Zombie’s Circus

“Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti”
Luigi Pirandello sintetizza così la società in cui viviamo, in cui viveva lui a maggior ragione quella in cui viviamo noi. Ci sono svariati aforismi che potrebbero rappresentare il mio Circo ma il più appropriato sarà sicuramente il Vostro.
Entrate nel Tendone del Circo, entrate e perdetevi dove altri vogliono vederVi, persi….

Federica Minetti. Sono un’Acquario nata il 1 Febbraio del 1989. Sin dall’infanzia ho sempre disegnato e sono sempre stata un’autodidatta. Da bambina guardavo parecchi Cartoni Animati e film provando semplicemente a ri-disegnare i personaggi senza alcuna immagine davanti. Il mio tratto si è evoluto durante le scuole Superiori e soprattutto durante il secondo anno di Università, ma sono certa che continuerò a migliorarmi sempre, migliorandolo sempre di più. Sono una grande fan della Walt Disney e della Bonelli edizioni. Sono diplomata come Operatore dell’Impresa Turistica ma laureata nel 2012 in Decorazione ed Illustrazione presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.




Colombara

Il catalogo è stato pubblicato in occasione della mostra Piergiorgio Colombara: opere in collezione Balestrini a cura di Gian Paolo Seghezza e con il patrocinio del Comune di Finale Ligure. Completano la pubblicazione i contributi critici di Sandro Ricaldone e Riccardo Zelatore.

Nelle suggestive sale museali dell’Oratorio dei Disciplinanti in Finalborgo (SV) è stato esposto, per la prima volta, un corpus di cinquanta di opere che ripercorrono l’itinerario di Piergiorgio Colombara dai primi anni Ottanta a oggi: sculture, installazioni, quadri, ceramiche. “Una robusta struttura costruttiva e insieme una raffinata esplosione spaziale” denotano l’opera dell’artista genovese “che ha saputo, sin dai suoi inizi, valutare il ‘peso’ che nella scultura riveste la leggerezza”. Ci troviamo di fronte, come ha scritto Gillo Dorfless, ad “ampie costruzioni spesso molto complesse per la contemporanea utilizzazione di materiali diversi: bronzo, rame, vetro “, che “non gremiscono lo spazio” ma gli conferiscono “la parvenza di una leggiadra foresta metaforica”.

Il titolo e la scultura-simbolo dell’esposizione (Cantoria, 1988) restituiscono il significato primo dell’evento: un omaggio a Franco Balestrini, recentemente scomparso, e alle opere di Piergiorgio Colombara raccolte da Balestrini negli anni e attualmente conservate in Albissola Marina.

