari. Recente l’acquisizione di alcune opere da parte della Fondazione VAF per il MART di Trento e Rovereto. Dal 2011 collabora con la Nuova Galleria Morone di Milano.




Mare Monstrum
L’immaginario del mare tra meraviglia e paura

L’immaginario del mare tra meraviglia e paura. Un team di studiosi, con i curatori del galata Museo del mare, hanno voluto investigare quello che potremmo chiamare the dark side of the sea, quel “lato oscuro” che, per secoli, e certamente ancora oggi, afferra l’uomo, quando si rende conto delle sue reali dimensioni e possibilità di fronte all’alterità del male.




Dentro & Fuori

Tanti amici, per un’idea di mostra

Dopo un po’ di anni di mostre, la mia idea di cosa doveva prevedere questo progetto me la ero fatta. E mi piace riassumerla così: non c’entra tanto o solo con il curare un evento espositivo, ha molto a che fare con il raccontare una storia. Non è teatro, ma ho pensato si potessero usare alcune risorse di quella disciplina come la luce, gli spazi e il movimento (ho voluto lasciar fuori musica e suoni, anche se, a dirla tutta, questi ultimi un po’ c’entrano, ma lo potrà capire solo chi parteciperà). L’intento è stato quello di andare al di là della semplice selezione dei lavori di un autore e la loro disposizione all’interno di un contenitore, pur suggestivo e coinvolgente. Sul palcoscenico di questo progetto ci salgono diverse figure (la mia sta dietro le quinte o laterale, quasi a fungere da voce narrante): una di artista, altre di non artisti (o quasi). Ho chiesto nell’ordine: a Franco Balestrini, storico animatore culturale di Albissola Marina, la disponibilità incondizionata del suo spazio espositivo; a Giovanni Siri, titolare di una organizzata struttura balneare, l’agibilità della terrazza che domina il perimetro dei Lido Beach Club e il golfo albisolese; a Bart Herreman, straordinario fotografo belga e milanese d’adozione, di documentare per immagini la realizzazione del progetto; a Carlo Pirovano, grande editore e illustre storico dell’arte, di legittimare criticamente il lavoro dell’artista; a Eduard Habicher, il vero protagonista della messa in scena, di interpretare con le sue sculture gli spazi messi a disposizione; a Giorgio Merello, deus ex macchina di una esuberante casa editrice ligure, di accompagnarmi nella realizzazione del catalogo che state scorrendo; a Sergio Pandolfini, tarmi nella realizzazione di un’edizione speciale che completa la proposta espositiva. veri. Ho pensato potesse venirne fuori qualcosa di emozionante. Letta così potrà anche sembrare nulla di speciale e la gente si chiederà che differenza c’è, allora, con una mostra delle tante. Questa è una domanda di cui conosco la risposta senza essere in grado di pronunciarla. Mi sa tanto che in casi come questo le parole poco contano: meglio fare e le persone, spero, capiranno.

Riccardo Zelatore

Eduard Habicher è nato a Malles (BZ) nel 1956. Attualmente vive e lavora a Merano. Dagli anni Ottanta ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive in gallerie e spazi pubblici in Italia e all’estero. Sue opere sono in permanenza presso pubbliche istituzioni, strutture e residenze private in tutto il mondo.




Non padre

Riccardo e Adele sono giovani e innamorati. Stanno per vivere l’esperienza più intensa nel percorso di una coppia, quella di diventare genitori. Dovrebbe essere tutto perfetto. Ma Riccardo ha un sogno, quello di diventare musicista e il desiderio rischia di sovrastare tutto, compreso l’amore per la compagna. Essere un musicista significa orari folli, lunghe nottate con i componenti della band, birre a fiumi. A casa intanto, dolce e paziente, lo aspetta un’Adele che crede nel loro rapporto e si fa da parte per dare a Riccardo gli spazi creativi di cui ha bisogno. Ma diventare padre è una scelta, non è un tentativo o un caso fortuito. Riccardo non riesce a crescere. Quando si accorgerà dei suoi errori, sarà troppo tardi per tornare indietro e potrà solo fare i conti con il rimorso e con un’entità che aleggia da tempo nella casa dove abita e che nasconde un terribile segreto.

