La ferrovia del Turchino tra immagini e territorio

La ferrovia del Turchino attraversa un territorio selvaggio e molto fotogenico. Questa guida fornisce agli appassionati gli spunti e le indicazioni per poter raggiungere facilmente ed in sicurezza i punti più interessanti e tipici da dove poter immortalare i convogli in transito sulla linea Genova-Ovada-Acqui e sulla diramazione Ovada-Alessandria, oggi frequentata esclusivamente da treni merci. Le informazioni sono integrate da nozioni storico-culturali sul territorio utili a tutta la famiglia.




CABIRIA 208
Studi di cinema

125-208: Stazione Termini Ho cominciato a dirigere questa rivista nel 1998, quando ancora si chiamava «Ciemme», con il numero 125; da allora al fascicolo presente ne ho licenziati 83 (il 143 non era mio). Direi che è un bel traguardo. Sono passati 27 anni: è giusto che qualcun altro prenda il mio posto. «Cabiria» è uno degli ultimi avamposti delle riviste cinematografiche su carta: un po’ alla volta testate illustri, con un percorso che ha fatto la storia della critica italiana, si sono dovute arrendere al digitale, dove continuano egregiamente a svolgere il loro lavoro – ma certo non è la stessa cosa. Da più parti ci arriva la sollecitazione, l’incoraggiamento, addirittura l’ammonizione perché «Cabiria» seguiti a essere stampata. Lo sarà, me l’auguro, e il Cinit che la edita da più di cinquant’anni e chi mi sostituirà faranno il possibile perché continui a trovare spazio negli scaffali di qualche libreria o perché arrivi ancora agli abbonati (che, certo, se aumentassero un po’ di numero aiuterebbero l’impresa). Io ritengo di aver esaurito il mio compito: bene o male non spetta a me dirlo. Posso però dire che in questi anni gli apprezzamenti non sono mancati come pure i riscontri sulla stampa e nella letteratura di riferimento. Che altro dire: ringrazio tutti, a partire dal Presidente del Cinit che ha sempre creduto in me e che mi ha dato piena libertà editoriale; inoltre i membri della Redazione, tutti pronti alla collaborazione proficua di chi mette a disposizione ciò che sa e ciò che ha perché anche i contributi degli altri possano mantenersi a un livello di eccellenza; e ancora chi ha scritto saltuariamente, anche in questo fascicolo; infine i lettori, fedeli o saltuari, che hanno dato senso al nostro lavoro – un lavoro, è bene ribadirlo, assolutamente volontario, altrimenti queste pagine non esisterebbero. Non vedo l’ora di tornare a essere anch’io un lettore, così come lo ero prima di avvicinarmi a «Ciemme» in qualità di collaboratore (Il Re leone fu la mia prima recensione), dopo di redattore e poi di direttore, pronto, da ora in poi, a leggere con interesse i prossimi 83 numeri di «Cabiria» a cui auguro, ça va sans dire, lunga vita. Marco Vanelli




La Rondine dei Giovi

Dalla fine della trazione animale ai giorni nostri …La storia e l’attività delle numero­sissime aziende che, succedutesi nel corso dei decenni, hanno assicurato la mobilità ai residenti nelle tante località, grandi e piccole, di un ampio e vario territorio dell’entroterra genovese, fino ai confini con il Piemonte… Superando i valichi della Bocchetta e dei Giovi sullo spartiacque appenninico e percorrendo le valli solcate dai torrenti Polcevera, Scrivia, Verde, Lemme, Vobbia, con le loro diramazioni minori.




Storie invisibili

In questi quattro racconti di Roberta Cospito c’è uno dei tanti aspetti belli del lavoro della scrittrice, riordinare vicende che nella realtà sono frantumate e confuse, raccogliendole e riscattandole; è questa, infatti, la sensazione che si ha una volta giunti all’ultima pagina: trovare riannodati, concentrati e ordinati avvenimenti quotidiani che, “normalmente”, le donne sono ancora costrette a soffrire. È un lavoro che può risultare terapeutico a chi scrive, ma anche a chi legge: ritrovare su carta episodi vissuti, subiti sulla propria pelle, fa sentire meno sole e può invogliare a denunciarne altri, e nel caso si sia fra le poche fortunate immuni da soperchierie, abusi, eccetera, sarà l’occasione buona per avvicinarsi a un’altra dimensione.

ROBERTA COSPITO (Savona, 1967). Militante del movimento transfemminista NonUnaDiMeno di Savona, ha pubblicato un racconto nella raccolta I giorni alla finestra edito dal Saggiatore nel 2020 e due racconti per la casa editrice milanese Libera e Senza Impegni: Cappuccetto Pink attraversa il bosco (2023) sul fenomeno dello stalking e La favola dell’Uomo leggero (2023). Ha scritto di cinema sul trimestrale Genova Antifascista e scrive di attualità e politica sul mensile online Scintilla. Dal 2023 collabora con la rivista online Pulp recensendo libri e, dal 2024, con la rivista online Carmilla firmando contributi su cinema e letteratura, spesso ripresi e pubblicati sul sito dell’associazione di promozione sociale Osservatorio Repressione. Il libro Fortezza Europa (2025) edito dal settimanale Left, contiene un suo articolo. larobba@libero.it




Sestri Levante
Due mari Due eredità Una sola bellezza

Perché Sestri era, ancora è, e rimarrà, lo scrigno in cui bellezza e arte sono unite verso un solo orizzonte, quell’orizzonte che si chiama futuro, perché la bellezza non appartiene a un secolo o a un nome, la bellezza non ha un passato, ma sempre un futuro. (Mario Dentone)

Francesco Baratta È nato e risiede con la moglie Rosetta a Sestri Levante: due figli e cinque nipoti. Grande Ufficiale; Commendatore dell’ Ordine di San Silvestro, già Presidente della Fondazione Junipero Serra, è stato Presidente regionale e Consigliere nazionale dell’Unione Cattolica Stampa italiana e membro dell’Accademia Cultori di Storia Locale. Giornalista pubblicista, ha ricoperto significative responsabilità nell’ambito della curia di Chiavari: direttore del periodico “Il Villaggio del Ragazzo”; Direttore di Telepace; di “Voci dal deserto, monasteri di Betlemme”; di “Serra Tigullio” ed è stato Direttore dell’Ufficio per la Promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. È autore di libri e saggi pubblicati da Internòs Ed., F.lli Frilli Ed., Le Mani, Il Geko edizioni. On line su: Unilibro, La Feltrinelli, Mondadori Store, Libreria Universitaria.it; Ibs. It.

Pierluigi Pezzi Nato e residente a Chiavari, con la moglie Carla, figlia e le due nipoti. Laureato nel 1974, ha ricoperto ruoli di responsabilità nazionale nel mondo del lavoro e nei trasporti; fino al 2016, in Autostrade, a Roma. Perito Storico, tra il 2014 e il 2018, per la Causa di Beatificazione di don Nando Negri; dal 2023, per la Causa di Beatificazione del giovane Albino Badinelli. Nominato da Papa Francesco, il 13 febbraio 2023, Cavaliere dell’Ordine Equestre di San Silvestro papa; assolve diversi incarichi presso la Curia Vescovile di Chiavari, in nome e per conto del Vescovo diocesano, mons. Giampio Devasini. Ha pubblicato (Il Geko edizioni): Mario Sbarbori, Un Dono – 2002; San P˘e, storie di nostra gente – 2017, (insieme a Margherita Casaretto); Don Gian – 2018; Chiavari per noi – 2020; In novant’anni è cambiato il mondo – 2023.