Piergiorgio Colombara nasce a Genova. Frequenta la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano ed a Genova, dove si laurea nel 1974. Nel 1978 viene segnalato al XVIII Premio Internacional de Dibuix Joan Mirò tenuto nella fondazione Joan Mirò a Barcellona. Dalla fine degli anni settanta all’inizio del decennio successivo lavora ai cicli “Spartiture” e “Cosmagonie”, esposte al Mercato del sale a Milano ed a Palazzo Cattaneo a Genova; grandi tele dove già si delineano i temi che accompagneranno fino ad oggi la sua ricerca, e cioè: lo spazio, il tempo, la memoria ed il silenzio, visibili questi temi nella produzione degli anni ’83-’84 come nelle installazioni: “Ma perchè giunge a rapidi passi un messaggero?”, “Il carro di fuoco” ed il “Canto della clessidra” esposte in occasione delle mostra nella galleria Avida Dollars di Milano. Dall’84 si dedica prevalentemente alla scultura, dando vita a numerosi cicli come “Sculture senza suono”, “Urne”, “Anelli”, “Tremule”, “Orliquie”, “Bugie”, “Fumerio” e “Segrete”, opere queste che nei seguenti anni saranno esposte in mostre nazionali ed internazionali, in spazi pubblici e privati tra le quali ne ricordiamo alcune: al Grand Palais di Parigi, al Museo Italo-Americano di San Francisco, alla Galleria La Polena di Genova, al Palazzo Barolo di Torino, al Kunstverein di Amburgo, alla Skulptur Heute di Hochenfelden, alla Gallerie Marie-Louise Wirth di Zurigo, alla X Biennale d’arte sacra di S. Gabriele, al Palazzo delle esposizioni di Roma, al Palazzo Magnani di Reggio Emilia, all’Istituto di Cultura di Vienna e di Zurigo, al XXXIV Prix International D’Art Contemporain di Montecarlo e al Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova, al Museo Archeologico di Aosta e alla Galleria Balestrini di Albisola. Opere di notevoli dimensioni come “Plumbatarum”, “Clessidra”, “Mulino”, presentate nella mostra del Museo di Cà Pesaro a Venezia nel 1994; “Eo” esposta insieme a “Cantoria” nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia; “Il Canto di Arparca” con la quale ha vinto nel 1999 il concorso, ad invito, per il monumento alla pace ed ai caduti di Camponogara (Venezia). In tutte queste opere sono impiegati diversi materiali, dai metalli (ottone e rame) alla cera, al piombo ed al vetro soffiato che dialoga (la sua ombra) con la durezza del ferro e del bronzo, il materiale principale del più recente ciclo “Exbronzo” (che segue gli altri tre “Excera”, “Expiombo” e “Exvetro”). Le opere sono state esposte a Milano nel 2003 e nel 2004 dallo Studio Copernico di Nicola Loi, quindi a Stupinigi nell’ambito delle olimpiadi invernali di Torino, al Museo Archeologico di Brindisi, al Musée de la Ville di Tunisi e al Museo della Permanente a Milano. Nel 2009 espone nella Valle dei Templi ad Agrigento, al Museo Archeologico di Firenze, al Palazzo della Borsa di Genova, alla Galerie Maud Barral di Nice e alla Comunità Ebraica di Casale Monferrato. Sempre nel 2009 partecipa alla 53ª Biennale di Venezia dove ritorna nel 2010 per la 54° Biennale. Nel 2013 espone al Vittoriano di Roma, nei Chiostri di San Domenico di Reggio Emilia e nel “Parco dell’Arte all’Idroscalo” a Milano. Nel 2014 La Colombe d’Or, François et Danièle Roux, di Saint Paul de Vence inserisce l’opera “La Scala d’oro”nella propria collezione; a Cagnes-sur-mer espone allo Chateau-Musée Grimaldi all’interno della Biennale de l’UMAM, e a Lucca alla Galleria Usher. Nel 2015 espone a Pistoia alla Galleria Vannucci, a Sainkt Moritz all’”Art Masters” e all’Expo di Milano nel Padiglione Italia.




Transgenici

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.

Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle arti visive e nella comunicazione. La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate, la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università. www.ugolapietra.com

In tanti vasi, come in un grande orto,
coltivo “nuovi semi”.
Futuri prodotti transgenici.

Ugo La Pietra




Bosco in città

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.

Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle arti visive e nella comunicazione. La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate, la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università. www.ugolapietra.com

 

Oggi gli architetti usano con troppa disinvoltura
il rapporto natura/architettura.
L’architetto dimentica spesso che il verde,
al contrario del costruito, ha una propria vita e
un proprio sviluppo e nel tempo
ha sempre avuto la meglio sul costruito

Ugo La Pietra




Carte

Diario di una possibilità

Alla fin fine, pur girandoci molto intorno, uno dei problemi principali del nostro essere, o esistere, a prescindere da ogni subordine sociale, etico o economico, è riconoscere chi siamo. Ricordarsi, o rammemorare, che il nostro corpo si infrange contro la realtà quotidiana con la carne, i muscoli, i denti, il sangue, e con l’anima (una parola tanto abusata dalle mode New Age benché in italiano difetti di aggettivazione) Quest’odore di materia si innesta nei pensieri e viceversa ne è innestato, tormenta la parola di Giovanni Testori, lo sguardo che non a caso reperì nei grumi di Gustave Courbet l’origine dell’Informale, come temperie prolungata e reiterata fino ai giorni nostri. Poi c’è, del gran lombardo, quel suo cammino spirituale che rivide in Nicolas De Staël una ragione salvifica nell’abbandono degli spessori materici a vantaggio di una luce che si fa assottigliamento della pittura, una «sorta di totale e finale battesimazione», o meglio, ricordando la fine del pittore, «una sorta di finale, e totale, estrema unzione». Da qui l’abbrivio alla lettura dell’opera di Marco Grimaldi, che evoca il destino definitivo della sostanza corporea in una specie di regressione cerebrale in cui il segno rarefatto, il fraseggio fuligginoso dei disegni, le trame delle «Gabbie», camminano a ritroso verso le profondità interiori lasciando lentamente il piano della superficie […].