Stefano Padovan, classe 1974, vive a Torino e lavora per una nota software house italiana con mansioni di consulente commerciale. Attivo nell’underground musicale dai primi anni novanta, ha creato e partecipato alla composizione di testi e canzoni di numerose band e si è esibito in centinaia di concerti nel nord Italia. Nel 2003 forma la band dei Medea, con all’attivo la pubblicazione nel 2008 di In un giorno Qualunque, album prodotto da Alkemist Fanatic Europe su distribuzione nazionale a cura di Andromeda. Il progetto Medea termina nel luglio 2009. Parallelamente all’attività musicale scrive frammenti, poesie, racconti e romanzi brevi. A marzo 2009 pubblica il suo primo libro Squarci, raccolta di racconti edito da Elena Morea Editore. Nello stesso periodo crea un progetto musicale dal nome Grido della Mente, nel tentativo di avvicinare la canzone alla poesia sonora e si esibisce in alcune manifestazioni del territorio Piemontese. Nel 2010 collabora con alcune webzine, scrivendo articoli musicali e pubblicando interviste di artisti italiani. Nel 2012 comincia a lavorare al suo primo romanzo Non Padre e lo termina dopo due anni di lavoro.




La cocomera stramba

Le storie erano vissute poi dimenticate, come le tracce sulla sabbia venivano cancellate dalla risacca. Tutti i filoni di indagine si chiudevano. Giustizia era fatta.

Laura Ravaioli Rossi, nasce a Ravenna, cresciuta a Rimini, si laurea in matematica e fisica all’Università di Bologna. Sposata con due figli, ha insegnato e cambiato più volte residenza in Italia e all’estero,arricchendosi di esperienze. Dalla formazione umanistica e scientifica, si sviluppa presto una molteplice attività artistica impostata sulla ricerca,dalla pittura alla scultura,concretizzata in una serie di mostre così come in parallelo in una produzione letteraria: 4 romanzi e 10 libri di poesia.




La cucina ligure paese per paese

Una raccolta di ricette dedicata alla tradizione culinaria della Liguria paese per paese, fatta di sapori naturali e semplici.




Riflessioni Semplici e Racconti Minimi

Riflessioni Semplici e racconti Minimi, raccolgono, ritratti, note, spigolature che hanno composto gli articoli che l’autore ha scritto nel corso di diversi anni su mensili locali. Lo stile è ora narrativo, ora drammatico, ora umoristico, ora utopistico, dove il reale e l’immaginario si incontrano. Uno spaccato della società civile italiana che investe aspetti e ragioni del nostro tempo; un mondo di vitalità, di tensione, di drammi e di trasformazioni culturali alle quali è difficile sottrarsi.

Mauro Maricino è nato il 28 gennaio 1937 a Genova, dove attualmente vive. Perito Industriale Meccanico ha inoltre frequentato la facoltà di Scienze Politiche senza terminare gli studi. Influenzato dallo spirito anarchico nonché amico della ragione, della libertà, del progresso ed interessato alla letteratura, alla storia e alla politica, ha conciliato l’attività lavorativa di esperto di progettazione meccanica e strutture in importanti società di Genova e di Milano, con la collaborazione attiva a riviste, pubblicazioni tecniche, aziendali, sindacali e politiche. Come opinionista ha scritto, per dieci anni, sui giornali: «Corriere di Sestri Ponente» (Genova) «L’Eco di Levanto» (La Spezia)




Studi di geografia economica

Questo lavoro rappresenta un primo contributo in merito al problema dei trasporti in Sardegna, sia per quanto riguarda la circolazione interna, sia in considerazione della posizione che l’Isola ha nell’ambito del Mediterraneo.