Francesco Baratta e Pierluigi Pezzi hanno condiviso le seguenti pubblicazioni (Il Geko edizioni): Da San Quirico a San Bernardo – 2014, Don Botto … e la sua chiesa – 2016 e 2023, Non solo don Nando: Olga e Gigetto Negri – 2018, L’arte culinaria … per monasteri e abbazie – 2021, A. Bastogi, sacerdote di famiglia in famiglia – 2021,  A. Dellepiane sacerdote a Barbagelata – 2022 e 2023, Da quel 2 luglio nell’orto … incontri e miracoli – 2022, Chiesa di Chiavari, da 130 anni diocesi – 2022, In cammino con padre Mauri a Sestri Levante – 2023, L’arciprete di San Rufino – 2024, Colori e silenzi del Tigullio – 2024 e 2025, Pietre vive Porte aperte – 2025




CABIRIA 206-207
Studi di cinema

Memoria di Adriano. Un altro membro di questa redazione ci ha lasciato: adriano aprà (1940-1924). È per me doveroso ricordarlo come studioso, come uomo di cinema, soprattutto come amico. se dovessi elencare tutto ciò di cui si è occupato, la sterminata competenza che aveva nel cinema classico e d’avanguardia, i rapporti che ha tenuto con i più grandi cineasti, non basterebbe l’intero fascicolo. Qui voglio ricordare con riconoscenza l’affetto e la stima che mi ha sempre dimostrato, a cominciare dalla prima volta che lo incontrai di persona. Eravamo stati invitati a Mestre per una tavola rotonda su Pietro Germi. io mostrai alcuni brani dei suoi film drammatici ricostruendo il percorso di fede che il regista genovese aveva espresso in modo tormentato e personale. Come al solito, ci fu chi ebbe a mugugnare sentendo parlare di certi argomenti, quasi io avessi voluto cristianizzare un mangiapreti. E in un tripudio di “in qualche modo”, “mi sembra di ricordare”, “sostanzialmente”, prese la parola Adriano che, con la sua voce profonda e l’atteggiamento di chi non ammetteva repliche, sostenne la mia essere un’analisi testuale ben fatta e che i contenuti che avevo evidenziato emergessero dalle immagini dei film, non da una mia forzatura interpretativa. Silenzio. Da quella sera nacque un’amicizia, fatta, da parte mia, di rispetto reverenziale per un maestro da par suo che aveva apprezzato il mio lavoro. Negli anni, lavorare con lui è stata sempre un’avventura piena di scoperte e di scrupolosi riscontri filologici, attenti entrambi alle durate dei film, ai formati, alle versioni alternative: aspetti che ci appassionavano ma che raramente trovano riscontro in chi fa critica cinematografica. Dreyer e Rossellini sono stati i nostri campi principali di ricerca, e posso vantarmi di aver contribuito a fornirgli materiali sconosciuti, inediti, dimenticati. Nello scorso aprile ho parlato con lui pochi giorni prima che morisse. Era in ospedale, provato ma ancora pieno di progetti. si stava interessando di Richard Fleisher e mi chiese come mai non mi fossi mai occupato del film Barabba. In effetti non lo avevo nemmeno mai guardato per intero. Nel frattempo l’ho fatto, mi è piaciuto e ho capito cosa vi avesse trovato Adriano e perché me lo avesse detto. Me ne occuperò: glielo devo. Marco Vanelli




Pietre vive Porte aperte

La storia della Società Operaia Cattolica è intimamente legata alla storia della nostra cattedrale. Da qualche mese le porte della nostra cattedrale sono sempre aperte, tutto il giorno; è il segno di una chiesa che si apre, che incontra le strade dell’uomo e lo accompagna nel cammino feriale della vita. Solo così potremo essere ancora comunità significative nelle storie dell’uomo di oggi come in futuro. Pietre vive e porte aperte: due ingredienti fondamentali per la Chiesa del futuro. Mons. Andrea Buffoli

Francesco Baratta È nato e risiede con la moglie Rosetta a Sestri Levante: due figli e cinque nipoti. Grande Ufficiale e Commendatore dell’Ordine di San Silvestro, già Presidente della Fondazione Junipero Serra, è stato Presidente regionale e Consigliere nazionale dell’Unione Cattolica Stampa italiana e membro dell’Accademia Cultori di Storia Locale. Giornalista pubblicista, ha ricoperto significative responsabilità nell’ambito della curia di Chiavari: direttore del periodico “Il Villaggio del Ragazzo”; Direttore di Telepace; di “Voci dal deserto, monasteri di Betlemme”; di “Serra Tigullio” ed è stato Direttore dell’Ufficio per la Promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. È autore di libri e saggi pubblicati da Internòs Ed., F.lli Frilli Ed., Le Mani, Il Geko edizioni. On line su: Unilibro, La Feltrinelli, Mondadori Store, Libreria Universitaria.it; Ibs. It.

 Pierluigi Pezzi Nato e residente a Chiavari, con la moglie Carla, figlia e le due nipoti. Laureato nel 1974, ha ricoperto ruoli di responsabilità nazionale nel mondo del lavoro e nei trasporti; fino al 2016, in Autostrade, a Roma. Perito Storico, tra il 2014 e il 2018, per la Causa di Beatificazione di don Nando Negri; dal 2023, per la Causa di Beatificazione del giovane Albino Badinelli. Nominato da Papa Francesco, il 13 febbraio 2023, Cavaliere dell’Ordine Equestre di San Silvestro papa; assolve diversi incarichi presso la Curia Vescovile di Chiavari, in nome e per conto del Vescovo diocesano, mons. Giampio Devasini. Ha pubblicato (Il Geko edizioni): Mario Sbarbori, Un Dono – 2002; San P˘e, storie di nostra gente – 2017, (insieme a Margherita Casaretto); Don Gian – 2018; Chiavari per noi – 2020; In novant’anni è cambiato il mondo – 2023.

Francesco Baratta e Pierluigi Pezzi hanno condiviso le seguenti pubblicazioni (Il Geko edizioni):Da San Quirico a San Bernardo – 2014, Don Botto … e la sua chiesa – 2016 e 2023, Non solo don Nando: Olga e Gigetto Negri – 2018, L’arte culinaria … per monasteri e abbazie – 2021, A. Bastogi, sacerdote di famiglia in famiglia – 2021, A. Dellepiane sacerdote a Barbagelata – 2022 e 2023, Da quel 2 luglio nell’orto … incontri e miracoli – 2022, Chiesa di Chiavari, da 130 anni diocesi – 2022, In cammino con padre Mauri a Sestri Levante – 2023, L’arciprete di San Rufino – 2024, Colori e silenzi del Tigullio – 2024 e 2025, Sestri Levante, due mari, due eredità – 2025




Tritolo in pillole Atto secondo

Di prefazioni si può anche morire d’inedia o nell’approssimazione artistica come mettersi al collo le cravatte di Armani… è meglio non farne mai di prefazioni… qualche volta, tuttavia, capita di leggere un libro fuori dalle categorie e dai modelli, e allora si può cercare di dire qualcosa su qualcosa e possibilmente contro qualcuno… è il linguaggio dall’autore che ne detta l’intensità o ne esclude l’effimero… sapendo che la scrittura aforistica è il peggior nemico della letteratura che si dice “blasonata”… l’imperfezione blandisce qualsiasi inganno e la verità è il suo figlio bastardo che aspira a non essere tollerato ma compreso. Le Pillole di Marco Sommariva, infatti, non sono solo un epigrammario libertario di notevole profondità affabulativa, ma un vero e proprio abbecedario eversivo della scrittura come lutto dell’intera società spettacolare… detto meglio… le invettive, le metafore, i calembour di Sommariva sono pensieri che vanno all’uomo per l’uomo, senza la pietà che lo soffoca… passioni provocatorie connaturate più con la sacralità dei folli, dei poeti, dei bambini o degli ubriaconi di genio, che con la beatitudine dei martiri, degli eroi o dei profeti non hanno nulla a che fare. Basta leggere d’un fiato alcune pillole surrealiste di Sommariva, per comprendere che là dove si manifesta il paradosso, il sistema mercatale muore e la vita trionfa

