Recco DNA sportivo

Dati ufficiali non ne esistono e difficilmente sarebbe possibile ottenerne. Tuttavia è molto più che probabile ipotizzare che, se venisse stilata una classifica nazionale dei successi sportivi ottenuti dai Comuni al di sotto dei 10.000 abitanti, Recco ne sarebbe capofila. Se poi si provasse a fare una proporzione tra il numero di residenti e la cifra di vittorie conquistate, questo piccolo lembo di Liguria rischierebbe seriamente di conquistare il primato assoluto, sbaragliando senza troppi problemi la concorrenza non solo delle più grandi metropoli dello Stivale ma anche di molte realtà continentali se non addirittura mondiali. D’altronde se c’è una costante che ha accompagnato la storia recchelina dagli albori del ’900 ad oggi è proprio la capacità delle sue genti di farsi valere in ambito sportivo. Una vocazione innata, insita probabilmente del DNA di un paese che pur trasformandosi suo malgrado da antico borgo marinaro a moderna cittadina non ha smesso di recitare il ruolo di capitale sportiva. Nella pallanuoto, ovviamente, ma non solo. In quasi 120 anni Recco ha saputo essere protagonista nelle più svariate discipline. Dalla vela alle arti marziali, passando per rugby, atletica, motori, ginnastica, bocce, biliardo, surf, calciobalilla. Scorrendo a ritroso le pagine della storia recchelina si ha l’impressione che tutto ciò che è possibile declinare in termini sportivi in riva al Golfo Paradiso riesca prima o poi a far rima con vittoria. Merito della perseveranza e del talento di schiere di campioni ai quali Recco ha fatto da mamma, naturale o putativa poco importa. Ma dal 1908, anno della fondazione della Società Nautica Recco, la prima realtà sportiva del paese, questa verde conca stretta tra le vette dell’Appennino e le acque del Mar Ligure ha fatto da scenario anche a grandi eventi ludici. Manifestazioni il cui ricordo è il più delle volte riposto da tempo in un angolo di una memoria corale che fatica a riportarlo alla luce e che soltanto una foto ingialliata o un vecchio ritaglio di giornale riesumato dal fondo di un cassetto polveroso riescono a rendere concreto. Dalla volontà di non disperdere questo patrimonio collettivo nasce questo volume, diviso in capitoli organizzati in ordine cronologico, partendo dalla prima società che diede il via alla disciplina in questione. Un libro pensato e creato per portare a conoscenza del lettore il percorso storico, culturale, sociale ed umano delle associazioni e dei personaggi che da oltre un secolo danno sostanza ai sogni di un’intera comunità. Vicende di vite comuni, capaci di riempire d’orgoglio i propri concittadini. Storie di eroi semplici, mirabili realizzatori di imprese al di fuori dell’ordinario. Classici campioni della porta accanto, spesso sconosciuti al grande pubblico eppure in grado di lasciare un’impronta indelebile del proprio passaggio. A loro, attraverso una carrellata inevitabilmente non priva di errori e lacune, è dedicata questa opera. Un’opera collettiva,creata e raccontata dagli stessi personaggi che la popolano.

MARCO TRIPODI – Nato formalmente a Genova nel 1979, ha passato i primi 29 anni della sua vita a Recco. Qui ha mosso i primi passi come giornalista, scrivendo di pallanuoto, calcio e rugby. Dal 2005 ha iniziato una decennale collaborazione con il Corriere Mercantile, divenendone corrispondente per cronaca e politica prima a Recco poi a Lavagna e Chiavari. Nel 2014 è tornato ad occuparsi di sport per radio, tv e siti internet di portata nazionale. Attualmente è responsabile comunicazione del Bogliasco pallanuoto e corrispondente locale di Radio Sportiva.

ANDREA REVELLO – Originario di San Rocco di Camogli, è nato nel 1959 a Recco, dove risiede dall’età di 6 anni. Lavora nel settore editoriale da oltre 25 anni. Appassionato collezionista di pubblicazioni e documenti che riguardano la storia di Recco e del comprensorio, ha lavorato diversi anni a Il Golfo e ha collaborato a Il Nuovo Levante. Con Beppe Rosasco ha pubblicato per nove anni EccoRecco ed è attualmente editore di Levantenews.it. Il suo Studio Helix ha prodotto decine di libri per i tipi della milanese Libreria dello Sport e di diversi editori locali.




In memoriam
Recco 10 novembre 1943

Il 20 luglio 1996 a Camogli venne organizzata una mostra Rilievi aerei e strategici della RAF effettuati sulla Liguria durante l’ultimo conflitto mondiale. Si trattava di una mostra di 19 foto aeree riprese nella riviera di Levante e 30 su Genova. La mostra era orga­nizzata sulla base di ricerche a cura della Ligurian Heritage Foundation (Ente non profit di ricerca e recupero di memorie storiche sociali ed economiche al­l’estero di liguri e della Liguria). Ricorrendo nel 2020 il 77° anniversario del primo bombardamento avvenuto su Recco durante la notte del 10 novembre 1943, si è sentita l’opportunità di rivedere il materiale fotografico e il contenuto della ricerca archivi­stica effettuata a Londra per la mostra tenuta nel marzo del 1999 nella sala consiliare del Comune di Recco Il bersaglio è chiaramente identificato… Recco. Rilievi foto­grafici aerei RAF e USAF della costa ligure Riviera di levante 1943-1944. L’interesse manifestato fu ampio e di essa si interes­sarono, oltre al pubblico, i media e particolarmente ri­cercatori della storia del territorio. Le foto scattate per scegliere obiettivi o per verificare gli effetti dei bombar­damenti sono oggi documenti di analisi e di lettura del nostro territorio quando, nonostante i tristi tempi di guerra, era in condizioni assai meno compromesse da trasformazioni e speculazioni edilizie, che hanno alterato irreversibilmente la geomorfologia del territorio. Ricorrendo il 77° anniversario del bombardamento, un arco di tempo generazionale, con questa nuova edi­zione si intende passare il testimone alle generazioni future.

Somo stati evidenziati alcuni aspetti storici che di­mostrano come i servizi segreti tentarono, durante i primi anni del conflitto, di demolire il sistema dei ponti ferroviari con operazioni di sabotaggio, che non ebbero i risultati attesi per l’inaffidabilità dei collaboratori sul territorio. Si è cercato altresì di dare una motivazione storica al­l’accanimento dei bombardamenti nel 1944, in particolare su Recco, nel contesto della operazione de­nominata Anvil. Per completezza di analisi storica si è inserita la storia del ponte. Sono state altresì introdotte alcune nuove testimonianze orali dell’im­mane tragedia. Infine, per riafermare la volontà di ricostruzione non solo fisica di Recco, si è costruito un primo repertorio bibliografico della storia di Recco. Recco, come Monte Cassino, Coventry e Dresda, ha conosciuto uno degli aspetti più terrificanti delle intol­leranze umane: la distruzione, emblema sacrificale al pari delle deportazioni e delle uccisioni di massa, di cui la storia del secolo passato ha dato ampia dimostrazione. Le prime immagini che accompagnano la lettura di questo testo esprimono, come nelle composizioni dei quadri di Antonio Giuseppe Santagata, ora nella sala consilira del Comune, tutta la solitudine e il nulla di un paese solo maceria, che cercava di sopravvivere.