Dalle squadre canterine alla Corale Novese
Reminescenza di musica popolare

Con questo testo l’autore si rivolge alle nuove generazioni “per non dimenticare …… perché non vada perduto un dovizioso patrimonio di avvicendamenti, lasciati dalla Corale Novese, lungo il suo percorso colmo di gloria”.

Pietro Asborno nasce nel 1944 a Carrega Ligure in provincia di Alessandria. Autodidatta, si dedica al disegno e alla pittura sin dall’infanzia, attratto dal bello, dalla natura e da tutto ciò che lo circonda. Legato da una lunga amicizia con il pittore e scultore Mario Leveni, frequenta il suo studio e si avvicina definitivamente alle tecniche a tempera, ad acquerello e olio. Nel 1970 insegna disegno e pittura al Circolo “Acli” di Novi Ligure. Nel 1980 cura la sua prima personale nei locali della Galleria “Studio L” di Novi Ligure. Sempre giovanissimo visita spesso la galleria “La Lanterna” di Novi Ligure, diretta dal pittore chiarista (alla Lilloni) Carlo Foglia, soffermandosi spesso a parlare d’arte. Amante della cultura, nel lontano 1974, si iscrive all’Associazione “Amici della Musica” di Novi Ligure e collabora all’organizzazione di eventi artistici di alto livello. Conosce Claudio Abbado, direttore musicale del Teatro alla Scala, la grande violinista argentina Anahi Carfi, violino di spalla presso l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano e il soprano Katia Ricciarelli. Cura da circa un decennio la ricerca storica locale dell’alta valle del Borbera.




Da San Quirico a San Bernardo

Se vi capita di andare a Sestri Levante, la perla del Tigullio orientale, nella riviera del levante ligure, guardando le colline, facilmente individuerete il paesino di San Bernardo: duecento metri sul mare, poche case, raggruppate in minuscole frazioni, la chiesa appoggiata su un versante ricco di verde, che potrete raggiungere comodamente in meno di cinque minuti.

Il libro racconta la storia della gente di questo paese: una storia fatta di tante storie, di nomi e di famiglie, che risalgono di mille anni, attraverso le memorie di un sacerdote milanese, don Luigi Zerbinati, parroco a San Bernardo dal 1955 al 1997, che aveva raccolto informazioni riguardanti i fatti storici del territorio della sua parrocchia, arricchendole, a tratti, di felici intuizioni e qualche compiacente fantasia, accompagnate da piacevoli immagini.

Gli appunti riconducono al tempo dei primi Carmelitani che, dalla Terra Santa, erano giunti in Europa per divulgare il culto della Madonna e, sicuramente, si erano insediati nella collina di San Bernardo.

Il giornalista Francesco Baratta (sestrese, che aveva conosciuto don Zerbinati sin dal 1955) e Pierluigi Pezzi, di Chiavari, hanno dato forma alle ricerche del prete: gli appunti trovano una sequenza temporale e la vita della comunità di san Bernardo trova le radici storiche nelle tradizioni dei Carmelitani. Gli eremiti alla “Fonte di Elia” sul monte Carmelo, sulle alture di Haifa, in Israele.

Il libro racchiude molti elementi reali, taluni trasformati dalla fantasia, tramandati per celebrare fatti e personaggi nella storia del piccolo paese.

Duplice l’intento dei due autori: fornire qualche spiegazione sulle caratteristiche dell’ambiente naturale di San Bernardo e offrire risposte ai tanti “perché” sulle origini delle ville che hanno composto prima la frazione di San Quirico e poi il paese di San Bernardo.