 MARCO SOMMARIVA (Genova, 1963). Ha pubblicato racconti e romanzi per Sicilia Punto L, Marco Tropea, More Nocturne Books e Red Star Press, saggi per Malatempora, Antonio Tombolini, Tipografia Helvetica e Malamente, e ha sceneggiato fumetti. È stato ospite della trasmissione Wonderland su Rai4 e premiato da Alessandro Baricco. Per lui hanno scritto prefazioni, postfazioni e presentazioni don Gallo, Gianfranco Manfredi, Goffredo Fofi, Piergiorgio Pulixi, Giorgio Canali, Pino Bertelli, Paolo Finzi, Giuliano Montaldo, Giovanni Pesce, Checchino Antonini, Alessio Lega, Marino Severini, Haidi Giuliani, Elia Rosati, Mauro Macario, Domenico Gallo, Maurizio Maggiani, Erri De Luca e Pino Cacucci. Ha scritto per A-Rivista anarchica, Left e Gli Asini. Scrive per Osservatorio Repressione, Carmilla e Ahida. https://www.marcosommariva.com/




Quadrilatero
Viaggio infantile nel Monregalese

LORENZA RUSSO da anni scrive di cultura alpina, di escursionismo e di ambiente in libri, favole e articoli (per “Alp”, “Lo Scarpone”, “L’Alpe”). Dopo aver dedicato molto tempo alle Dolomiti, si è spostata nel Ponente Ligure e ha scritto una guida gastronomica del Finalese (Dove nel Finalese. Il meglio di osterie, locande, agriturismo e prodotti tipici, Torino, Cda&Vivalda, 2003), territorio a cui è particolarmente legata. Dal rapporto con i “monti pallidi” sono nate una tesi di laurea in glottologia, poi trasformata in una guida escursionistico-toponomastica dal titolo Pallidi Nomi di Monti.Camminare nel territorio delle Regole d’Ampezzo tra Linguistica, Natura e Storia (esaurito) e il libretto di favole Bestiario d’Ajal, edito dal Comune di Cortina d’Ampezzo e illustrato da Lorenza. Le storie, ambientate nei boschi di Cortina d’Ampezzo, hanno il testo a fronte in dialetto ampezzano, infatti il Bestiario è stato pensato per gli allievi della Scuola elementare di Cortina che spesso non conoscono la natura della valle in cui abitano. La grande passione per la montagna ha portato Lorenza a scrivere due manuali per la casa editrice Hoepli, Camminare in montagna (2008) e Camminare nei boschi (2012). Nel 2008 Lorenza ha scritto la favola naturalistica La grande giornata di Loazzolo per la neonata oasi WWF del Forteto della Luja, a Loazzolo nelle Langhe. Per il nuovo Melangolo sono usciti due libri dedicati al Finalese: Autobiografia finalese – Guida sentimentale ai luoghi del Finalese e alla loro vita (2013 seconda edizione) e Cantastorie – Brevi ritratti di luoghi dimenticati nel Finalese (2014) e Milanomare, viaggia alternativi tra Milano e la Liguria (2015). Per Il Geko edizioni è uscito Mi porti in Val Bormida (2017), Landa d’autunno (2019), Oltremare (2020), Girotondo alpino (2020).e Alta Val Tanaro (2021).




Buonanotte Gippittì
Promptologia delle favole

“Raccontami una favola della buonanotte”. Sembra una domanda facile… e forse è una domanda facile. Basta un avvio, una piccola spinta, qualche elemento qui e lì che metta in moto la fantasia, anche quella che a volte crediamo di non avere. Insomma, basta quel che si chiama, più o meno, un “prompting”, ovvero una sollecitazione, una spinta per spronarci a usare quel filo di narrazione che abbiamo tutti fin da quando, uomini primitivi nelle caverne attorno all’unico Instagram che era il fuoco acceso, ci si trovava a raccontare il mondo, i suoi pericoli, le sue possibilità e il tessuto della nostra esistenza al suo interno. Quindi, tutti sappiamo raccontare una favola della buonanotte, ma casomai servisse uno stimolo ecco il linguaggio delle intelligenze artificiali che, con le giuste domande, può sciogliersi nel nostro linguaggio e potenziarne la creatività. Che tu sia un genitore, un insegnante, un nonno, un appassionato di storie o un uomo primitivo attorno al fuoco, ecco una piccola guida nella notte stellata con spunti e strumenti per trasformare la storia della buonanotte in un momento condiviso, dove ogni prompt alle intelligenze artificiali generative apre la porta a un mondo narrativo nuovo, da sperimentare in modo divertente. E, perché no, prendere sonno.




Transizioni Milano

Una mostra sui grandi cambiamenti innescati dallo sviluppo industriale, raccontati attraverso fotografie, filmati e opere d’arte. Con la metà dell’Ottocento e con la rivoluzione industriale prende avvio anche in Italia un profondo processo di cambiamento destinato ad avere importanti ripercussioni sui territori e sulle comunità. Assumono sempre più centralità le scoperte scientifiche e il progresso tecnologico. Il vapore viene sostituito dal motore a scoppio, poi da quello elettrico; l’elettricità permette al genere umano di vincere definitivamente l’oscurità della notte, cambiando abitudini e ritmi di vita. Le trasformazioni che ne derivano avvengono a cascata e toccano tutti gli aspetti del vivere civile, aumentando le opportunità di benessere e migliorando la qualità della vita. In questo contesto la crescita demografica è esponenziale, nascono nuove periferie e le città si trasformano di conseguenza. È però con la terza rivoluzione industriale, pilastro della modernità a valle della Seconda guerra mondiale, che si aprono per l’umanità nuove prospettive impensabili fino a quel momento: elettronica, automazione, informatica, energia atomica e tanto altro. Trasformazioni tuttora in corso, in uno scenario sempre più mutevole. Le grandi transizioni innescate dallo sviluppo industriale sono dunque i temi attorno ai quali si snoda il percorso espositivo allestito da Fondazione Ansaldo, prima a Genova a Palazzo Reale, e ora in collaborazione con il Politecnico di Milano presso lo Spazio Mostre Guido Nardi del Politecnico stesso. La mostra è suddivisa in tre macroaree: Impresa, Lavoro e Società, con un’attenzione particolare alla storia della città meneghina, in grado di offrire un punto di vista privilegiato per comprendere questi complessi mutamenti che l’hanno portata ad essere, nell’arco di poco più di un secolo e mezzo, motore propulsivo e fiore all’occhiello dell’industria e dell’economia italiana. Il ricco corredo fotografico e audiovisivo proveniente dagli archivi della Fondazione è ulteriormente impreziosito da una nutrita selezione di opere d’arte utili a meglio comprendere lo stretto rapporto tra arte, industria e società.




Le ferrovie dei Giovi tra immagini e territorio

Questo maneggevole volume raccoglie tutti i consigli pratici per poter raggiungere e fotografare in sicurezza i luoghi più scenografici delle linee ferroviarie dei Giovi. Brevi cenni storici e culturali legati al territorio lo rendono interessante per tutti.