Flavio Arensi

Marco Grimaldi nasce a Udine nel 1967, si diploma al Liceo artistico di Bergamo nel 1985 e all’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano nel 1989. La sua prima mostra si tiene al Centro Culturale S.Fedele di Milano nel 1993. Da allora si susseguono numerose collaborazioni e mostre in gallerie e spazi pubblici, tra le quali: Cavenaghi Arte Milano, Galerie Alter Markt Halle (Saale), Civica Galleria di Arte Moderna Città di Seriate (Bg), Galleria Torbandena Trieste, Galleria Morone Milano, Galleria ISARTE Milano. Numerose le partecipazioni a premi e rassegne collettive che hanno portato Grimaldi a inserire le proprie opere all’interno di collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Si ricordano: Galerie ARAS Ravensburg, Fondazione Cjua Blad, Casa per L’Arte Fondazione Paolo Minoli Cantù (CO), Museo Parisi Valle Maccagno (VA), B.A.C.O  Palazzo della Misericordia Bergamo, Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea Chiavari. Recente l’acquisizione di alcune opere da parte della Fondazione VAF per il MART di Trento e Rovereto. Dal 2011 collabora con la Nuova Galleria Morone di Milano.




Dentro & Fuori

Tanti amici, per un’idea di mostra

Dopo un po’ di anni di mostre, la mia idea di cosa doveva prevedere questo progetto me la ero fatta. E mi piace riassumerla così: non c’entra tanto o solo con il curare un evento espositivo, ha molto a che fare con il raccontare una storia. Non è teatro, ma ho pensato si potessero usare alcune risorse di quella disciplina come la luce, gli spazi e il movimento (ho voluto lasciar fuori musica e suoni, anche se, a dirla tutta, questi ultimi un po’ c’entrano, ma lo potrà capire solo chi parteciperà). L’intento è stato quello di andare al di là della semplice selezione dei lavori di un autore e la loro disposizione all’interno di un contenitore, pur suggestivo e coinvolgente. Sul palcoscenico di questo progetto ci salgono diverse figure (la mia sta dietro le quinte o laterale, quasi a fungere da voce narrante): una di artista, altre di non artisti (o quasi). Ho chiesto nell’ordine: a Franco Balestrini, storico animatore culturale di Albissola Marina, la disponibilità incondizionata del suo spazio espositivo; a Giovanni Siri, titolare di una organizzata struttura balneare, l’agibilità della terrazza che domina il perimetro dei Lido Beach Club e il golfo albisolese; a Bart Herreman, straordinario fotografo belga e milanese d’adozione, di documentare per immagini la realizzazione del progetto; a Carlo Pirovano, grande editore e illustre storico dell’arte, di legittimare criticamente il lavoro dell’artista; a Eduard Habicher, il vero protagonista della messa in scena, di interpretare con le sue sculture gli spazi messi a disposizione; a Giorgio Merello, deus ex macchina di una esuberante casa editrice ligure, di accompagnarmi nella realizzazione del catalogo che state scorrendo; a Sergio Pandolfini, tarmi nella realizzazione di un’edizione speciale che completa la proposta espositiva. veri. Ho pensato potesse venirne fuori qualcosa di emozionante. Letta così potrà anche sembrare nulla di speciale e la gente si chiederà che differenza c’è, allora, con una mostra delle tante. Questa è una domanda di cui conosco la risposta senza essere in grado di pronunciarla. Mi sa tanto che in casi come questo le parole poco contano: meglio fare e le persone, spero, capiranno.

Riccardo Zelatore

Eduard Habicher è nato a Malles (BZ) nel 1956. Attualmente vive e lavora a Merano. Dagli anni Ottanta ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive in gallerie e spazi pubblici in Italia e all’estero. Sue opere sono in permanenza presso pubbliche istituzioni, strutture e residenze private in tutto il mondo.