Intrecci di parole

Intrecci di parole vuole esprimere, con il disegno di copertina composto da lettere dell’alfabeto assemblate a vocali e consonanti in un certo ordine, come si formano le parole. Attraverso di esse noi trasmettiamo pensieri e sentimenti ed esprimiamo ciò che vediamo nella realtà oppure immaginiamo con la fantasia. Il libro si snoda nel corso di un anno dove il giornalista Luigi Onda incontra amici, origlia confidenze in un caffè, vuol conoscere la storia di un’amica persa nel tempo, intervista un climatologo e per la prima volta si innamora seriamente.

MAURO MARICINO è nato il 28 gennaio 1937 a Genova, dove attualmente vive. Perito Industriale Meccanico ha frequentato la facoltà di Scienze Politiche ma non si è laureato. Affascinato dalla letteratura, dalla storia, dalla politica, dal progresso e dalla libertà è riuscito a conciliare l’attività lavorativa di esperto di progettazione meccanica e di strutture con la collaborazione attiva a riviste, pubblicazioni tecniche, aziendali, sindacali e politiche. Come opinionista ha scritto, per dieci anni, sui giornali: «Corriere di Sestri Ponente» (Genova) «L’Eco di Levanto» (La Spezia) Per il Geko Edizioni ha pubblicato: Riflessioni Semplici e Racconti Minimi, 2015 Un pezzetto di vita, 2016.




Voci dal Nido

Questo libro, nella sua semplicità, può essere utile a genitori, nonni e operatori per l’Infanzia. Rispecchia il lavoro svolto all’interno del nido dando “Voce” ai bimbi, i veri protagonisti.

DOMENICA BERARDI (Mimma) è una donna, moglie, madre, nonna, Vigilatrice d’Infanzia ed Educatrice. Quinta di cinque figli, nata a Ruvo di Puglia (BA) il 4 agosto 1960. A soli 20 anni si diploma come Vigilatrice d’Infanzia, presso l’Istituto G. Gaslini (GE) dove lavora per venticinque anni. Nel 2007 collabora per l’apertura del Nido d’Infanzia “Il Giardino dei Girasoli” in Recco (GE) e vi lavora come Educatrice fino al 2016. Oggi svolge il “ruolo” di nonna di tre meravigliosi nipoti.




Ribelli
Un millennio di lotte raccontato in 101 capitoli

La storia dell’Occidente europeo è costellata di ribellioni e ribelli che hanno modificato, o tentato di modificare l’assetto dei poteri religiosi, politici, economici che ci hanno oppresso durante il millennio appena trascorso, e che ancora ci opprimono. In questo libro Marco Sommariva narra le vicende, e le valenze filosofiche, utopiche, politiche di un centinaio di ribelli che hanno squarciato il buio del potere. Potere che è stato spesso costretto, da loro, a modificarsi, ad allentare la sua morsa, cedere spazi fisici e psichici.

Con Marco Sommariva condivido gli ideali libertari e le narrazioni di ribelli, eretici e sconfitti ma non vinti. Marco è un raccontatore di storie su chi non resta indifferente, ed è un ottimo motivo per leggere questo suo libro.- Pino Cacucci

MARCO SOMMARIVA (Genova, 1963) premiato da Alessandro Baricco nel 2001 come vincitore del Concorso letterario ideato dalla libreria online bol.com Arnoldo Mondadori Editore, ha pubblicato i romanzi Il cristallo di quarzo (1999), Vorompatra (2003), Fischia il vento (2005), Il venditore di pianeti (2006), Lottavo romanzo (2013), L’osteria dei soprannomi (2014) e L’uomo degli incarichi (2019); i saggi Ribelli 1000-2000, un lungo millennio (2002), Lula (2003), Pillole situazioniste (2005), Written in the U.S.A. (2016), Italian graffiti (2017), Indispensabile (2019), Sbirri! (2019) e CoviDiario (2020); il pamphlet Appropriazione indebita (2020); i fumetti Ventotene, storie di confinati (2007) ed Esci dal guscio! (2019).




Nodi & Kayak

Scrivendo queste pagine, accompagnate da fotografie, illustrazioni e collegamenti ai video, vorrei spiegare come eseguire alcuni nodi e suggerire in quale ambito utilizzarli per chi pratica Kayak da mare, ma non solo. Ho anche l’ambizione di farlo in modo didatticamente efficace che consenta di studiare i nodi con tecniche, analogie e associazioni per ricordarli. La sequenza con cui presento e spiego i nodi ha l’obiettivo di fornire ogni volta conoscenze propedeutiche per le successive applicazioni, partendo dai nodi più semplici tramite i quali fare quelli più complessi. Tento anche di raggrupparli all’interno della tipologia in cui solitamente sono classificati, tenendo però presente le diverse classificazioni esistenti in relazione all’ambito applicativo. I nodi possibili sono in numero elevato, sovente indicati con nomi differenti, classificati diversamente e per ognuno esistono varianti nella preparazione; altrettanto numerosi sono i testi specifici sull’argomento. Pertanto questa guida non vuole e certamente non può essere esaustiva. La sua finalità è selezionare un elenco di nodi per chi pratica lo sport del kayak, nodi funzionali, efficaci e facili da sciogliere, senza trascurarne la semplicità di esecuzione. Ogni persona conosce alcuni nodi, ma se non vengono praticati regolarmente non sono facili da memorizzare, mentre in certe circostanze sono alleati essenziali, talvolta indispensabili. Spero queste pagine possano essere utili in tale senso, per imparare qualche nuova forma, inquadrare la tipologia di un nodo e memorizzare la tecnica acquisita. Un percorso “leggero”, attraverso 34 nodi, 65 immagini fotografiche, 9 video e numerose tecniche e suggerimenti dedicati al kayak da mare. Una leggerezza, come scrive Italo Calvino, associata alla precisione e alla determinazione, entrambe necessarie per completare un progetto impegnativo anche da un punto di vista grafico e fotografico.

MASSIMO ROMAGNOLI – (Genova 1951) ha conseguito gli studi in ingegneria. Inizialmente impegnato nel segnalamento ferroviario con la simulazione di sistemi, si è poi dedicato all’insegnamento e alla formazione nel campo dell’acquisizione dati, della programmazione software, della robotica e della didattica. Le pubblicazioni più importanti sono relative a sistemi di conversione analogico-digitale e della programmazione orientata agli oggetti. Da oltre dieci anni si occupa di progettazione di siti web e implementazione di ambienti e-learning per la formazione on-line. Le sue passioni sono la montagna, la motocicletta, la fotografia e l’immancabile kayak. Con la stessa casa editrice ha pubblicato “Il prestalibro: Ti presto qualcosa e spezzo un simbolo che potrai usare come segnalibro per ricordarti”. Una sequenza di immagini che non vuole essere un album fotografico, ma un puzzle di colori e suggestioni, un compagno di viaggio per leggere e far leggere.