L’Arciprete di San Rufino
Don Francesco Casella a Leivi dal 1938 al 1994

Nella foto in copertina, il “gruppo giovani” di San Rufino, nel 1955, con tre figure significative: un papà, Giacomo Trabucco, organista e guida del coro parrocchiale; una mamma, Annamaria Bonomi, maestra del paese e catechista; un sacerdote, don Casella, allora quarantenne. … sintesi di una società in cui si era tutti coesi nella ricerca del bene comune. In primis la forma­zione cristiana, a seguire lo spirito di servizio, l’impegno educativo improntato a principi saldi, fondati nella fede, nella solidarietà, nella prossimità ed accoglienza. Dalla prefazione di Cristina Oneto

Francesco Baratta È nato e risiede con la moglie Rosetta a Sestri Levante: due figli e cinque nipoti. Grande Ufficiale; Commendatore dell’ Ordine di San Silvestro, già Presidente della Fondazione Junipero Serra, è stato Presidente regionale e Consigliere nazionale dell’Unione Cattolica Stampa italiana e membro dell’Accademia Cultori di Storia Locale. Giornalista pubblicista, ha ricoperto significative responsabilità nell’ambito della curia di Chiavari: direttore del periodico “Il Villaggio del Ragazzo”; Direttore di Telepace; di “Voci dal deserto, monasteri di Betlemme”; di “Serra Tigullio” ed è stato Direttore dell’Ufficio per la Promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. È autore di libri e saggi pubblicati da Internòs Ed., F.lli Frilli Ed., Le Mani, Il Geko edizioni. On line su: Unilibro, La Feltrinelli, Mondadori Store, Libreria Universitaria.it; Ibs. It.

Pierluigi Pezzi Nato e residente a Chiavari, con la moglie Carla, figlia e le due nipoti. Laureato nel 1974, ha ricoperto ruoli di responsabilità nazionale nel mondo del lavoro e nei trasporti; fino al 2016, in Autostrade, a Roma. Perito Storico, tra il 2014 e il 2018, per la Causa di Beatificazione di don Nando Negri; dal 2023, per la Causa di Beatificazione del giovane Albino Badinelli. Nominato da Papa Francesco, il 13 febbraio 2023, Cavaliere dell’Ordine Equestre di San Silvestro papa; assolve diversi incarichi presso la Curia Vescovile di Chiavari, in nome e per conto del Vescovo diocesano, mons. Giampio Devasini. Ha pubblicato (Il Geko edizioni): Mario Sbarbori, Un Dono – 2002; San Pè, storie di nostra gente – 2017, (insieme a Margherita Casaretto); Don Gian – 2018; Chiavari per noi – 2020; In novant’anni è cambiato il mondo – 2023.

Francesco Baratta e Pierluigi Pezzi hanno condiviso le seguenti pubblicazioni (Il Geko edizioni): Da San Quirico a San Bernardo – 2014, Don Botto … e la sua chiesa – 2016 e 2023, Non solo don Nando: Olga e Gigetto Negri – 2018, L’arte culinaria … per monasteri e abbazie – 2021, A. Bastogi, sacerdote di famiglia in famiglia – 2021,  A. Dellepiane sacerdote a Barbagelata – 2022 e 2023, Da quel 2 luglio nell’orto … incontri e miracoli – 2022, Chiesa di Chiavari, da 130 anni diocesi – 2022, In cammino con padre Mauri a Sestri Levante – 2023, Dono e grazia nella poesia di don Frugone – 2023, Colori e Silenzi del Tigullio – 2024




Colori e Silenzi del Tigullio
Con le foto di Karl-Heinz Hinz

Bellezze paesaggistiche del Golfo del Tigullio da Portofino a Sestri Levante in un mese di settembre. Questo libro vuole rivivere con il lettore le infinite emozioni fissate sulle nostre macchine fotografiche in un meraviglioso mese di settembre, percorrendo paesaggi mozzafiato, case color pastello, borghi incastonati tra le alte colline e l’azzurro mare del golfo Tigullio situato in Liguria, da Portofino a Sestri Levante ai tempi dell’impero romano denominati Portus Delphini e Segesta Tigulliorum, gustando e raccontando le altre splendide bellezze paesaggistiche del golfo quali Santa Margherita,  Rapallo,  Zoagli, Chiavari, Lavagna. Gli autori Francesco Baratta e Pierluigi Pezzi sono accompagnati in questo piacevole viaggio da un artista dell’immagine, Karl Heinz Hinz.

Francesco Baratta È nato e risiede con la moglie Rosetta a Sestri Levante: due figli e cinque nipoti. Grande Ufficiale; Commendatore dell’ Ordine di San Silvestro, già Presidente della Fondazione Junipero Serra, è stato Presidente regionale e Consigliere nazionale dell’Unione Cattolica Stampa italiana e membro dell’Accademia Cultori di Storia Locale. Giornalista pubblicista, ha ricoperto significative responsabilità nell’ambito della curia di Chiavari: direttore del periodico “Il Villaggio del Ragazzo”; Direttore di Telepace; di “Voci dal deserto, monasteri di Betlemme”; di “Serra Tigullio” ed è stato Direttore dell’Ufficio per la Promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. È autore di libri e saggi pubblicati da Internòs Ed., F.lli Frilli Ed., Le Mani, Il Geko edizioni. On line su: Unilibro, La Feltrinelli, Mondadori Store, Libreria Universitaria.it; Ibs. It.

Pierluigi Pezzi Nato e residente a Chiavari, con la moglie Carla, figlia e le due nipoti. Laureato nel 1974, ha ricoperto ruoli di responsabilità nazionale nel mondo del lavoro e nei trasporti; fino al 2016, in Autostrade, a Roma. Perito Storico, tra il 2014 e il 2018, per la Causa di Beatificazione di don Nando Negri; dal 2023, per la Causa di Beatificazione del giovane Albino Badinelli. Nominato da Papa Francesco, il 13 febbraio 2023, Cavaliere dell’Ordine Equestre di San Silvestro papa; assolve diversi incarichi presso la Curia Vescovile di Chiavari, in nome e per conto del Vescovo diocesano, mons. Giampio Devasini. Ha pubblicato (Il Geko edizioni): Mario Sbarbori, Un Dono – 2002; San Pè, storie di nostra gente – 2017, (insieme a Margherita Casaretto); Don Gian – 2018; Chiavari per noi – 2020; In novant’anni è cambiato il mondo – 2023.

Francesco Baratta e Pierluigi Pezzi hanno condiviso le seguenti pubblicazioni (Il Geko edizioni): Da San Quirico a San Bernardo – 2014, Don Botto … e la sua chiesa – 2016 e 2023, Non solo don Nando: Olga e Gigetto Negri – 2018, L’arte culinaria … per monasteri e abbazie – 2021, A. Bastogi, sacerdote di famiglia in famiglia – 2021,  A. Dellepiane sacerdote a Barbagelata – 2022 e 2023, Da quel 2 luglio nell’orto … incontri e miracoli – 2022, Chiesa di Chiavari, da 130 anni diocesi – 2022, In cammino con padre Mauri a Sestri Levante – 2023, Dono e grazia nella poesia di don Frugone – 2023, L’arciprete di San Rufino – 202




Sinfonia d’Azzurro
Il mondo di Amalia Vago

Ai poeti bisogna voler bene. Tenerli cari e presenti. Tenere ai loro versi. Ascoltarli. Loro si sono aperti, si sono svelati, si sono offerti, hanno parlato per tutti, a volte pagato per le loro parole. Amalia è stata – è – una di queste voci. Intima, introspettiva, intraprendente. Capace di farci sentire con il suo sentire. Capace di abitare con la stessa generosità la propria interiorità, il luogo dove ha lavorato e vissuto, il paese al quale ha donato la propria casa. Anna Maria Guglielmino ed il gruppo delle “sue” fotografe prestano i propri occhi per “vedere” i versi di Amalia. Vederli come forse sono nati, dalle suggestioni del paesaggio e della natura, dalle emozioni e dai pensieri. Emozioni e pensieri di una donna dedita all’amore della conoscenza, dell’impalpabile e potente potere dei libri, della forza lieve e penetrante della propria penna. Questo piccolo e raffinato volume vuole invitare a percorrere le tracce che Amalia ci ha lasciato nei suoi scritti, a osservare la realtà con la sua attenzione, la sua minuzia, la sua delicatezza. Le offriamo questo omaggio con l’affetto e la riconoscenza che si devono agli esempi duraturi, di arte e di vita.