Bellissime

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

 

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

 

Bellissime
C’è chi ha scritto che le donne, per l’uomo, sono quasi il “Paradiso in terra”; altri invece le hanno sempre associate al “Diavolo tentatore”. Per la verità ce ne sono di tutti i tipi: belle, brutte, oscene, seducenti, racchie, streghe, vampire, fatali, zozze.
Ma solo quelle che ho disegnato sono bellissime!
Ugo La Pietra




Bestiacce

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

Bestiacce
Le recenti ricerche verso una migliore definizione delle tipicità umane sono un contributo che l’autore ha saputo dare a una nuova scienza: la “psicologia somatica”.
Di Ugo La Pietra ricordiamo le mostre e i recenti saggi sui “transgenici”, le analisi comportamentali dei “telematici”, le letture antropologiche dei “periferici”.
Profondo e arguto osservatore, Ugo La Pietra ci fa leggere, attraverso alcuni “segni” superficiali, il profondo dell’animo umano. Analisi che toccano i nervi scoperti dell’esistenzialità drammatica di questo nuovo millennio e traducono psicologie deviate, cariche di ombre e di “bestialità” in figure tracciate con rapidi segni, mai estetizzanti.
Il tratto di La Pietra è un impietoso bisturi iconico che “coglie il segno”, legge le deformazioni mostruose, ci svela i segreti di una nuova scienza attraverso una serie di personaggi disegnati non in modo realistico ma con un segno rivelatore.
Wilfried Burkhard




Dal cucchiaio alla città

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

Dal cucchiaio alla città
Di fronte ai grandi rimescolamenti fisici di spazio e tempo alla velocità della luce, in queste opere di La Pietra abbiamo un tipo di interpretazione del banale e del quotidiano, direi a bassa energia, sommamente pacifico; la macrostruttura tridimensionale aggressiva rumorosa e velenosa della città diviene fragile e deliziosa come un bel sogno, il desiderio collettivo si concentra ed ingentilisce in una specie di epigramma ed il progetto più ampio può crescere in un vaso, a gocce di benevolenza, diventando magari un alberello nano, dove però c’è tutto l’umanamente possibile.
Eugenio Battisti




La vita è una cuccagna

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

La vita è una cuccagna
Poter guardare, toccare, bere, mangiare… tutto e tutti. Ho sempre guardato alla vita come a un grande albero della cuccagna: i frutti, i doni e le cose belle erano tante e sembravano a portata di mano!
Sono salito a fatica più volte lungo il palo cosparso di pece, spesso sono scivolato giù, ma qualche volta ho afferrato qualcosa: un po’ di musica, un po’ di pittura, un po’ di architettura, cinema e design… e qualche bacio.
Cose che però non sono riuscito a trattenere tra le mani.
Le uniche che conservo sono una penna e un calamaio di china nera.
Ugo La Pietra 1938/2003




Ridesign

in punta di penna è una raccolta di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta a oggi. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio e rappresentano una ulteriore testimonianza di come lo sguardo dell’autore abbia da sempre indagato l’universo umano per il tramite della sua mano sapiente e della sua indomita vena irrisoria.
Riccardo Zelatore

Ugo La Pietra
Artista, architetto e designer, si è sempre dichiarato “ricercatore” nelle
arti visive e nella comunicazione.
La sua attività è nota attraverso mostre, la direzione di diverse testate,
la didattica negli Istituti d’Arte e nelle Università.
www.ugolapietra.com