Genova dalla finestra

Flaminia è una donna di mezza età che si ritrova a vivere, suo malgrado, chiusa in casa come tanti italiani per colpa della pandemia, e, pue nello scoraggiamento dovuto all’aver contratto il tanto temuto virus, racconta con ilarità e riflessioni personali e autoironiche la sua quotidianità, i figli, la famiglia e l’amore. Il suo punto d’osservazione suggestivo è una metaforica finestra che si apre nel cassetto dei ricordi sulla sua città: Genova la Superba, che però viene tratteggiata in maniera originale attraverso racconti, poesie ed immagini.

Flaminia Tagliasacchi Bisso, classe 1975, nata e cresciuta a Recco (GE), vive in collina ad Avegno con i suoi due figli ed il compagno. Tifosissima della mitica Pro Recco pallanuoto, ama il ciclismo, il vino e la buona cucina. Laureata in giurisprudenza all’università di Genova, lavora con passione nel ristorante di famiglia; è Sommelier professionista AIS, Donna del Vino della Liguria e vicepresidente del Consorzio Recco Gastronomica. Il suo amore per i libri nasce sin da bambina e la porta ad apprezzare in particolar modo i grandi autori italiani del 900 che influenzeranno la sua scrittura.




Lo Zio d’America

Come nel testo “L’eredità culinaria del mio angelo”, Francesca usa il cognome Massone per proclamare un membro della famiglia, Amedeo Massone, zio paterno di mamma Pierina, che nel 1924 ha avuto il coraggio e la tenacia di cambiare vita e di spingersi dall’altra parte del mondo, con un viaggio di sola andata da Uscio a New York. Francesca ha riportato, romanzandole, le parole dello zio, registrate in un’intervista del 1982 da papà Franco durante una vacanza a Uscio, supportato da un registratore mangiacassette e una musicassetta, cimeli ai giorni nostri, arricchite dai suoi ricordi e di quella della famiglia di Amedeo. Amedeo, in dialetto genovese, racconta del suo vivere a Uscio da bambino e ragazzo, del suo viaggio e della nuova vita in America, dove si è radicato dopo diverse peripezie e ha dato vita a una grande famiglia. Oltre ad essere il racconto di una storia vera di vita, quella di Amedeo è la testimonianza per le generazioni presenti e future di una tendenza storica, quella  dell’emigrazione, che ha caratterizzato il Novecento italiano, di chi lasciava un’Italia impoverita dalla Prima Guerra mondiale sperando di star meglio nel Nuovo Mondo.

FRANCESCA CEFEO (18 ottobre 1977) ha vissuto i primi 27 anni di vita a Uscio (Genova) da cui partì lo zio d’America, per poi trasferirsi a Recco dove vive tuttora con il marito Marco e i loro bimbi Mattia e Manuel. Laureata con il massimo dei voti in Economia Marittima e dei Trasporti, Francesca è impiegata in banca ma ha sempre coltivato una passione per la lettura e la scrittura, con diverse pubblicazioni prevalentemente a tema calcistico, alcune apparizioni televisive quale opinionista sportiva e il libro di successo “L’eredità culinaria del mio angelo – vademecum della sopravvivenza ai tempi del Coronavirus” del 2020.




CABIRIA 196 – 197
Studi di cinema

Fellini l’africano «che cosa ci sta preparando Fellini?» chiede un missionario italiano all’editore Fausto Di salvo recatosi in Angola per ritrovare il cognato scomparso. si tratta, come avrete capito, di una scena di Riusciranno i nostri eroi… (1968), di Ettore scola. E Alberto sordi, con prevedibile cinismo, risponde: «Ma chi è?», riferito non tanto a Fellini quanto all’inopportuno anziano padre che lo distoglie dall’osservare la novizia nera da poco convertita mentre sta servendo il pranzo nella missione. non solo scola ha voluto omaggiare con una battuta l’amico Federico, ma ha anche evidenziato ciò che Fellini stava diventando in quegli anni: bandiera di italianità, emblema di arte cinematografica nel mondo, interlocutore privilegiato del mondo cattolico. Mi fa pensare a carlo carretto, piccolo fratello di charles de Foucault, che arrivò nella missione di El Albiod, nel deserto algerino, portando con sé, in valigia, le fotobuste di La strada… Ma Fellini e l’Africa sono anche al centro della ricognizione che Roberto chiesi, responsabile del centro studi pasolini di Bologna, ha realizzato per noi a proposito di un viaggio fatto in Libia, nel 1942, dal futuro regista e allora sceneggiatore, per rivedere – e forse in parte dirigere – un film di propaganda e d’avventura con la coppia Valenti-Ferida rimasto poi incompiuto. La vera avventura fu quella di Fellini e della troupe, costretti a scappare fortunosamente all’arrivo degli inglesi, come leggerete. In Libia aveva fatto la guerra come ufficiale medico anche Mario Tobino, lo psichiatra-scrittore con cui Fellini strinse un’amicizia in vista della trasposizione sullo schermo, poi accantonata, delle Libere donne di Magliano, il racconto delle esperienze di Tobino nel reparto femminile del manicomio di Lucca. su quell’avvicinamento, di cui finora poco si sapeva, troverete una lunga disquisizione, arricchita da documenti inediti. E ancora: quante volte Fellini è diventato, apertamente o allusivamente, personaggio di opere letterarie? E come è nata Fellinette, il personaggetto da lui disegnato per la nipote Francesca che vedete in copertina? Avevamo già dedicato il fascicolo precedente di «cabiria» a Fellini, ma le cose da dire su di lui sono talmente tante che uno solo non era sufficiente. comunque, se non vi basta, proseguendo trovate anche Malick, pasolini, Eisenstein (all’italiana), sofia, Welles…




Alta Val Tanaro
Guida romantica per i villeggianti

Lieto fine. Pare farlo apposta, una volta giunto a Ceva, a piegare a nord ovest per descrivere un arco che abbraccia le Langhe. Sotto il ponte della statale il Tanaro, uscito dalle gole pietrose dei Rocchini, ha già cambiato aspetto, da cordame contorto in flutti spumosi si è fatto nastro di raso e neanche le acque della Cevetta, che lo raggiungono subito dopo, lo movimentano un po’. Tira quasi dritto verso Piantorre, poi inizia un percorso tortuoso per bordeggiare, come un veliero, le colline del vino. Sembra procedere senza meta tra calanchi e argille erose che ne intorbidiscono le acque e, forse senza saperlo, si allontana dalla Bormida, che sposerà, come dice Manzoni, solo dopo un tempo lunghissimo, infinite divagazioni tra Monferrato e campi coltivati, lanche e golene alberate, affluenti che ne aumenteranno la portata e dighe che lo deprederanno. Parrebbe quasi una storia d’amore contrastata… Quando il Tanaro è a Ceva, la Bormida con il suo ramo occidentale attraversa Millesimo, a pochi chilometri in linea d’aria (mentre con l’altro, che sempre Bormida si chiama, bagna Cairo Montenotte), ma i due fiumi si uniscono solo nelle terre alessandrine, vicino a Pavone, e insieme, finalmente, corrono verso il Po che li condurrà nel Delta tra romantici casoni di pesca e praterie di salicornie. Forse mi piacerebbe seguire il corso del Tanaro verso la Bormida, ma è alla sua parte alta che si rivolge questo libro. Lasciate allora che vi conduca a ritroso verso il vero inizio della storia, tra gole rocciose e cascate ghiacciate.