Robotica Creativa
Per giovani tecnologici

Negli ultimi anni la robotica per l’infanzia ha attirato sempre maggiore attenzione, conquistando un posto di rilievo nella formazione dei più giovani. Prendendo a prestito un termine della lingua inglese, le attività di TINKERING, ovvero un modo di sperimentare ed esplorare le conoscenze tecnologiche attraverso la creatività e la realizzazione pratica, permettono di portare l’apprendimento da passivo ad attivo, dove i ragazzi sono chiamati ad agire e produrre qualcosa di concreto. Il manuale di ricette ha questo scopo: dare alcune nozioni che guidino i giovani nella creazione di mac-chine automatiche e robot a partire dalle cose vecchie che si trovano in casa o nelle aule scolastiche. Un secondo aspetto riguarda i costi di queste realizzazioni, non solo quelli economici ma anche quelli che riguardano anche l’impatto sull’ambiente dei materiali utilizzati. La robotica per ragazzi è alla portata di tutti, non necessita di kit dai costi elevati, utilizzabili magari una volta sola e destinati ad accrescere rifiuti speciali e dallo smaltimento complesso. Liberando fantasia e curiosità è possibile dare vita a robot creativi attraverso materiali di recupero, progettare e assemblare macchine via via sempre più complesse, imparare a raccontare quello che si costruisce e da dove provengono gli oggetti utilizzati




Un viaggio nel Novecento sulle strade della Riviera dei Fiori

Dalle vetture a cavalli dell’Ottocento ai moderni autobus, per servire le lunghe vallate d’entroterra, le località collinari e i centri sulla litoranea, con linee locali, urbane, Gran turismo.
Sono stati pubblicati diversi volumi sulla storia e l’attività di importanti imprese di trasporto pub-blico operanti nel ponente ligure (come la SATI e la STEL) e in generale sui servizi tranviari e filo-viari in provincia di Imperia, compreso quello sulla funivia San Remo-Monte Bignone. Questo nuovo libro – pur ricordando, in appositi riquadri, i servizi a trazione elettrica già ampiamente trattati in quelle precedenti pubblicazioni – si sofferma soprattutto sulla storia – in gran parte ormai sepolta dal tempo – delle tante imprese di autolinee, spesso individuali o a carattere famigliare, che si avvicendarono nel corso del Novecento, servendo località d’entroterra, collinari e sulla litoranea. Il volume, dopo un primo capitolo sulla storia della mobilità pubblica nel secolo scorso, è suddiviso per territori omogenei, nei quali i trasporti pubblici locali sono ricordati nel loro sviluppo, dall’inizio del Novecento agli anni Settanta, con un ulteriore capitolo – questa volta a livello provinciale – relativo alla gestione pubblica nell’ultimo quarto di secolo. L’Appendice, infine, è dedicata ai servizi a lunga percorrenza e di Gran Turismo che interessarono la provincia. Nel testo (trattato per territorio e non per impresa, per cui in alcuni casi si troverà la stessa azienda citata in capitoli diversi), oltre alle numerose immagini, in massima parte inedite, sono stati inseriti e commentati diversi orari di servizio delle linee, perché, specie nella prima metà del Novecento, dal numero e dalla sequenza delle corse dell’allora “necessaria” corriera, riemerge il quadro della realtà storica e sociale delle località servite. Infine, non sono dimenticati i veicoli che furono in servizio presso le varie concessionarie: figurano nelle tante immagini pubblicate e sono ricordati nel testo o in apposite tabelle; di queste ultime, però, sono riportate, a titolo di esempio, solo quelle di alcune imprese o per periodi limitati, sia per l’assenza di notizie certe sul parco storico di un secolo, in particolare per i primi anni del Novecento e per quelli dei periodi bellici, sia per non gravare il testo di troppi prospetti con dati dal contenuto, in definitiva, di interesse relativo. Corrado Bozzano




Di padre in figlio

Di padre in figlio è una raccolta di racconti che legano tre generazioni della famiglia Ansaldo. Gio-vanni Battista figlio di Giovanni, giornalista e scrittore, e Francesco Gerolamo padre di Giovanni. Francesco Gerolamo è figlio di un altro Giovanni, quello che fu tra i principali artefici della costitu-zione, nel 1853, della Gio. Ansaldo & Co dalla quale prenderà avvio il progetto di industrializza-zione del Regno di Sardegna prima e del Regno d’Italia poi. È grazie a Giovanni Battista che Fon-dazione Ansaldo ha l’opportunità di pubblicare questo libro. Egli infatti raccoglie e riordina gli straordinari racconti che il padre Giovanni scrive traendo spunto dai resoconti di Francesco Gero-lamo di professione marittimo, dapprima giovanissimo a bordo degli ultimi briganti- ni a vela che solcavano a fine Ottocento le rotte tra Regno Unito e l’Oriente e poi quale capitano di lungo corso sui primi grandi piroscafi, vanto della cantieristica italiana dell’epoca, in servizio a inizio novecento tra l’Italia e le Americhe. I racconti narrano di quest’ultimo tempo, quello delle massicce immigra-zioni che portano al di là dell’Atlantico tanti nostri connazionali in cerca di speranza e fortuna. Ognuno di questi racconti raccoglie lati curiosi, comici e anche drammatici di queste traversate che la penna magistrale di Giovanni dipinge con quel tratto continuo che non permette di interromperne la lettura fintantoché non si arriva all’ultima pagina del libro. È il ritratto di un tempo, con le sue luci e le sue ombre, che qualche lettore dai bianchi capelli potrebbe ricordare ripensando a qualcosa che aveva magari sentito raccontare dai propri nonni e genitori. L’opera è la rappresentazione plastica di un talento familiare che, sotto diverse forme e professioni, lega tra loro queste generazioni regalandoci, a fine libro, un nostalgico desiderio: quella di voler scoprire altri racconti, inediti, per sperare di poter continuarne la lettura. I racconti sono introdotti da una toccante prefazione del pro-fessor Francesco Perfetti, nel ricordo di Giovanni Battista e di Giovanni Ansaldo.
GIOVANNI ANSALDO (1895-1969), annoverato come una delle firme più note del giornalismo novecentesco, discende da una prestigiosa famiglia genovese: il nonno fu uno dei fondatori della ri-nomata ditta Ansaldo e il padre capitano di ma re di lungo corso che ebbe il merito di scoprire nuove rotte commerciali verso l’America. Completati gli studi in giurisprudenza dopo la Prima guerra mondiale, inizia la sua carriera comecronista per «Il Lavoro» fino a diventarne, nel 1922, capo re-dattore. Attorno alla testata ruotano importanti intellettuali come Piero Gobetti con cui inizierà un rapporto di amicizia e di collaborazione sulla rivista «Rivoluzione Liberale». Dapprima fervente an-tifascista, partecipa al manifesto degli antifascisti di Benedetto Croce e nel 1926 viene condannato a cinque anni di confino a Lipari. Riprenderà la professione l’anno successivo grazie alla mediazione di Leo Longanesi, sebbene senza la possibilità di firmare i suoi articoli che saranno siglati con una stella nera, pseudonimo che lo renderà celebre nell’editoria. Una volta allineato alle direttive gover-native fasciste, nel 1936 Costanzo Ciano lo volle direttore del quotidiano «Telegrafo». Dopo la ca-duta del regime fu catturato dai tedeschi e deportato in Polonia e in Germania. Tornato in Italia nel 1945, diresse altri importanti testate giornalistiche quali «Il Borghese» di Milano e «Il Mattino» di Napoli.