Sicuramente c’è spazio per nuove domande e – perché no? – per nuove ricerche …




Bellissime

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

 

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

 

Bellissime
C’è chi ha scritto che le donne, per l’uomo, sono quasi il “Paradiso in terra”; altri invece le hanno sempre associate al “Diavolo tentatore”. Per la verità ce ne sono di tutti i tipi: belle, brutte, oscene, seducenti, racchie, streghe, vampire, fatali, zozze.
Ma solo quelle che ho disegnato sono bellissime!
Ugo La Pietra




Bestiacce

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

Bestiacce
Le recenti ricerche verso una migliore definizione delle tipicità umane sono un contributo che l’autore ha saputo dare a una nuova scienza: la “psicologia somatica”.
Di Ugo La Pietra ricordiamo le mostre e i recenti saggi sui “transgenici”, le analisi comportamentali dei “telematici”, le letture antropologiche dei “periferici”.
Profondo e arguto osservatore, Ugo La Pietra ci fa leggere, attraverso alcuni “segni” superficiali, il profondo dell’animo umano. Analisi che toccano i nervi scoperti dell’esistenzialità drammatica di questo nuovo millennio e traducono psicologie deviate, cariche di ombre e di “bestialità” in figure tracciate con rapidi segni, mai estetizzanti.
Il tratto di La Pietra è un impietoso bisturi iconico che “coglie il segno”, legge le deformazioni mostruose, ci svela i segreti di una nuova scienza attraverso una serie di personaggi disegnati non in modo realistico ma con un segno rivelatore.
Wilfried Burkhard




Dal cucchiaio alla città

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

 

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

 

Dal cucchiaio alla città
Di fronte ai grandi rimescolamenti fisici di spazio e tempo alla velocità della luce, in queste opere di La Pietra abbiamo un tipo di interpretazione del banale e del quotidiano, direi a bassa energia, sommamente pacifico; la macrostruttura tridimensionale aggressiva rumorosa e velenosa della città diviene fragile e deliziosa come un bel sogno, il desiderio collettivo si concentra ed ingentilisce in una specie di epigramma ed il progetto più ampio può crescere in un vaso, a gocce di benevolenza, diventando magari un alberello nano, dove però c’è tutto l’umanamente possibile.
Eugenio Battisti




La vita è una cuccagna

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

La vita è una cuccagna
Poter guardare, toccare, bere, mangiare… tutto e tutti. Ho sempre guardato alla vita come a un grande albero della cuccagna: i frutti, i doni e le cose belle erano tante e sembravano a portata di mano!
Sono salito a fatica più volte lungo il palo cosparso di pece, spesso sono scivolato giù, ma qualche volta ho afferrato qualcosa: un po’ di musica, un po’ di pittura, un po’ di architettura, cinema e design… e qualche bacio.
Cose che però non sono riuscito a trattenere tra le mani.
Le uniche che conservo sono una penna e un calamaio di china nera.
Ugo La Pietra 1938/2003




Ridesign

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

Ridesign
Il design visto da un autore che ha fatto del rinnovamento della tradizione attraverso il progetto una costante della sua ricerca espressiva. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio, che assecondano i virtuosismi, con ricercatezze che sfiorano l’eccesso, alla ricerca di un successo che in effetti non manca, anche a costo di qualche perdita d’identità. Poter sorridere di qualcosa o di qualcuno è stata e rimane una pratica salutare per qualsiasi disciplina. Ridesign è la redazione di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta ad oggi con qualche citazione relativa ad alcuni oggetti dell’autore, come la “posata interdisciplinare” o la “brocca culona”. La vena irrisoria ha accompagnato spesso il suo percorso intorno all’area dell’oggetto “realizzato ad arte”, riproponendo all’attenzione del mondo del design e dell’arte un rinnovato processo di avvicinamento tra cultura del progetto e le risorse del territorio. Tra gusto e misura, tra ironia e paradosso, tra significato e valore del modello archetipo, Ridesign invita tutti a guardare in maniera meno seriosa la crescita del mestiere del designer, professionista sognatore e intellettuale, capace di negare l’esistente per procedere oltre, di anteporre la ricerca tecnologica, formale e funzionale ai desideri del mercato. Per Ugo La Pietra, Ridesign è una testimonianza in più di come, da buon ricercatore, ha saputo conservare, in quarant’anni di attività, un certo grado di astrazione, evitando un atteggiamento eccessivamente coinvolto nella professione.
Riccardo Zelatore