Ridesign
Il design visto da un autore che ha fatto del rinnovamento della tradizione attraverso il progetto una costante della sua ricerca espressiva. Questi tratti sono un contributo ironico e dissacrante per coloro che si prendono troppo sul serio, che assecondano i virtuosismi, con ricercatezze che sfiorano l’eccesso, alla ricerca di un successo che in effetti non manca, anche a costo di qualche perdita d’identità. Poter sorridere di qualcosa o di qualcuno è stata e rimane una pratica salutare per qualsiasi disciplina. Ridesign è la redazione di immagini pensate e disegnate da Ugo La Pietra dall’inizio degli anni Settanta ad oggi con qualche citazione relativa ad alcuni oggetti dell’autore, come la “posata interdisciplinare” o la “brocca culona”. La vena irrisoria ha accompagnato spesso il suo percorso intorno all’area dell’oggetto “realizzato ad arte”, riproponendo all’attenzione del mondo del design e dell’arte un rinnovato processo di avvicinamento tra cultura del progetto e le risorse del territorio. Tra gusto e misura, tra ironia e paradosso, tra significato e valore del modello archetipo, Ridesign invita tutti a guardare in maniera meno seriosa la crescita del mestiere del designer, professionista sognatore e intellettuale, capace di negare l’esistente per procedere oltre, di anteporre la ricerca tecnologica, formale e funzionale ai desideri del mercato. Per Ugo La Pietra, Ridesign è una testimonianza in più di come, da buon ricercatore, ha saputo conservare, in quarant’anni di attività, un certo grado di astrazione, evitando un atteggiamento eccessivamente coinvolto nella professione.
Riccardo Zelatore




Minoli
Un itinerario tra arte e scienza

L’esposizione  che la pinacoteca civica  di Como in collaborazione con la fondazione Casaperlarte di Cantù dedica a Minoli a ricordo dei dieci anni della sua morte (2004) vuole riproporre in una sintesi agile, ma esaustiva, il complesso itinerario di una ricerca lucida e coerente, caratterizzata, nel corso di tre decenni, da una profonda riflessione teorica e da una altrettanto sofisticata traduzione delle “idee” in una felice oggettivazione pratica: le une e l’altra toccando motivi nevralgici della ricerca figurale di fine novecento.
[..] La consonanza, la stima e la profonda amicizia con personalità “eretiche” quali Munari e Veronesi e forse ancor di più la simpatetica ammirazione per Melotti e Fontana (sentimento documentato da una famelica mania collezionistica delle loro creazioni, come pure dalla valorizzazione della loro attività a Cantù) considerati quasi maestri ideali,  mallevadori di libertà poetica, sciolgono e stimolano la fantasia di Minoli verso audacie non convenzionali. L’indifferenza di tali personaggi nei confronti delle tecniche e dei generi scolastici (si pensi ai fili-disegni di Melotti e alle sculture pieghevoli di Munari) e con il rifiuto da parte loro ad evitare mescolanza dei materiali come tramiti operativi, portano ovviamente alla contaminazione dei linguaggi (pittura-scultura, ma anche design-architettura); ed inoltre la messa a disposizione  dalle nuove tecnologie di materiali più resistenti e insieme più elastici (come le resine e l’acciaio corten) stimolano l’artista, come un neofita o un esploratore, ad andare oltre le limitazioni o le remore tradizionali per quanto riguarda le caratteristiche inventive, formali o dimensionali che siano. In concreto nel giro veloce di pochi lustri a partire dal 1990 Minoli progetta e colloca in spazi diversi sette dinamiche articolazioni spazio volumetriche […]

Carlo Pirovano

Per noi che vedevamo Minoli come un maestro, sorprendeva il suo attaccamento al lavoro, era instancabile, per lui il lavoro aveva una forte connotazione culturale, rappresentava l’essenza della qualità della vita. Concezione, questa, che svelava una particolare forza morale e che assumeva una dimensione maieutica per i tanti giovani che nel tempo hanno frequentato il suo studio, trovando in questo infinite occasioni di arricchimento negli incontri con intellettuali, artisti, architetti, designer, che Minoli coinvolgeva nelle sue molteplici attività. Va ricordato che le ricerche e le sperimentazioni di Minoli, in quello che potremmo definire l’ambito della produzione estetica, andavano ben al di là della sua più conosciuta attività artistica, per inoltrarsi nella grafica d’arte, nel grafic-design, nella progettazione di allestimenti e di prodotti industriali e, soprattutto, nell’applicazione del colore a diverse scale, dalla dimensione urbana a quella dell’oggetto.