Era solo un bambino

Era solo un bambino è un romanzo che prende spunto da alcuni eventi realmente accaduti, integrati da testimonianze orali, da notazioni giornalistiche, ricerche d’epoca, episodi creativi, dove sfilano personaggi che si intrecciano nelle pieghe di un conflitto ormai in disfacimento dal 1942 al 1945 della Seconda guerra mondiale. Il libro descrive un periodo di grande fermento dove Luisa con il figlio Marco, sfollati da Genova in un piccolo paese dell’Oltrepò Pavese, il cugino Mario, respon-sabile commerciale di una corderia a Sant’Angelo Lodigiano, il colonnello Franz, comandante di una compagnia di Panzerkampfwagen VI Tiger della Wehrmacht, la maestra Giovanna, l’amico del cuore Piero e il parroco don Giorgio, sono costretti ad affrontare vicende più grandi di loro.

MAURO MARICINO è nato Genova dove attualmente vive. Perito Industriale Meccanico ha fre-quentato la facoltà di Scienze Politiche.Affascinato dalla letteratura, dalla storia, dal progresso e dalla scienza, ha dovuto conciliare il suo impegno politico e l’attività sportiva, con il lavoro di esperto di progettazione meccanica e di strutture presso grandi aziende, per la collaborazione su temi più diversi a riviste aziendali, sindacali e pubblicazioni tecniche. Come opinionista ha scritto, per dieci anni, sui giornali locali: “Corriere di Sestri Ponente” (Genova) “L’Eco di Levanto” (La Spezia) Per il Geko Edizioni ha pubblicato i libri: nel 2015 Riflessioni Semplici e Racconti Minimi nel 2016 Un pezzetto di vita nel 2020 Intrecci di Parole




Il mio mondo

Un lungo racconto dove penso di aver descritto le evoluzioni di un uomo che ha voluto da sempre accrescere la propria conoscenza ed esperienza senza mai risparmiarsi e affrontando con determina-zione quanto gli veniva proposto con la coscienza di sempre bene operare con dignità senza com-promessi di sorta. Ho voluto sempre dimostrare quanto l’affrontare l’avvenire, sempre nei limiti delle proprie conoscenze, consista in un insieme di grande volontà, umiltà e impegno. Il tutto con lo studio anche dettagliato delle prove che avremmo dovuto affrontare nel breve periodo della nostra esistenza. Ora come cantava un grande “My end is near” e nel mio piccolo ho sempre percorso la “My way”.

FRANCO EMILIO BUGLI nato a Genova Sampierdarena nel 1941 e vive attualmente a Sestri Ponente. Diplomato Perito Elettrotecnico all’Istituto “Galileo Galilei” ho lavorato all’Italimpianti come Direttore dei lavori in più cantieri, Project Manager nella realizzazione della Centrale Nucleare di Cordoba in Argentina e Testimone dei collaudi in campo Elettrico, Strumentazione e Automa-zione per grandi società anche internazionali. Ha pubblicato due racconti: “C’era una volta la Co-scia” e “Tutti a Taranto”. Il presente racconto completa la sua esperienza di vita