LORENZA RUSSO da anni scrive di cultura alpina, di escursionismo e di ambiente in libri, favole e articoli (per “Alp”, “Lo Scarpone”, “L’Alpe”). Dopo aver dedicato molto tempo alle Dolomiti, si è spostata nel Ponente Ligure e ha scritto una guida gastronomica del Finalese (Dove nel Finalese. Il meglio di osterie, locande, agriturismo e prodotti tipici, Torino, Cda&Vivalda, 2003), territorio a cui è particolarmente legata. Dal rapporto con i “monti pallidi” sono nate una tesi di laurea in glottologia, poi trasformata in una guida escursionistico-toponomastica dal titolo Pallidi Nomi di Monti.Camminare nel territorio delle Regole d’Ampezzo tra Linguistica, Natura e Storia (esaurito) e il libretto di favole Bestiario d’Ajal, edito dal Comune di Cortina d’Ampezzo e illustrato da Lorenza. Le storie, ambientate nei boschi di Cortina d’Ampezzo, hanno il testo a fronte in dialetto ampezzano, infatti il Bestiario è stato pensato per gli allievi della Scuola elementare di Cortina che spesso non conoscono la natura della valle in cui abitano. La grande passione per la montagna ha portato Lorenza a scrivere due manuali per la casa editrice Hoepli, Camminare in montagna (2008) e Camminare nei boschi (2012). Nel 2008 Lorenza ha scritto la favola naturalistica La grande giornata di Loazzolo per la neonata oasi WWF del Forteto della Luja, a Loazzolo nelle Langhe. Per il nuovo Melangolo sono usciti due libri dedicati al Finalese: Autobiografia finalese – Guida sentimentale ai luoghi del Finalese e alla loro vita (2013 seconda edizione) e Cantastorie – Brevi ritratti di luoghi dimenticati nel Finalese (2014) e Milanomare, viaggia alternativi tra Milano e la Liguria (2015). Per Il Geko edizioni è uscito Mi porti in Val Bormida (2017), Landa d’autunno (2019), Oltremare (2020) e Girotondo alpino (2020).

 




Poesia intimistica e civile in Bruno Rombi

Mentre questo libro era in corso di stampa mi è giunta la triste notizia che Bruno Rombi, il poeta di cui in esso si parla, è venuto a mancare a Genova, il 27 aprile 2020. Com’è naturale, sono rimasta profondamente addolorata per la perdita non solo di un bravo poeta e di un letterato di valore, ma soprattutto di un caro amico che conoscevo dall’inizio degli anni ’80. La notizia mi ha poi ancor più rattristata per il fatto di non essere riuscita a portare a termine questo mio lavoro sulla sua poesia (che da lunga data gli avevo promesso) in tempo utile affinché lo potesse vedere. La sua morte mi induce comunque a pubblicare con maggiore sollecitudine questa mia ricerca che, pur abbracciando soltanto una parte della sua molteplice attività letteraria, e cioè la poesia, coglie tuttavia forse il lato più autentico della sua personalità artistica e umana. Alcune notizie sulla sua vasta e complessa produzione letteraria si possono ricavare dal lungo curriculum da lui stesso compilato qualche mese addietro e che compare in appendice a questo libro.

 




Polar lights
Discovering the Wonders of the Arctic

In an historical and cultural moment in which technology and large populated areas constantly dominate our lives, the authors’ wish is to bring us back to life in its truest and most original state through this informative photographic book, giving us a few moments of fresh air in which the only dominant figure is nature, in its forms and colours. ‘Polar Lights’ – their first book, as well as their first editorial collaboration – arises out of a project that lasted several years and was conceived as a tribute to the beauty and the hues of our Planet in this area… the Arctic. The editorial line opted for full-page photos in order to convey the highest expressiveness to the images, which will transport the reader – through more than 100 pages – to one of the ice realms in search of a mysterious and fascinating world, in which he/she can feel the vibrating strength of nature. The title “Polar Lights” wants to confer on the book a clear identity through two elements: on the one hand, the photographic element – for this reason the word ‘Lights’; on the other hand, the geographical area to which the theme of the book belongs – for this reason the word ‘Polar’.

 

CLAUDIO GHIGLIONE is a marine ecologist specialised in polar regions, expedition leader and nature photographer. He completed a PhD in Earth, Environmental and Polar Sciences and worked for several years as a researcher in the polar field. Thanks to his professional experience and knowledge, he currently works as a guide for national and international agencies, travelling around the world and reaching places far from the most popular routes.

 

MARCO GAIOTTI is a naval engineer who discovered, almost by chance, the wild environments of Africa, falling immediately in love with them. At the same time, his love for nature photography arises and grows driving him, year after year, to visit some of the most pristine places on the Planet. In recent years, he has been awarded in the most prestigious international and national photography competitions.

 




L’eredità culinaria del mio angelo
Vademecum della sopravvivenza nel 2020 ai tempi del Coronavirus

FRANCESCA CEFEO Genova, 18 ottobre 1977) ha vissuto i primi 27 anni di vita a Uscio, il paesino di campagna della sua mamma, Pierina Massone, per poi trasferirsi a Recco dove vive tuttora con il marito Marco e i loro bimbi Mattia e Manuel. Laureata con il massimo dei voti in Economia Marittima e dei Trasporti, Francesca è impiegata in banca ma ha sempre coltivato una passione per la lettura e la scrittura, con diverse pubblicazioni prevalentemente a tema calcistico e alcune apparizioni televisive quale opinionista sportiva. Per l’occasione Francesca ha scelto di usare il cognome della sua amata mamma, scomparsa improvvisamente il 2 agosto 2017 a Dublino durante una vacanza in occasione dell’amichevole calcistica tra il Manchester United e la Sampdoria. La sua dedica consiste nell’aver raccolto le ricette della “gran cuoca Pierina”, ricette casalinghe della cucina genovese scritte in maniera molto semplice, trascrivendo i foglietti compilati per anni da Francesca ammirando la mamma cucinare. Francesca non aveva mai cucinato e, rimboccandosi le maniche, ha utilizzato il suo testamento culinario per far sì che i suoi bimbi non sentissero la mancanza della cucina dell’amata nonna. Il lockdown dovuto al Coronavirus ha permesso l’accelerata alla stesura del suo “Vademecum” della sopravvivenza: Francesca sostiene che, se è riuscita lei a cucinare e persino ad impastare seguendo passo passo queste semplici ricette, può riuscirci chiunque! Ed è questo lo scopo del suo libricino: un omaggio alla sua mamma e allo stesso tempo un aiuto a chi si è trovato nella sua stessa situazione.