Minoli
Un itinerario tra arte e scienza

L’esposizione  che la pinacoteca civica  di Como in collaborazione con la fondazione Casaperlarte di Cantù dedica a Minoli a ricordo dei dieci anni della sua morte (2004) vuole riproporre in una sintesi agile, ma esaustiva, il complesso itinerario di una ricerca lucida e coerente, caratterizzata, nel corso di tre decenni, da una profonda riflessione teorica e da una altrettanto sofisticata traduzione delle “idee” in una felice oggettivazione pratica: le une e l’altra toccando motivi nevralgici della ricerca figurale di fine novecento.
[..] La consonanza, la stima e la profonda amicizia con personalità “eretiche” quali Munari e Veronesi e forse ancor di più la simpatetica ammirazione per Melotti e Fontana (sentimento documentato da una famelica mania collezionistica delle loro creazioni, come pure dalla valorizzazione della loro attività a Cantù) considerati quasi maestri ideali,  mallevadori di libertà poetica, sciolgono e stimolano la fantasia di Minoli verso audacie non convenzionali. L’indifferenza di tali personaggi nei confronti delle tecniche e dei generi scolastici (si pensi ai fili-disegni di Melotti e alle sculture pieghevoli di Munari) e con il rifiuto da parte loro ad evitare mescolanza dei materiali come tramiti operativi, portano ovviamente alla contaminazione dei linguaggi (pittura-scultura, ma anche design-architettura); ed inoltre la messa a disposizione  dalle nuove tecnologie di materiali più resistenti e insieme più elastici (come le resine e l’acciaio corten) stimolano l’artista, come un neofita o un esploratore, ad andare oltre le limitazioni o le remore tradizionali per quanto riguarda le caratteristiche inventive, formali o dimensionali che siano. In concreto nel giro veloce di pochi lustri a partire dal 1990 Minoli progetta e colloca in spazi diversi sette dinamiche articolazioni spazio volumetriche […]

Carlo Pirovano

Per noi che vedevamo Minoli come un maestro, sorprendeva il suo attaccamento al lavoro, era instancabile, per lui il lavoro aveva una forte connotazione culturale, rappresentava l’essenza della qualità della vita. Concezione, questa, che svelava una particolare forza morale e che assumeva una dimensione maieutica per i tanti giovani che nel tempo hanno frequentato il suo studio, trovando in questo infinite occasioni di arricchimento negli incontri con intellettuali, artisti, architetti, designer, che Minoli coinvolgeva nelle sue molteplici attività. Va ricordato che le ricerche e le sperimentazioni di Minoli, in quello che potremmo definire l’ambito della produzione estetica, andavano ben al di là della sua più conosciuta attività artistica, per inoltrarsi nella grafica d’arte, nel grafic-design, nella progettazione di allestimenti e di prodotti industriali e, soprattutto, nell’applicazione del colore a diverse scale, dalla dimensione urbana a quella dell’oggetto.