La Società del Giardino
Sociabilità e convivialità nella Milano moderna

Questa nuova pubblicazione è una accurata ricerca storico-scientifica che racconta sì della vita sociale del circolo ma soprattutto racconta – e questo è il va- lore aggiunto che ha sorpreso tutti e ha appassionato gli Accademici nel lavorare sugli archivi – dell’evoluzione della sociabilità nella città di Milano nel corso dei due secoli, l’Ottocento e Novecento, ricchi di tante trasformazioni. Soprattutto il Novecento è stato un secolo che ha consacrato Milano città europea, capace di competere con le grandi capitali. Milano, Mediolanum, da sempre terra di mezzo appunto, luogo di incontro delle genti tra nord e sud, est e ovest. Milano, locomotiva di progresso economico grazie alla sua predisposizione ad accogliere e ad aprirsi a nuove sfide. Milano, riferimento nazionale indiscusso per il lavoro nonché riferimento internazionale per la finanza, le corporation globali, la moda, il design, la cultura e, più recentemente, l’educazione universitaria e il turismo (ma anche per il terzo settore, probabilmente per quella innata vocazione meneghina all’accoglienza). È nel corso del Novecento che si modifica l’aspetto urbanistico della città, con il sorgere dei primi grattacieli: il cosiddetto Pirellone e la Torre Velasca. Nascono nuovi quartieri quali Quarto Oggiaro, QT8, Milano 2. Cambia il suo profilo etnico: da multiregionale a multietnico, insomma un nuovo “abito”, sempre più cosmopolita e globale. Ma vediamo più da vicino la struttura della ricerca. In apertura del volume, Angelo Bianchi analizza i primi Regolamenti del circolo (giunto sino a noi in forma manoscritta e mai dato alle stampe), che viene contestualizzato e messo in relazione con i successivi. Riccardo Benzoni poi delinea la composizione della compagine sociale offrendo al lettore un complesso studio prosopografico dei primissimi soci del circolo, dalla fondazione fino alla prima metà dell’Ottocento. A seguire, Elena Riva dapprima si interroga sul cambia- mento della sociabilità alle soglie dell’unità nazionale, per poi passare a descrive- re ed analizzare le grandi feste, i balli e le accademie che resero celebre il circolo. Rosa Cafiero, da musicologa, si sofferma sul ruolo fondamentale delle accademie musicali. Carlo Bazzani prosegue attraversando le vicende del circolo nell’età risorgimentale, epoca cruciale in tutta la penisola ma, soprattutto, per Milano, mentre tocca a Maurizio Romano indagare vicende e personaggi del circolo nella prima metà del Novecento, in un’età che potremmo definire già contemporanea. Infine, Silvia Donghi prova a ricostruire le varie fasi di formazione dell’archivio sociale del circolo, con particolare attenzione alle figure dei primi soci con qualifica di archivisti e all’operato di Ambrogio Terruggia, che fu il primo a ricevere dalla Direzione l’incarico di operare un ordinamento ed uno scarto sulle carte del circolo. In chiusura, indaga la composizione della biblioteca sociale della Società del Giardino, in modo da fare emergere le letture della classe dirigente milanese attraverso i decenni. Leggere i vari capitoli è come fare un viaggio nel tempo che, attraverso gli occhi del circolo, apre alle trasformazioni di cui si accennava precedentemente. Il circolo è davvero uno specchio della sua città e questo rappresenta un valore importante, idealmente il pilastro su cui poggia l’impalcato che proietta il circolo stesso, e la sua storia, in questo nuovo secolo, con le sue tradizioni – ora secolari – e le sue consuetudini, fatte di immutabile spirito di convivialità e conversazione, che si fondano sul principio dell’amicizia. Infine, della sua sede, da percepirsi quale seconda casa a tutti gli effetti per i suoi sodali: un baluardo a protezione di quella umanità buona, lontana da ideologie e pregiudizi, quella del vivere bene, nonché occasione per sospendere, per quei tratti di tempo trascorsi a Palazzo Spinola, pensieri e preoccupazioni dettati dalla frenetica quotidianità. Seguendo negli anni recenti le vicende del circolo non si può non considerare come esse siano strettamente legate alle vicende cittadine e nazionali coeve. I notiziari sociali, negli anni Sessanta e Settanta (gli anni delle lotte per nuove conquiste sociali, della contestazione giovanile e poi, purtroppo, del terrorismo), si fanno visibilmente scarni, e mostrano una sociabilità principalmente rivolta verso l’interno, forse un po’ autoreferenziale, piuttosto che all’esterno. Negli anni Cinquanta gli Albi Sociali riportano un numero di soci ben superiore ad 800: ver- so lo scorcio degli anni Settanta, invece, la compagine sociale appare così ridotta da non raggiungere le 400 unità. La seconda delle grandi transizioni che il secolo scorso ha attraversato, dopo la fine del secondo conflitto e il boom economico, è stata quella degli anni della crisi cui seguiranno, come poc’anzi accennato, prima le lotte operaie, poi la contestazione studentesca e, infine, i cosiddetti “anni di piombo”. Il circolo ha attraversato queste fasi e le ha sofferte: ciò nonostante, ha costituito sempre un punto di riferimento per il corpo sociale, sempre rappresentativo della migliore qualità della società civile meneghina nelle sue varie professioni. Leggere i nomi di Luigi Carraro e Angelo Moratti negli annuari sociali degli anni Sessanta riporta, con un senso di sognante romanticismo, ai tempi della vincente Milano calcistica, e del suo stadio San Siro. Anche leggere quelli di Elio e Fulvio Bracco, Bernardo Caprotti, Silvio Tronchetti Provera, del senatore Senatore Borletti e dei fratelli Ferdinando e Mario Borletti, di Giovanni Battista Caproni di Taliedo, di Antonio e Rinaldo Invernizzi, di Franco Ratti di Desio dà uno spaccato rappresentativo, ancorché non esaustivo, della Milano del saper fare presente nel corpo sociale. Per non dimenticare dell’arte, della scienza, della cultura e dello sport: Gianni- no Castiglioni, autore di una delle porte bronzee del Duomo; Mario Tiengo, già Presidente del Giardino, pioniere della terapia del dolore; Cesare Chiodi, già due volte anch’egli Presidente del circolo, ingegnere e urbanista, assessore all’edilizia di Milano (cui si deve tra l’altro il progetto del nuovo Ospedale Maggiore di Mila- no); Sileno Fabbri, al quale si deve la stipula di una convenzione tra l’Amministra- zione Ospedaliera e la Regia Università che rappresentò l’atto di nascita dell’O- spedale Policlinico di Milano; Angelo Campiglio, proprietario della Villa Necchi Campiglio oggi casa museo del FAI; Francesco Cetti Serbelloni, Presidente del Touring Club Italiano; i senatori Guido Ucelli di Nemi, ingegnere e fondatore del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano e Giovanni Treccani degli Alfieri fondatore, con Giovanni Gentile, dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana; infine Edoardo Mangiarotti, schermidore, l’olimpionico italiano più medagliato di sempre. In continuità con le radici e le passioni musicali che dalla fondazione in quel lontano 1783 contraddistinguono la Società del Giardino, molti dei grandi nomi della musica – musicisti, cantanti, registi – sono passati nelle sale di Palazzo Spinola: Renata Tebaldi, Giulietta Simonato, Luciano Berio, Claudio Abbado, Lu- ciano Pavarotti, Franco Zeffirelli, Riccardo Muti, Riccardo Chailly, Carlo Maria Giulini, Uto Ughi, senza dimenticare anche quelli della musica moderna: su tutti, sir Paul McCartney. Di questi abbiamo traccia ma, probabilmente, altri ancora hanno varcato l’ingresso di via San Paolo 10. Nel maggio del 1956 si recò in visita al circolo S.E. Monsignor Giovanni Battista Montini, all’epoca arcivescovo di Milano, eletto poi al soglio pontificio nel 1963 col nome di Paolo VI. Merita citazione la conferenza nel 1963 di Gaetano Marti- no, protagonista del rilancio europeo che aveva guidato nel 1957 la delegazione italiana per la stesura e la firma dei Trattati di Roma, costitutivi della Comunità Economica Europea. A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta ricordiamo le serate con gli autorevoli consoci Cesare Merzagora (banchiere e politico, presi- dente del Senato reggente la Repubblica durante la malattia del Presidente Antonio Segni) e Ardito Desio, esploratore noto soprattutto per aver guidato la vittoriosa spedizione che ha portato sulla vetta del K2 (la “montagna degli italiani”) gli alpinisti Achille Compagnoni e Lino Lacedelli nel 1954: proprio in quell’anno Desio entra al circolo come socio. Tra gli anni Sessanta e Ottanta si ebbero numerose manifestazioni connesse allo sport, con la partecipazione dei vertici del CONI e del CIO tra i quali Giulio Onesti e Juan Antonio Samaranch, e la partecipazione di tanti campioni nazionali. Nel dicembre del 1998 si è tenuta una serata dedicata ai Premi Nobel con Rita Levi Montalcini (1909-2012, Nobel Medicina 1986), William Sharpe (1934-, Nobel Economia 1990), Kary B. Mullis (1944-, Nobel Chimica 1993), Robert C. Richardson (1937-2013, Nobel Fisica 1996). Alcuni di questi scienziati sono tornati al circolo tre anni più tardi per una serata dal titolo For the benefit of humanity. Un omaggio di Milano per il centenario del Premio Nobel. Nel primo decennio di questo secolo vanno ricordate anche le affollate e affascinanti conferenze di Monsignor Gianfranco Ravasi, allora Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, oggi reverendissimo Cardinale e Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, nonché Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Interessanti anche i duetti su temi di etica comportamentale che Ravasi ingaggiò con soci di rilevanza imprenditoriale e accade- mica a livello nazionale quali il dott. Cesare Romiti e il prof. Giacomo Vaciago. Infine, non è possibile tralasciare: il rapporto della Società del Giardino con le istituzioni cittadine, a partire da quello con le Forze Armate e con le Forze dell’Ordine che, a rotazione, si raccontano nel Salone Oro nella serata della loro festa, il 4 novembre, ora estesa anche a celebrare l’Unità Nazionale, talvolta con la presenza dei propri Capi di Stato Maggiore e/o Comandanti Generali; il rapporto con il Corpo Consolare, sia in collaborazione con altre associazioni sia ospitandoli, con regolarità, in serate loro individualmente dedicate, tipicamente nel giorno della rispettiva festa nazionale; per finire, quello con il Teatro alla Scala per il quale ospitiamo la serata di gala – il cosiddetto “dopo Scala”- che segue la “Prima” del programma operistico, nella notte di sant’Ambrogio, non fosse altro che per rimarcare quanto la nostra casa, al civico di San Paolo 10, rappresenti quel luogo fisico ideale e iconico proprio per ciò che la Società del Giardino da sempre rappresenta agli occhi di Milano, delle sue Istituzioni e dei suoi cittadini. Siamo così giunti all’alba del nuovo secolo, ma anche alla fine di questa premessa. Questi ultimi venti anni hanno visto tanti cambiamenti, non è il caso naturalmente – né questa la sede – di approfondirli tutti ma, sicuramente, due devono essere brevissimamente ripercorsi. Il primo: il circolo ha chiuso i battenti per un lungo periodo – diversi mesi – a causa della pandemia da covid-19. Il secondo: l’avvento delle tecnologie digitali che hanno profondamente e rapidamente trasformato il modo di socializzare e di comunicare. Le chiusure dettate dal covid hanno segnato il corpo sociale che ha provato a ritrovarsi on-line ma, alla fine, ha fatto comprendere e poi riscoprire il desiderio della presenza fisica, quindi il fascino della quotidiana convivialità al Riservino o al Tavolo Sociale e quello della partecipazione ai tradizionali eventi sociali, sempre sentiti e partecipati.La trasformazione digitale ha invece messo in luce quanto le tradizioni, gli usi e le consuetudini che la Società del Giardino ha da sempre coltivato siano davvero “senza tempo”, non rimpiazzabili da altri mezzi, congegni digitali inclusi. Tutta- via, il circolo non si è mai fermato. In questi primi duecentoquarant’anni, anzi, il circolo ha sempre – e continua sempre – a guardare al futuro, rinnovandosi nel rispetto dei propri valori e della propria tradizione.