Girotondo alpino
In auto tra Cozie e Marittime

Mai avrei pensato di andar per monti in auto. Nei lunghi anni dolomitici ho calpestato chilometri di sentieri e percorso migliaia di metri di dislivello, chissà dove sarei arrivata se non mi fossi fermata ogni volta, se avessi continuato a camminare senza tornare a casa, giorno dopo giorno, salendo metro dopo metro. Forse avrei raggiunto Venere, che è il pianeta più vicino alla Terra. Sicuramente sono stata anche sulla Luna, quei giorni nella conca di Fanes, tra pallide rocce affusolate e ghiaie chiare, o al rifugio Biella, una notte in cui la Croda del Becco illuminata dal nostro satellite era divenuta color del latte e la camerata in cui dormivo una navicella spaziale. Ancora mi chiedo perché non sono uscita a passeggiare sospesa in quel chiarore meraviglioso… Nei boschi ho trascorso lunghe ore solitarie, in ascolto e in silenzio come in un tempio. Ho inalato essenze balsamiche, raccolto pigne, incontrato caprioli, tassi e vipere, mi sono messa pancia a terra per cogliere, senza romperlo, un porcino che era cresciuto attaccato ad una ceppaia. Alla sera avevo le unghie nere, il profumo di muschio addosso e le formiche ovunque. Ho immaginato fauni, ninfe e spiriti ancestrali, mi sono persa e ho avuto paura del buio. Ho esplorato così a lungo le Dolomiti e ora mi sento un po’ dolomitica anche io, una guglia alta e sghemba che si guarda intorno assorta.  A un certo punto dal nordest mi sono trovata nel nordovest, e ho messo altre radici in riva al mare. Anche se era ovvio che gli avrei voltato le spalle, in cerca di nuove cime da esplorare e di altri boschi di conifere in cui perdermi. Oltre la catena dei Monti Liguri, sfiorando colline di vigneti pettinati, sono arrivata a Cuneo, che come un sole irradia tante valli. E lassù ho conosciuto le strade più straordinarie delle Alpi.

 LORENZA RUSSO da anni scrive di cultura alpina, di escursionismo e di ambiente in libri, favole e articoli (per “Alp”, “Lo Scarpone”, “L’Alpe”). Dopo aver dedicato molto tempo alle Dolomiti, si è spostata nel Ponente Ligure e ha scritto una guida gastronomica del Finalese (Dove nel Finalese. Il meglio di osterie, locande, agriturismo e prodotti tipici, Torino, Cda&Vivalda, 2003), territorio a cui è particolarmente legata. Dal rapporto con i “monti pallidi” sono nate una tesi di laurea in glottologia, poi trasformata in una guida escursionistico-toponomastica dal titolo Pallidi Nomi di Monti.Camminare nel territorio delle Regole d’Ampezzo tra Linguistica, Natura e Storia (esaurito) e il libretto di favole Bestiario d’Ajal, edito dal Comune di Cortina d’Ampezzo e illustrato da Lorenza. Le storie, ambientate nei boschi di Cortina d’Ampezzo, hanno il testo a fronte in dialetto ampezzano, infatti il Bestiario è stato pensato per gli allievi della Scuola elementare di Cortina che spesso non conoscono la natura della valle in cui abitano. La grande passione per la montagna ha portato Lorenza a scrivere due manuali per la casa editrice Hoepli, Camminare in montagna (2008) e Camminare nei boschi (2012). Nel 2008 Lorenza ha scritto la favola naturalistica La grande giornata di Loazzolo per la neonata oasi WWF del Forteto della Luja, a Loazzolo nelle Langhe. Per il nuovo Melangolo sono usciti due libri dedicati al Finalese: Autobiografia finalese – Guida sentimentale ai luoghi del Finalese e alla loro vita (2013 seconda edizione) e Cantastorie – Brevi ritratti di luoghi dimenticati nel Finalese (2014) e Milanomare, viaggia alternativi tra Milano e la Liguria (2015). Per Il Geko edizioni è uscito Mi porti in Val Bormida (2017), Landa d’autunno (2019) e Oltremare (2020)




CoviDiario
80 giorni di relazioni e pensieri in lockdown

Dalla necessità di dare voce a molte storie, anche minime, di lotta e resistenza quotidiana al virus Covid-19, nasce un blog che poi si trasforma in un Diario di carta che rivela l’esistenza di un fitto sottobosco di azioni e relazioni nate durante i mesi del lockdown. Se di queste vicende si fossero impossessati i mass-media e la stampa ‘tradizionale’ non avremmo questi racconti, o peggio, avremmo l’ennesima sfilza di numeri, statistiche e uomini appiattiti alla voce ‘eroi’. Questo libro svela chi era al centro del tornado Coronavirus e combatteva senza armi o quasi; chi, mentre qualcuno si adeguava silenziosamente a indossare la mascherina e a non uscire di casa, cercava il modo per non sottostare passivamente a una reclusione travestita da sicurezza, fosse solo ragionando in maniera autonoma. Un testo fondamentale perché non accada quanto scriveva nel 1908 Anatole France: “Le testimonianze false valgono più di quelle vere, perché vengono create espressamente per le necessità della causa, su ordinazione e su misura, e quindi risultano esatte e particolareggiate. Sono preferibili perché trasportano le menti in un mondo ideale e le distraggono dalla realtà, che, in questo mondo, purtroppo, non è mai senza ombre.” CoviDiario affronta ragionamenti ampi, coinvolgendo il passato di un Paese senza memoria e contribuendo a svelare gli aspetti della nostra Società che da anni ci vengono tenuti nascosti: da riflessioni affini al mondo della Sanità pubblica massacrata da trent’anni di tagli e una logica votata al guadagno dei dirigenti, arriva ad affrontare questioni cruciali come l’informazione, l’uso delle parole, la società dei consumi, il conformismo. I resoconti dell’autore sono basati su osservazioni di persone realmente coinvolte, filtrate e riscritte da chi usa la scrittura da anni per scalfire la superficie della realtà e svelarla più profondamente, per costringere a riflettere anche chi non è più abituato a farlo da anni.

 

MARCO SOMMARIVA (Genova, 1963) premiato da Alessandro Baricco nel maggio 2001 come vincitore del Concorso letterario ideato dalla libreria online bol.com-Arnoldo Mondadori Editore, ha pubblicato i romanzi Il cristallo di quarzo (1999), Vorompatra (2003), Fischia il vento (2005), Il venditore di pianeti (2006), Lottavo romanzo (2013), L’osteria dei soprannomi (2014) e L’uomo degli incarichi (2019); i saggi Ribelli 1000-2000, un lungo millennio (2002), Lula (2003), Pillole situazioniste (2005), Written in the U.S.A. (2016), Italian graffiti (2017), Indispensabile (2019) e Sbirri! (2019); i fumetti Ventotene, storie di confinati (2007) e Esci dal guscio! (2019).