Giuseppe Furlanis

Paolo Minoli nasce nel 1942 a Cantù (Como). Frequenta, in giovanissima età, la casa del pittore Enrico Sottili e, da studente, lo studio dello scultore Gaetano Negri. Si diploma “Maestro d’arte” nel 1961 all’Istituto Statale d’Arte di Cantù, dove insegna dal 1964 al 1978. Partecipa nel 1968 alla rassegna nazionale per giovani pittori del premio “San Fedele” di Milano. Nel 1969 è presente alla mostra “Campo urbano. Interventi estetici nella dimensione urbana”, organizzata a Como, con un intervento collettivo sul tema “Colore segnale”. Dal 1977 al 1978 fa parte del gruppo di ricerca “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi.
Dal 1979, all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano è docente del corso speciale di “Cromatologia” e collabora, in qualità di consulente, con aziende per l’applicazione di soluzioni cromatiche nella produzione industriale. È stato direttore artistico della collana d’arte pubblicata dalle edizioni “RS” di Como (1975-1986) e, dal 1986 al 1989, del laboratorio serigrafico “On Color” di Cantù, in collaborazione con diversi artisti, fra i quali Mario Radice, Carla Badiali, Aldo Galli, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Max Huber, Piero Dorazio e Mario Nigro.
Nel 1980 pubblica per l’editore Corraini di Mantova due libri d’artista, in venti esemplari, composti ciascuno da 13 tavole stampate in serigrafia personalmente presso il centro “RS” di Como: le sequenze serigrafiche, Cadenza e Relazione, sono accompagnate da poesie di Alberto Veca. Nel medesimo anno è pubblicato, per le edizioni “Lorenzelli” di Bergamo, “Interazione 1970-1980”, con testi di Luciano Caramel e Alberto Veca: il volume è composto da 29 tavole serigrafiche e 4 fustellate intercalate da una poesia di Alberto Veca, “Cinque tesi sulla ragione difficile”.
Nel 1982 è invitato alla “XL Biennale Internazionale d’arte” di Venezia, settore “Arti visive”. Nel 1986 è presente alla “XLII Biennale internazionale d’arte” di Venezia con l’opera Sequenza A/D del 1977 per il settore “Colore”, nell’ambito della rassegna Arte e Scienza.
Nel 1990 è pubblicata in Germania dalle edizioni “Aras” di Saulgau, la monografia “Paolo Minoli (opere dal 1966 al 1989)”, con testi di Matthias Bärmann e Luciano Caramel. Realizza per la “Plaz” a Saulgau, nel 1992, una scultura d’acciaio di 8 metri d’altezza intitolata Nelle ali del vento; nel 1994 è collocata presso il parco del Museum Bertholdsburg a Schieusingen la scultura in acciaio di 7 metri di altezza Nelle ali del canto. Nel 1997, a cura di Carlo Pirovano, è pubblicato per le edizioni Electa di Milano il catalogo “Paolo Minoli, dipinti e sculture (opere dal 1994 al 1997)”.
Nel 1997 è collocata, sul lato nord della rocca dei Musei civici di Riva del Garda, la scultura Ballerina in acciaio di 9 metri di altezza e 5×2 di base. Nel 1998 è presente alla mostra “Arte Italiana. Ultimi quarant’anni. Pittura aniconica” alla Galleria d’arte moderna di Bologna. Nel 1999 è invitato alla “XIII Quadriennale d’arte” di Roma Proiezioni 2000. Lo spazio delle arti visive nella civiltà multimediale e nello stesso anno è installata, permanentemente, nel “Parco della scultura” di Viadana la scultura Storie di Scena del 1995, un dittico d’acciaio corten di 4 metri d’altezza per 5 di larghezza e 2 di base. A cura di Elena Pontiggia, nell’ottobre del 2000, è pubblicato per le edizioni “Rex” il catalogo “Paolo Minoli. Il lento dardo della bellezza”.
Nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbanistica per la Piazza Volta a Como, nel 2001, è collocata, nel centro della fontana progettata dall’architetto Mario Di Salvo, una scultura, Stele, in acciaio di 4,40 metri d’altezza. A cura di Alberto Veca, nell’ottobre del 2004, in occasione della mostra alla galleria Lagorio Arte Contemporanea di Brescia, è pubblicata dall’editore Mazzotta la monografia “Paolo Minoli. Opere 1974-2003”.
Per iniziativa di Paolo Minoli, scomparso il 20 dicembre 2004, è stata costituita Casaperlarte – fondazione paolo minoli con sede a Cantù, finalizzata alla promozione dell’arte contemporanea nelle sue diverse espressioni.
Il 23 dicembre 2004, pochi giorni dopo la sua scomparsa, fu inaugurata a Cantù Asteria… tra le pieghe del vento e la porta delle stelle, una scultura monumentale in acciaio corten alta 530 cm, collocata all’ingresso della città sul Rondò Bersagliere.