Agostino Dellepiane Sacerdote
A Barbagelata dal 1951 al 1989

Un impegnativo lavoro di ricerca quello portato avanti dai nostri due studiosi di storia della Chiesa chiavarese: raccolta meticolosa di scritti e fotografie, ricostruzione puntuale della figura e dell’opera di don Agostino così come del contesto in cui si è svolta la sua vicenda biografica, sguardo attento ai testi che hanno alimentato la sua formazione teologica. Ne emerge la figura di un pastore secondo il cuore di Dio: ampi spazi dedicati alla preghiera (fedeltà alla Liturgia delle Ore, tempi prolungati di adorazione dinanzi al Ss.mo Sacramento); sobrietà, a volte ai limiti dell’indigenza; generosità; animo umile, gioioso e benevolente; costante aggiornamento teologico (quando sono stato a Barbagelata mi sono soffermato a lungo sui libri custoditi nella sua biblioteca: testi di grande valore formativo); obbedienza al vescovo, a volte – se non ho inteso male – assai faticosa; spirito di accoglienza; cura delle relazioni; accompagnamento spirituale di numerose persone, tra cui non pochi presbiteri; amore per il santo popolo fedele di Dio. Sono certo che coloro che leggeranno le pagine di questa pubblicazione ne trarranno grande beneficio spirituale nel senso che si accrescerà in loro il desiderio di accogliere sempre più pienamente «l’amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5), e, con il proprio cuore dilatato da questo amore, mettere, con Gesù e come Gesù, la propria esistenza a servizio degli altri. E così, al pari di don Agostino, faremo esperienza di pienezza di vita.
FRANCESCO BARATTA– È nato e risiede con la moglie Rosetta a Sestri Levante: due figli e cinque nipoti. Commendatore della Repubblica e dell’Ordine Equestre di San Silvestro, già Presidente della Fondazione Beato Junipero Serra, è stato Presidente regionale e Consigliere nazionale dell’Unione Cattolica Stampa italiana e membro dell’Accademia Cultori di Storia Locale. Giornalista pubblicista, ha ricoperto significative responsabilità nell’ambito della curia di Chiavari: direttore del periodico “Il Villaggio del Ragazzo”; Direttore di Telepace; direttore di “Voci dal deserto, monasteri di Betlemme”; direttore editoriale di “Serra Tigullio” ed è stato Direttore dell’Ufficio per la Promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. È autore di libri e saggi pubblicati da Internòs Ed., F.lli Frilli Ed., Le Mani, Il Geko edizioni.
On line i suoi libri su: Unilibro, La Feltrinelli, Mondadori Store, Libreria Universitaria.it; Ibs. It.

PIERLUIGI PEZZI – Nato e residente a Chiavari, con moglie, figlia e le due nipoti. Laureato nel 1974, ha ricoperto ruoli di responsabilità nazionale nel mondo del lavoro e nei trasporti; fino al 2016, in Autostrade, a Roma. Perito Storico, tra il 2014 e il 2018, per la Causa di Beatificazione di don Nando Negri; da gennaio, per la Causa di Beatificazione del giovane Albino Badinelli. Nominato da Papa Francesco, il 13 febbraio 2023, Cavaliere dell’Ordine Equestre di San Silvestro papa; attualmente assolve diversi incarichi presso la Curia Vescovile di Chiavari, in nome e per conto del Vescovo diocesano, mons. Giampio Devasini. Ha pubblicato (Il Geko edizioni): Mario Sbarbori, Un Dono – 2002; San Pe˘, storie di nostra gente – 2017, (insieme a Margherita Casaretto); Don Gian – 2018; Chiavari per noi – 2020; In novant’anni è cambiato il mondo – 2023.




Tritolo in pillole

Marco descrive la stupidità della normalità delle cose. Lo fa in maniera minimale ed essenziale con questi mini-attacchi al comune senso della merda del mondo in cui viviamo: ogni tanto qualcuno che sa mettere le parole in fila nel giusto ordine esiste. La sagacia che fa brillare queste centosessanta minuscole cariche esplosive ci fa sorridere, riflettere e ci fa incazzare perché è ovvio che il mondo non cambierà per queste centosessanta micro-deflagrazioni, continuerà a essere la congrega di idioti descritta da John Kennedy Toole nel suo romanzo esplosivo Una banda di idioti pubblicato “postumissimo” – farsi fuori spesso è la soluzione a tutto –, ma intanto ci si sente meno soli. Ecco, visto che ho “dovuto” scrivere questa microscopica prefazione, Marco mi perdonerà se nel tempo gli ruberò qualche spunto per le mie canzoni di merda. Per intanto accendiamo un candelotto a Nostra Signora della Dinamite consci che le nostre preghiere per un mondo migliore mai saranno ascoltate.

MARCO SOMMARIVA (Genova, 1963) è nato e vive a Priano, Genova-Sestri Ponente. Ha pubblicato una ventina di libri. Ricordiamo i romanzi Fischia il vento (Sicilia Punto L) con prefazioni di don Gallo e Gianfranco Manfredi e Il venditore di pianeti (Marco Tropea), e i saggi Ribelli 1000-2000, un lungo millennio (Malatempora), Sbirri! (More nocturne books) e Ombre dal futuro (Malamente). Ha pubblicato racconti in antologie quali La rossa primavera (Liberazione) Per sempre ragazzo (Marco Tropea) e Fuoco! (Red Star Press), che hanno visto la partecipazione di scrittori quali Pino Cacucci, Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Erri De Luca, Lidia Ravera, Francesco Guccini, Nanni Balestrini, Paolo Nori e molti altri. Sue sono storia e sceneggiatura del fumetto Ventotene, storia di confinati (Ultima spiaggia).




Il tempo e le opere

“È la fine degli anni ’70 e sulla passeggia- ta del Forte (Forte dei Marmi) nasce un rapporto, una collaborazione, un’amici- zia che esite tutt’ora. Rino Valido entra nella galleria Poleschi come visitatore, amatore dell’arte e poi, passo dopo passo, inizia lo scambio arti- stico con Vittorio Poleschi. Rino inizia proponendo la sua pittura, ancora figurativa, accademica, di spe- rimentazione. Poi l’intuizione. Quello che i suoi occhi vedono, diventa- no forme, geometrie, il tutto unito dal- l’utilizzo del colore, che diventerà il suo elemento di studio per anni, prima con campiture compatte, poi sfumate, spe- rimentando persino il collage, quindi la materia. Tutto ciò per arrivare al cardine della sua ricerca: l’equilibrio. Equilibrio di forme e colori in grado di formulare la composizione perfetta. (…) Insomma questi sono brevi cenni di un’amicizia che si mantiene da oltre un quarantennio e come direbbe il grande Vittorio «Oh Caro! Sen né fatta di strada insieme!».” Dalla testimonianza di Vittorio Poleschi