Verso la libertà
Racconti di Resistenza in Alta val Tanaro

Questo libro fa seguito alle testimonianze e racconti, relativi alla seconda guerra mondiale, riuniti in un mio precedente volume dal titolo: “Cari genitori, state tranquilli che sto bene… Diari, lettere, racconti di soldati dell’Alta val Tanaro”, pubblicato nel 2016 dalle Edizioni “Il Geko” di Recco (GE). Ai fatti, ordinati cronologicamente ed esposti in forma di racconti brevi, si alternano narrazioni e testimonianze di persone che assistettero o parteciparono ad eventi accaduti in Alta val Tanaro, o in valli prossime ad essa del Monregalese e della Liguria di ponente. Tutte le vicende sono riconducibili ai venti mesi (settembre 1943-aprile 1945) durante i quali, similmente a quanto accadde in altre regioni italiane, anche nell’area di cui tratto si protrasse la “lotta per la Libertà”; per essa, come si può constatare durante la lettura del libro, la popolazione civile pagò, indubbiamente, un prezzo molto alto. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la guerra, dapprima vissuta “a distanza” dalla popolazione dell’Alta val Tanaro, arrivò d’improvviso “sulla porta di casa e vi entrò dentro con prepotenza”: la gente si trovò di fronte un occupante ed un nemico. Numerosi ex militari, sbandati, giovani renitenti o che non avevano aderito all’esercito della RSI, diedero vita alle prime bande di resistenti che si opposero alle formazioni nazifasciste. Per venti mesi, dal settembre 1943 all’aprile 1945, gli abitanti dei paesi e delle loro frazioni convissero con la costante minaccia di rastrellamenti, soprusi e violenze, vessati sia dai nazifascisti, sia dai partigiani impegnati, soprattutto questi ultimi, nella continua ricerca di cibo, vestiario e calzature, armi e munizioni. Delazioni, sequestri, ritorsioni, crimini furono all’ordine del giorno. Si registrarono con assiduità anche  movimenti e passaggi di uomini e rifornimenti attraverso la valle, e tra questa e le valli confinanti del Basso Piemonte, del Ponente ligure e della vicina Francia. Le vicende e le testimonianze riportate nel libro forniscono un’idea di quanto accadde in quel periodo, di come tante persone affrontarono gli avvenimenti e di come alcuni seppero comportarsi dimostrando, pur in momenti così precari, difficili e drammatici, grande altruismo e generosità.

 

TULLIO PAGLIANA Nato a Ormea (CN), risiede a Cogoleto (GE). Ha scritto diversi libri legati alla storia dell’Alta val Tanaro tra cui: “Chiese, piloni, cappelle di Ormea e frazioni. Momenti di storia e religiosità popolare”, Editore Dominici (IM), 1990; (con Corrado Avagnina) “Martino dalla parte dei poveri. A 1600 anni dalla morte del santo vescovo di Tours”, pubblicato nel 1998 a cura della Parrocchia di Ormea; “Stefano Cagna, un aviatore al fianco di Italo Balbo”, edizione a cura del Comune di Ormea, 2002; “Cari genitori, state tranquilli che sto bene… Diari, lettere, racconti di soldati dell’Alta val Tanaro”, Il Geko Edizioni, Recco (GE), 2016; “Genti e castagni in Alta val Tanaro. Storia, immagini, lessico e cultura contadina”, Il Geko Edizioni, Recco (GE), due volumi, 2018. Ha curato diverse pubblicazioni e monografie collegate al Museo Etnografico dell’Alta val Tanaro allestito nel 1994 ad Ormea. Inoltre ha scritto il volume: “Gli ospedali del Ponente genovese. Voltri, Cogoleto, Arenzano, Pegli-Pra’, Campoligure, Rossiglione. Storia, personaggi, immagini”, stampato nel 2010 a cura della Asl3 Genovese.




Chiavari per noi

Una città, i suoi abitanti, le antiche tradizioni. I protagonisti della vita cittadina, i luoghi di ritrovo, gli amori e gli eventi che hanno traghettato Chiavari nei decenni. Il volume di Pezzi raccoglie un’eredità storica, fatta di avvenimenti realmente accaduti, episodi e vicende di chiavaresi in una sorta di flusso continuo di coscienza.

PIERLUIGI PEZZI nato e residente con la moglie a Chiavari: una figlia e due nipotine. Laureato alla Facoltà di Magistero con tesi in filosofia della storia nel 1974; ha ricoperto ruoli di responsabilità nazionale nel mondo del lavoro nei trasporti, partecipando a meeting internazionali in tutta Europa; fino al 2016, tra Genova e Roma, in Autostrade. Scritti su: “Liguria Trasporti” (1981 – 1987), Genova “Solidarietà” (1987 – 1996), Torino “Conquiste del lavoro” (1988 – 1997), Roma “Koinè” Geopolitica dei Trasporti (1996), Milano “Autostrade cronache” (1999 – 2008), Roma “Giovanni Paolo II in visita alla Diocesi di Chiavari” (2008), Le Mani ed. – Recco “U Sciû Prevostû”- Internos, 2015, Chiavari “Il Villaggio” (2010 – 2016), Microart – Recco. Pubblicazioni: “Mario Sbarbori: Un Dono” (2002), Le Mani ed. – Recco “Da San Quirico a San Bernardo” (2014), con F. Baratta, Geko ed. – Recco “Don Botto: un parroco e la sua chiesa” (2016), con F. Baratta, Geko ed.- Recco “San Pê de Canne – storia di nostra gente” (2017), con M. Casaretto, Geko ed. – Recco “Don Gian” (2018), Geko ed. – Recco “Non solo don Nando … Olga e Gigetto Negri” con F. Baratta, Geko ed. – Recco




Se il mare viene sulla terra
Fotografie di Marcello Campora

Questa è la storia del mare che un giorno ha deciso di venire sulla terra La notte del 29 ottobre 2018 il mare davanti alla mia casa ha deciso di venire sulla terra. Non ho ancora capito bene il perché ad un certo punto il mare decida di venire sulla terra. Sembra quasi che ci sia troppo mare in mare. Mio nonno mi ha detto che è colpa dei grandi che sanno solo guardarsi la punta dei piedi. Ma loro lo fanno per non bagnarsi!