Giuseppe Furlanis

Paolo Minoli nasce nel 1942 a Cantù (Como). Frequenta, in giovanissima età, la casa del pittore Enrico Sottili e, da studente, lo studio dello scultore Gaetano Negri. Si diploma “Maestro d’arte” nel 1961 all’Istituto Statale d’Arte di Cantù, dove insegna dal 1964 al 1978. Partecipa nel 1968 alla rassegna nazionale per giovani pittori del premio “San Fedele” di Milano. Nel 1969 è presente alla mostra “Campo urbano. Interventi estetici nella dimensione urbana”, organizzata a Como, con un intervento collettivo sul tema “Colore segnale”. Dal 1977 al 1978 fa parte del gruppo di ricerca “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi.
Dal 1979, all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano è docente del corso speciale di “Cromatologia” e collabora, in qualità di consulente, con aziende per l’applicazione di soluzioni cromatiche nella produzione industriale. È stato direttore artistico della collana d’arte pubblicata dalle edizioni “RS” di Como (1975-1986) e, dal 1986 al 1989, del laboratorio serigrafico “On Color” di Cantù, in collaborazione con diversi artisti, fra i quali Mario Radice, Carla Badiali, Aldo Galli, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Max Huber, Piero Dorazio e Mario Nigro.
Nel 1980 pubblica per l’editore Corraini di Mantova due libri d’artista, in venti esemplari, composti ciascuno da 13 tavole stampate in serigrafia personalmente presso il centro “RS” di Como: le sequenze serigrafiche, Cadenza e Relazione, sono accompagnate da poesie di Alberto Veca. Nel medesimo anno è pubblicato, per le edizioni “Lorenzelli” di Bergamo, “Interazione 1970-1980”, con testi di Luciano Caramel e Alberto Veca: il volume è composto da 29 tavole serigrafiche e 4 fustellate intercalate da una poesia di Alberto Veca, “Cinque tesi sulla ragione difficile”.
Nel 1982 è invitato alla “XL Biennale Internazionale d’arte” di Venezia, settore “Arti visive”. Nel 1986 è presente alla “XLII Biennale internazionale d’arte” di Venezia con l’opera Sequenza A/D del 1977 per il settore “Colore”, nell’ambito della rassegna Arte e Scienza.
Nel 1990 è pubblicata in Germania dalle edizioni “Aras” di Saulgau, la monografia “Paolo Minoli (opere dal 1966 al 1989)”, con testi di Matthias Bärmann e Luciano Caramel. Realizza per la “Plaz” a Saulgau, nel 1992, una scultura d’acciaio di 8 metri d’altezza intitolata Nelle ali del vento; nel 1994 è collocata presso il parco del Museum Bertholdsburg a Schieusingen la scultura in acciaio di 7 metri di altezza Nelle ali del canto. Nel 1997, a cura di Carlo Pirovano, è pubblicato per le edizioni Electa di Milano il catalogo “Paolo Minoli, dipinti e sculture (opere dal 1994 al 1997)”.
Nel 1997 è collocata, sul lato nord della rocca dei Musei civici di Riva del Garda, la scultura Ballerina in acciaio di 9 metri di altezza e 5×2 di base. Nel 1998 è presente alla mostra “Arte Italiana. Ultimi quarant’anni. Pittura aniconica” alla Galleria d’arte moderna di Bologna. Nel 1999 è invitato alla “XIII Quadriennale d’arte” di Roma Proiezioni 2000. Lo spazio delle arti visive nella civiltà multimediale e nello stesso anno è installata, permanentemente, nel “Parco della scultura” di Viadana la scultura Storie di Scena del 1995, un dittico d’acciaio corten di 4 metri d’altezza per 5 di larghezza e 2 di base. A cura di Elena Pontiggia, nell’ottobre del 2000, è pubblicato per le edizioni “Rex” il catalogo “Paolo Minoli. Il lento dardo della bellezza”.
Nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbanistica per la Piazza Volta a Como, nel 2001, è collocata, nel centro della fontana progettata dall’architetto Mario Di Salvo, una scultura, Stele, in acciaio di 4,40 metri d’altezza. A cura di Alberto Veca, nell’ottobre del 2004, in occasione della mostra alla galleria Lagorio Arte Contemporanea di Brescia, è pubblicata dall’editore Mazzotta la monografia “Paolo Minoli. Opere 1974-2003”.
Per iniziativa di Paolo Minoli, scomparso il 20 dicembre 2004, è stata costituita Casaperlarte – fondazione paolo minoli con sede a Cantù, finalizzata alla promozione dell’arte contemporanea nelle sue diverse espressioni.
Il 23 dicembre 2004, pochi giorni dopo la sua scomparsa, fu inaugurata a Cantù Asteria… tra le pieghe del vento e la porta delle stelle, una scultura monumentale in acciaio corten alta 530 cm, collocata all’ingresso della città sul Rondò Bersagliere.