Autoscatto

Questo libro raccoglie i testi che io stesso ho pubblicato nella rubrica Critico ergo sum affidatami on line su www.neuramagazine.com dal giugno 2013.
Me lo aveva proposto Sonia Cosco, conosciuta poco tempo prima e oggi cara amica. E’ anche un po’ colpa sua se, per sedare momentaneamente la mia indomita vanità, ho deciso di migrare dal virtuale al cartaceo pubblicando integralmente e con fedeltà cronologica questi articoli, che sono nati con cadenza quindicinale e a tutt’oggi escono una volta al mese.
Non so spiegare con grande esattezza del perché di questa scelta. Non perché li possano leggere più persone. Una ragione di fondo è che mi piacciono i libri. Proprio il libro nella sua essenza di oggetto e la carta come materiale e supporto. L’idea di conservare qui i miei pensieri mi è parsa più solida di un hard disk o di un cloud storage. C’è anche un’altra ragione. Sfogliando queste pagine chiunque riesce a farsi un’idea del mio modo di osservare e vivere l’arte.
Mi è sembrata una buona occasione per sintetizzare il mio punto di vista.
Buona lettura.
Riccardo Zelatore

ANTIDOTI è una collana di saggi, considerazioni, prospettive che in un periodo di continua trasformazione del mondo dell’arte si propone come momento di riflessione e di approfondimento utile a conservare, nell’auspicio degli autori, la necessaria autonomia critica rispetto al conformismo imperante.
Dai grandi temi ai più curiosi e marginali aspetti del fare, promuovere e vivere l’arte, Antidoti si pone come osservatorio sui valori contemporanei, come luogo mentale laterale, sensibile alle distrazioni e alle facili dimenticanze che la globalizzazione non ha risparmiato.
Emerge l’amore per un’arte che non conosce il tempo e si offre come accompagnamento quotidiano, come stimolo intelligente, indispensabile a mantenere aperti gli orizzonti sul futuro.

Riccardo Zelatore è nato a Genova nel 1964. Laureato in ingegneria elettronica, dal 1994 vive a Savona. Appassionato collezionista e studioso di ceramiche artistiche e artigianali, antiche e moderne, è autore di alcune pubblicazioni sull’argomento. Curatore di mostre, organizza esposizioni in gallerie e pubbliche istituzioni in Italia e all’estero. Scrive d’arte pubblicando cataloghi tematici e monografie. Dal 2004 supervisiona i programmi espositivi di Balestrini centro cultura arte contemporanea. Dal 2007 al 2010 è stato direttore artistico di Annotazioni d’arte, Milano. Dal 2007 ha coordinato il programma mostre di Terre d’Arte in Torino. Dal 2011 al 2014 ha ricoperto l’incarico di Direttore della Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea, Milano e Chiavari. Dal 2012 è coordinatore generale dell’Associazione Culturale Attilio ANTIBO. Dal 2014 è membro del CdA della Fondazione Bozzano Giorgis in Varazze e di CASAPERLARTE Fondazione Paolo Minoli in Cantù.




Habitat

La pittura di Marco Grimaldi non mostra, ma si mostra.
E’ una pittura per la mente fatta esclusivamente con la mano. Nessun artificio tecnico o meccanico, solo pittura, tela e colore, steso con infinite velature. Nessun effetto di materia, quasi solo puro colore. E un’attenzione ossessiva alle modulazioni tonali, alle ricerche cromatiche più efficaci, a creare situazioni luminose capaci di suscitare sensazioni. La pittura di Marco Grimaldi è leggera, eterea. E’ retinica e per la mente. Introdotto dal saggio di Marcello Carriero, il volume riunisce su idea di Riccardo Zelatore e progetto grafico di Luciano Passoni, oltre trenta dipinti appartenenti ai cicli pittorici Habitat e Armadio, che documentano alcune delle più recenti evoluzioni della ricerca espressiva di Marco Grimaldi.
Seguono gli apparati biografici e una selezione di immagini delle più recenti esposizioni.