MARCELLO CAMPORA Nato a Savona, è architetto. Nel dicembre 2016 allestisce a Imperia, presso lo Studiorossi+ Secco, la mostra dal titolo ‘Spiaggia libera’. Nell’agosto 2017 presenta a Savona presso il Complesso Monumentale del Priamar il progetto ‘Torino vuota’. All’inizio di novembre 2017 a Torino presso l’Officina ‘Il Bicino’ realizza l’installazione ‘Tre biciclette’. Nel gennaio e nell’aprile 2018 viene invitato a documentare per ‘Striscia la notizia’ alcuni momenti del backstage della trasmissione con il dichiarato intento di raccontare la verità nascosta dietro lo schermo. Tra il 2018 e il 2019, insieme al giornalista Mario Muda, realizza ’Game over’, un progetto che mira a rendere visibili i volti, e conoscere le storie, dei ‘nuovi poveri’. Il progetto è ora diventato il sito web www.game-over.eu. Nel maggio 2019, nell’ambito della mostra ‘Doppio sogno’, allestita a Finalborgo e curata da Riccardo Zelatore, espone i due progetti: ‘Highway Saluzzo Revisited’ e ‘I Milanesi’. Nell’ottobre 2019, presso il Museo della Ceramica di Savona viene presentato il libro/catalogo ‘Marcello Campora Vincenzo Cabiati Saint Sebastian’. Il libro raccoglie gli scatti che raccontano la realizzazione da parte dell’artista Vincenzo Cabiati del progetto in ceramica ‘Saint Sebastian’, opera voluta e curata da Riccardo Zelatore. Nell’ottobre 2019 il progetto ‘Albania-Romania 1-0’ viene selezionato per essere esposto nella sezione Ph.ocus dell’edizione di Paratissima Art Fair di Torino Nell’aprile 2020 il video della favola fotografica ‘Se il mare viene sulla terra’ viene pubblicato dal Museo Santa Maria della Scala di Siena, all’interno della sezione online dedicato ai bambini ‘Ti regalo un’idea’ curato da Michela Eremita. Sempre nell’aprile 2020 una fotografia del progetto ‘Tomorrow’ ottiene la menzione speciale della giuria nell’ambito dell’esposizione online ‘HOME’, organizzata dalla galleria ‘Opendoors’ di Londra, con tema il recente lockdown. Il suo lavoro è da sempre incentrato sulle trasformazioni sociali, intese come motore di rinnovamento culturale. I cambiamenti sono raccontati attraverso le storie degli uomini e delle donne che ne sono protagonisti inconsapevoli.




Oltremare
Di valle in valle nel Ponente estremo

L’estremo Ponente è un regno arcaico di paesi di pietra in bilico su pendii brulli grigioverdi e su distese tremolanti di ulivi d’argento. Fermo ad un suo tempo interiore, immutabile. È un affresco in una chiesa campestre, un polittico prezioso, un Giudizio universale terrificante, un ponticello a schiena d’asino, un torrente che scava una forra. È una torre di avvistamento puntata verso il mare, una meridiana dipinta, è una rete di castelli diroccati. È rito ancestrale per celebrare il passaggio delle stagioni, flusso denso di olio dorato, processione di flagellanti incappucciati, fascio di erbe selvatiche raccolto da streghe sapienti. È filari di viti messe a dimora sulle fasce dei benedettini che hanno inventato la pianura in un mondo verticale. È un lembo di terra strategica conteso da sempre, una strada militare sulla cresta delle montagne, è la neve delle Alpi più vicine al mare, una via del sale che si arrampica sui crinali, un sentiero tra le spine per i contrabbandieri, un borgo attraversato dalla transumanza, una pecora con le corna a ricciolo. È un artista di Bussana, una parrocchiale scoperchiata dal terremoto, è ardesia, un passaggio voltato, una partita di pallone elastico. È la sabbia fine, gli alberghi Liberty sulla spiaggia, il Festival della canzone italiana. Lì, dove l’Italia finisce. È palme e fiori, è l’arco del sole, l’attesa di un confine. È distanza. È dialetto imperiese, lingua brigasca, cucina bianca, pane di Triora, bruss, baci di Alassio, stròscia e piscialandrea. È il Far West.

LORENZA RUSSO da anni scrive di cultura alpina, di escursionismo e di ambiente in libri, favole e articoli (per “Alp”, “Lo Scarpone”, “L’Alpe”). Dopo aver dedicato molto tempo alle Dolomiti, si è spostata nel Ponente Ligure e ha scritto una guida gastronomica del Finalese (Dove nel Finalese. Il meglio di osterie, locande, agriturismo e prodotti tipici, Torino, Cda&Vivalda, 2003), territorio a cui è particolarmente legata. Dal rapporto con i “monti pallidi” sono nate una tesi di laurea in glottologia, poi trasformata in una guida escursionistico-toponomastica dal titolo Pallidi Nomi di Monti.Camminare nel territorio delle Regole d’Ampezzo tra Linguistica, Natura e Storia (esaurito) e il libretto di favole Bestiario d’Ajal, edito dal Comune di Cortina d’Ampezzo e illustrato da Lorenza. Le storie, ambientate nei boschi di Cortina d’Ampezzo, hanno il testo a fronte in dialetto ampezzano, infatti il Bestiario è stato pensato per gli allievi della Scuola elementare di Cortina che spesso non conoscono la natura della valle in cui abitano. La grande passione per la montagna ha portato Lorenza a scrivere due manuali per la casa editrice Hoepli, Camminare in montagna (2008) e Camminare nei boschi (2012). Nel 2008 Lorenza ha scritto la favola naturalistica La grande giornata di Loazzolo per la neonata oasi WWF del Forteto della Luja, a Loazzolo nelle Langhe. Per il nuovo Melangolo sono usciti due libri dedicati al Finalese: Autobiografia finalese – Guida sentimentale ai luoghi del Finalese e alla loro vita (2013 seconda edizione) e Cantastorie – Brevi ritratti di luoghi dimenticati nel Finalese (2014) e Milanomare, viaggia alternativi tra Milano e la Liguria (2015). Per Il Geko edizioni è uscito Mi porti in Val Bormida (2017) e Landa d’autunno (2019)




CABIRIA 194 – 195
Studi di cinema

Fellini 100 L’occasione del centenario felliniano ci offre l’opportunità di aggiungere qualche contributo non peregrino ai tanti che si stanno pubblicando in tutto il mondo. Di Fellini si potrebbe parlare in ogni nostro fascicolo senza paura di ripetersi, scoprendo sempre qualcosa di nuovo – o di antico, se ricuperiamo (come siamo soliti fare e facciamo anche ora) dei materiali dimenticati. Partiamo da questi. Qui accanto potete vedere una piccola tavola di vignette, firmata semplicemente “Federico”, uno dei tanti disegni umoristici che Fellini ha realizzato prima di esordire nel cinema, che credo non sia stata più ripubblicata da quando comparve su «spettacolo» il 7 luglio 1944 a p. 43. È un “raccontino”, come si legge nel cartiglio, suddiviso in quattro scene, dove troviamo il circo, la “donnona”, una sorta di odalisca (come la “bella sulamita dello Sceicco Bianco) e una danza del ventre domestica, con tanto di tegame in testa al posto della falce di luna della procace selene circense (e qui viene in mente la padellata che don Pietro dà al vecchietto allettato in Roma città aperta). Vogliamo dire che c’è già molto del suo mondo a venire? Potremmo farlo, ma finiremmo per alimentare luoghi comuni. c’è poi, nel Laboratorio, il testo della lettura della Dolce vita che padre nazareno Taddei (altro centenario) redasse nel 1960: è un pezzo di storia della critica cinematografica, della società italiana, di una pastorale culturale che anticipò il concilio (e ne pagò lo scotto). Fondamentale rileggerla. Inoltre, dal 1964, un’intervista dimenticata, assente da tutte le bibliografie, a Fellini e Moravia sul rapporto tra cinema e letteratura. Di nuovo, invece, pubblichiamo un saggio sul “soggetto” nel cinema di Fellini da parte di uno dei massimi esegeti americani del Maestro, Frank Burke; e inoltre uno studio su quanto di innovativo Fellini ha dato al linguaggio filmico: in genere parlando dei suoi film tutti si soffermano sui contenuti, come se questi fossero avulsi da una serie di scelte espressive personalissime che spesso sono state innovative e rivoluzionarie. Ma non è tutto: Aldo Buzzi e Arrigo Benedetti vengono analizzati nel loro rapporto con il cinema andando a indagare in anfratti meno noti del loro lavoro intellettuale. Per questa volta non avremo né cineforum né Groovy Movies, che torneranno nel prossimo fascicolo (assieme a nuovo materiale felliniano).




La comunità solidale
Storia dell’associazione Giovani Amici Uniti

Insieme è necessario dare continuità al filo motivazionale che da oltre cinquant’anni alimenta una storia sociale e fa vivere una solidarietà attuata con la partecipazione di persone di tutte le età a favore del bene comune e della comunità territoriale. Una sfida difficile e tuttavia possibile, nella convinzione che la speranza e il sogno hanno come presupposto la fiducia nel futuro da parte delle persone, ma che per concretizzarsi come progetto sociale richiedono  l’impegno collettivo. È questa la sfida perseguita dalla GAU, dalla sua costituzione ad oggi, grazie all’impegno di migliaia di volontari che nel tempo si sono succeduti nelle diverse attività, dei dipendenti che hanno lavorato in tutti questi anni, di centinaia di ragazzi del servizio civile, oltre che delle migliaia di soci, delle diverse istituzioni e dei suoi gruppi dirigenti.




Uno sguardo sul mio quartiere e altri scritti

L’idea di riunire i lavori di mio marito Mauro Minetti in un’unica pubblicazione mi è sorta quando, dopo la sua morte, riordinando le sue carte ho cominciato a rileggere alcuni suoi articoli e, andando in giro per il nostro quartiere, mi sono sorpresa a guardare strade e palazzi con i suoi occhi, Mi sono chiesta allora se ai suoi amici avrebbe fatto piacere avere in mano un libro che li raggruppasse, almeno gli articoli che egli aveva salvato nei suoi archivi cartacei. Sono certa che ne esistano altri perché spesso egli riceveva richieste alle quali rispondeva anche sotto forma di lettera ma purtroppo non ne ha conservato traccia. La prima parte del libro racchiude gli scritti che trattano principalmente di strade e palazzi di Marassi e San Fruttuoso, escluso l’articolo 17 sulla Ferrovia, quartieri in cui trascorse tutta la sua vita. Innamorato della sua città amava in particolar modo San Fruttuoso dove era nato. La seconda parte è composta invece di brevi riflessioni sulla vita, attualità e curiosità. Ho pensato di inserirli in questa pubblicazione perché dà l’immagine di un uomo pieno di spirito critico e di umanità. La terza parte, più breve, raccoglie un piccolo assaggio delle lettere che egli scriveva. Spero vivamente di aver fatto cosa gradita a quanti lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. Concludo con l’osservazione che alcuni articoli trattano temi che oggi possono apparire obsoleti ma sicuramente gran parte delle criticità trattate continuano purtroppo a rimanere tali. Ringrazio infine tutti quelli che lo hanno apprezzato, i suoi amici e colleghi del Municipio III Bassa Val Bisagno e le Redazioni dei giornali che hanno Pubblicato i suoi lavori. Fortunata Spadaro Minetti

MAURO MINETTI, (13/09/1948–30/12/2018) vede la luce a Genova, nel quartiere di San Fruttuoso vicino al complesso di Sant’Agata, da padre genovese e madre emiliana. Si sposa nel 1975 e dal matrimonio nascono tre figlie. Presso le suore Maestre Pie del convento di Sant’Agata frequenta la scuola materna e in piazza Martinez, alla Marconi, la scuola elementare. Fa parte del gruppo scout “Genova 8” fino a quando viene assunto, dopo il diploma, nelle Ferrovie dello Stato, prima come Assistente, poi come Capostazione e infine come Revisore Superiore. Abbandona gli studi in Scienze Politiche perché unico sostentamento della madre vedova. Tuttavia la politica rimane una delle sue passioni, insieme alla Storia della Marina, e vi si dedica cercando di trarne un vantaggio per la sua città. Soleva dire che era meglio occuparsi delle piccole cose del quartiere per migliorare la vita quotidiana della gente che pensare alle grandi opere e alla carriera perché a queste attività ambiva già molta gente. Viene eletto per due mandati consigliere della III Circoscrizione Bassa Val Bisagno e guida varie commissioni, tra cui quella sul Decentramento e Affari Istituzionali. E’ infine nominato Presidente dei Garanti dei Democratici di Sinistra della Federazione di Genova. Nella sua vita politica non entra mai a compromessi preferendo mettersi da parte che creare dissidi.

Inoltre si impegna concretamente nelle attività parrocchiali ed è eletto Presidente della San Vincenzo prodigandosi nei confronti di famiglie in difficoltà. E’ inoltre membro del Consiglio Affari Economici della sua Parrocchia. Collabora attivamente con diverse testate locali scrivendo articoli di varia natura. Muore all’età di settant’anni in seguito a una malattia incurabile.




Un sistema informativo territoriale per la valorizzazione e conservazione del tessuto storico ligure

Questa pubblicazione presenta i risultati della ricerca che, partendo dalla tesi di dottorato, ha portato alla realizzazione di un Sistema Informativo Territoriale per la conoscenza e la gestione di una porzione di territorio Ligure utile alla sua gestione, sia dei beni architettonici che paesaggistici.

L’approccio metodologico qui proposto può offrire strumenti in grado di sostenere un nuovo modo di rapportarsi col territorio nell’ottica della sostenibilità e dello sviluppo.

MICHELA SCAGLIONE, architetto, è professor e a contratto presso il Dipartimento Architettura e Design della Scuola Politecnica dell’Università degli Studi di Genova.




FINALBORGO – Tourist Guide
English

This guidebook is a precious tool, that gives you the chance to visit Finalborgo with ease, following a numbered map. The text recounts the history of this fantastic medieval Ligurian town, lingering over the streets, palazzi and details that would otherwise go unabserved. The numbering of the maps correspond to the same number of photos that complete the text making it more enjoyable to read.

MARCO “THOMAS” TOMASSINI (1971) was born in Italy, in the city of Genoa. He started climbing and making trips to the Finale area in the 1980s, where he later moved. His love of the mountains and rock brought him first to pot holing and then climbing. Within a short time he also started bolting climbing routes particularly in the Finale area. In 2007 he published, with the editors Le Mani Edizioni, his first guidebook to Finale entitled “Finale by Thomas”, a sort of professional CV of his climbing routes. And now it is the turn of his tenth book to be published, a guidebook that describes in detail the walled medieval town, or “borgo”, of Finale Ligure.