 

Marco Grimaldi nasce a Udine nel 1967, si diploma al Liceo artistico di Bergamo nel 1985 e all’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano nel 1989. La sua prima mostra si tiene al Centro Culturale S.Fedele di Milano nel 1993. Da allora si susseguono numerose collaborazioni e mostre in gallerie e spazi pubblici, tra le quali: Cavenaghi Arte Milano, Galerie Alter Markt Halle (Saale), Civica Galleria di Arte Moderna Città di Seriate (Bg), Galleria Torbandena Trieste, Galleria Morone Milano, Galleria ISARTE Milano. Numerose le partecipazioni a premi e rassegne collettive che hanno portato Grimaldi a inserire le proprie opere all’interno di collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Si ricordano: Galerie ARAS Ravensburg, Fondazione Cjua Blad, Casa per L’Arte Fondazione Paolo Minoli Cantù (CO), Museo Parisi Valle Maccagno (VA), B.A.C.O  Palazzo della Misericordia Bergamo, Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea Chiavari. Recente l’acquisizione di alcune opere da parte della Fondazione VAF per il MART di Trento e Rovereto. Dal 2011 collabora con la Nuova Galleria Morone di Milano.




Le rotte della pittura
Sessant’anni di astrazione italiana dalla Collezione Garau

Le rotte della Pittura è un viaggio in oltre sessant’anni di arte italiana, visti attraverso la collezione di un autentico appassionato. Nel tempo, con fatica e con perizia, Sergio Garau è riuscito a raccogliere tutti i Maestri dell’astrazione pittorica italiana del dopoguerra. Dall’Informale alla Pittura Analitica, fino alle ultime generazioni, un appassionante ed esaustivo tragitto in sei decenni di capolavori.

 

Alberto Rigoni è curatore e storico dell’arte contemporanea, ed esperto di comunicazione e cinema. Ha curato mostre in Italia e all’estero, in particolare sulla pittura astratta, e collabora con festival ed eventi internazionali.

 

Sergio Garau, fondatore della Collezione Garau di Roma, è collezionista ed esperto di arte contemporanea italiana. E’ stato ammiraglio della Marina Militare e ha maturato la sua passione per la pittura analitica durante i suoi lunghi viaggi in mare.




Punti di fuga, altri paesaggi

Catalogo della mostra personale di Nancy Goldring presso la Galleria Martini & Ronchetti – Genova (4 ottobre – 15 novembre 2012) con testi dell’artista e di Paolo Barbaro, Michael Taussig, Carlo Vannicola e la riproduzione delle opere esposte, tre serie di lavori realizzati da Nancy Goldring in luoghi diversi: Place Without Description (Luogo Senza Descrizione), 2007/2008, realizzato nella Cina Occidentale, Urban Amnesia (Amnesia Urbana), 2008/2009, realizzato a New York City e Via dei Solitari, 2011, realizzato in Toscana nel paese medievale di Sarteano.

 

Il lavoro di Nancy Goldring è frutto di oltre trent’anni di coerente ricerca su architettura e paesaggio. L’artista è membro fondatore, nel 1969, dello storico gruppoSite di New York City, organizzazione multidisciplinare di architettura e arti per l’ambiente, il cui scopo è di integrare spazi pubblici e architetture con l’ambiente circostante, al fine di rispondere a esigenze sociali, culturali ed ecologiche della comunità e dell’individuo. In quest’ambito, a partire dai primi interventi di Public Art(1972-1974), l’artista opera un’elaborazione molto articolata che parte dall’analisi di un luogo attraverso il disegno, la fotografia, e successivamente la proiezione e la sovrapposizione di diverse immagini, fino alla realizzazione finale. Nancy Goldring ha studiato Storia dell’Arte allo Smith College a Northampton, Massachusetts, ha ottenuto due borse di studio Fulbright, la prima per recarsi a Firenze e scrivere sull’origine del disegno nel gotico internazionale e la seconda per lavorare in India e in Sri Lanka a un progetto di studio sul rapporto tra l’architettura e la scultura buddista. Ha insegnato in diverse scuole e Università. Insegna tuttora alla Montclair State University, New Jersey, ed è consulente per The School of Visual Arts e la Columbia University, NYC. Vive e lavora a New York.